Qualche mese fa, fu Il Barbiere di Siviglia a immergere il Lac e i suoi spettatore nel magico scenario dell’opera lirica. Nella settimana a cavallo tra primavera ed estate sarà invece La traviata di Giuseppe Verdi, presentata in quattro repliche con la regia di Henning Brockhaus è diretta dal maestro Markus Poschner. Davanti a lui l’Orchestra della Svizzera Italiana, il coro della Radiotelevisione Svizzera e un cast di interpreti d’eccezione, come Olga Peretyatko, Airam Hernández e Giovanni Meoni.
La scelta è quella di un allestimento scenografico ricco, in cui i costumi di Giancarlo Colis la fanno da padroni. Qui con le coreografie di Valentina Escobar, l’opera di Giuseppe Verdi conclude la stagione iniziata con quella rossiniana. Una chiosa scelta non a caso, visto che lo stesso maestro Poschner dice di lei “La Traviata è l’opera più toccante ed emozionante della storia della musica, mettere in scena a Lugano questo capolavoro, con un cast di livello mondiale, sarà un’esperienza indimenticabile e unica. Troveremo un nostro modo nuovo di far vivere la modernità di questa musica”.
La Traviata, oltre a essere una delle opere più rappresentate nella storia della lirica mondiale, è anche una delle più di battute. In particolare, protagonista dei motti emotivi e umani che imperniano la scena è la divergenza tra la natura intima di Violetta, un’emotività delicata e fragile, e la sua immagine pubblica. In questa messa in scena si è scelto di usare l’espediente del compianto maestro della scenografia Josef Svoboda: uno specchio gigante, che portando a livello macro il quotidiano e l’umano, ne esalta e contemporaneamente ne rende mostruose le caratteristiche. Inoltre, questo riflesso aumenta esponenzialmente la presenza del pubblico in scena, trasportandolo di fatto fra le emozioni dei personaggi e in particolare fra le dolorose vicende di Violetta e Alfredo.
A riguardo Brockhaus ha dichiarato “L’unico impianto fisso è un enorme specchio davanti al muro che da un lato limita e concentra l’azione su un punto focale, dall’altro funziona come rispecchiamento e straniamento della verità di un dramma che è tale in quanto riflette per l’ennesima volta il sacrificio di una creatura, come esito tragico del voyeurismo erotico maschile. La metodologia registica e dichiaratamente epica, secondo il modello brechtiano: davanti al pubblico viene raccontata una storia materialmente costruita in tempo reale, con figuranti e coristi che entrano in azione portando con sé ciò che serve e dimostrando apertamente la scena”.
Lo specchio come sfondamento totale della quarta parete, come invasione del pubblico, con la sua emozione, il suo senso tragico, all’interno della scena. Seduti in platea, ci sentiamo coinvolti, a tratti persino invadenti, e non riusciamo a staccare gli occhi, a prendere una pausa della sospensione di incredulità. Siamo lì, sempre lì, per tutta la durata dell’opera, completamente immersi nella musica e nella narrazione. Ci vuole un profondo respiro, dopo l’ultima nota, per tornare a galla, guardarsi intorno e abbandonare, forse solo in parte, il dramma di Violetta.