Il classico, Rocky Horror Show, di Richard O’Brien arriva al LAC martedì 17 per quasi una settimana, fino a domenica 22 dicembre. Classico sì, ma in una produzione internazionale tutta nuova, per la regia di Broadway Sam Buntrock, che ha lavorato sotto la supervisione diretta del creatore.
Il Rocky Horror Show debutta nel 1973 in un piccolo teatro di Londra, e diventa velocemente un fenomeno culturale di portata globale, un inno rock alla libertà; la sua trasposizione sullo schermo – che ha lanciato la straordinaria carriera di Susan Sarandon – è un cult che da più di 50 anni continua a essere programmato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, con eventi dedicati, anniversari, fieri… tanto da divenire una delle pellicole più proiettate della storia.
La nuova prodizione di Rocky Horror Show al LAC
Sono già un milione i fan che hanno assistito alla nuova produzione che ora viene presentata al LAC, diretta da Sam Buntrock, regista di fama internazionale che ha lavorato sotto la supervisione diretta del creatore Richard O’Brien, ha garanzia che, sì la trasposizione è tutta nuova, ma i temi fondamentali e il messaggio originale sono inalterati. Il regista inglese in particolare si è ispirato in modo ancora più coerente alla versione cinematografica, sottolineando l’aspetto emotivo della storia di Frank-N-Furter e della sua bellissima creatura Rocky.
Nessun altro musical nella storia del teatro è stato così euforicamente celebrato e vissuto dal pubblico, esercitando una notevole influenza sul mondo degli show, della musica rock, del teatro. Il suo messaggio di emancipazione è ancora attuale: in un mondo dominato dall’intolleranza, Rocky Horror Show ribadisce che è possibile essere diversi. Don’t dream it, Be it!, canta Frank N-Furter ricordando a tutti i presenti quanto sia importante essere originali, unici, e quanto sia essenziale esprimersi liberamente.
La colonna sonora – ricca di brani cult la cui fama è ormai leggenda, come Sweet Transvestite, Damn it Janet – è uno dei motivi principali del successo senza tempo di questo musical: composta da Richard O’Brien, contiene elementi di glam-rock e di musica elettronica; a Lugano sarà eseguita da una rock band di quattro elementi – chitarra, sassofono, basso, batteria – diretti da Dan Tomkinson, mentre il ruolo del narratore sarà affidato a Igor Horvat.
Rocky Horror Picture Show
The Rocky Horror Picture Show è un’esplosione di generi e riferimenti, un musical che mescola fantascienza, b-movie e cultura pop in un trionfo di eccessi. Con uno stile dissacrante, riflette lo spirito ribelle delle generazioni post-sessantottine, affrontando temi come l’identità sessuale e la libertà di espressione con ironia e audacia. Il film è un tributo alla “Golden Age” del cinema, rivisitata in chiave kitsch e barocca, dove ogni singolo atomo è volutamente portato all’eccesso e all’esasperazione.
Le citazioni sono un elemento chiave: il castello gotico ricorda le dimore dei classici vampiri, mentre i rimandi a Frankenstein sono evidenti nel dottor Frank N. Furter e nella sua “creatura”. Magenta, con i suoi capelli acconciati, evoca Elsa Lanchester in La moglie di Frankenstein (1935), mentre il dottor Scott, con il suo arto incontrollabile e le imprecazioni in tedesco, richiama il dottor Stranamore di Kubrick.
Ma il gioco di rimandi non si ferma al cinema: le arti visive sono onnipresenti, dal David di Michelangelo alla Venere di Milo con una candela sulla testa, fino alla Creazione di Adamo ridicolizzata sul bordo della piscina. Persino American Gothic di Grant Wood compare in versione “vivente” nella scena del matrimonio.
Al centro di tutto c’è Frank N. Furter, scienziato pazzo e irresistibile seduttore, simbolo di trasgressione e libertà. Interpretato da Tim Curry nel film, con la sua fisicità e carisma unici, e da Bob Simon a teatro, celebre per la voce magnetica e il fascino provocatorio, Frank è diventato un’icona immortale.