Artisti provenienti da parti lontane del mondo, un programma vario e diversificato, grandi classici e idee originali e innovative: tutto questo e molto altro ancora è racchiuso nelle coreografie che tra dicembre e maggio si succederanno nella Sala Teatro del LAC.
Si comincia con il bailaor madrileno Sergio Bernal, considerato il re del flamenco e già primo ballerino del Balletto Nazionale di Spagna, protagonista di Una noche con Sergio Bernal, uno spettacolo affascinante che porta in scena il calore rovente del sole spagnolo, nonché il suo fulgore. Ispirato alla cultura gitana, lo spettacolo presenta vertiginosi assoli e raffinati pas de deux e pas de trois: oltre alle coreografie originali interpretate da Sergio Bernal, come El ultimo encuentro (sulle note di Hable con ella di Alberto Iglesias) e l’assolo El Cisne (sulle celebri note de La Morte del Cigno di Camille Saint-Saëns), entrambe di Ricardo Cue, ci sarà anche un’inedita versione del Boléro di Maurice Ravel, coreografata da Bernal stesso. Tra i ballerini della sua generazione più influenti sulla scena internazionale, Sergio Bernal è conosciuto e amato in tutto il mondo. Il suo stile unisce il vigore della danza tradizionale spagnola, che ricerca il contatto con la terra, e la raffinatezza estetica del balletto classico. Il suo carisma è talmente intenso che, quando appare nella penombra la sua silhouette, esile e possente, il pubblico è già completamente ipnotizzato. Riprendendo le parole del coreografo Ricardo Cue, che firma alcune delle sue coreografie di maggior impatto, Sergio Bernal è “la forza e la bellezza”.
A seguire, la pluripremiata Compagnie Linga – fondata nel 1992 da Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo, incontratisi al Béjart Ballet Lausanne – arriva per la prima volta al LAC con un lavoro il cui titolo, Semâ, si rifà alla danza vorticosa dei dervisci rotanti. Terza tappa di un percorso che esplora le leggi che regolano il movimento di gruppo e la coscienza collettiva dei gesti nello spazio, Semâ è una creazione che unisce musica dal vivo e coreografia per formazioni organiche, flessibili e fluide. Dopo Flow (Premio svizzero di danza 2019) e Cosmos (2021), Katarzyna Gdaniec e Marco Cantalupo proseguono la loro collaborazione con il compositore Mathias Delplanque, qui accompagnato dal percussionista Philippe Foch, musicista versatile e “attraversatore di territori” della musica tradizionale, improvvisata ed elettroacustica.
Nato per celebrare i trent’anni di Spellbound Contemporary Ballet, Recollection of a falling è invece un programma in due parti con le creazioni di Jacopo Godani, tra i nomi di eccellenza italiana nel mondo, e Mauro Astolfi, direttore artistico della compagnia nonché coreografo capace di coniugare con grande maestria poesia e precisione. La serata si apre con Forma Mentis, esperienza coreografica in cui Jacopo Godani utilizza l’arte della “danza intelligente” come strumento di realizzazione e come mezzo di comunicazione diretta con le nuove generazioni. Ogni passo, ogni movimento è un’opportunità per esprimere idee e visioni, creando un dialogo dinamico tra giovani danzatori straordinari, il pubblico e le generazioni future. Il programma si chiude con Daughters and Angels, lavoro ispirato dalla lettura di Knowledge and Powers di Isabel Pérez Molina, testo che incrocia un interesse di Mauro Astolfi, coltivato fin da adolescente, rispetto all’immaginario legato alle “streghe”. In scena, una grande seta nera rappresenta il confine immaginario di un luogo dove riunirsi di notte, per nascondersi e decidere come sopravvivere all’ignoranza legittimata: il nero come blocco, opposizione, protesta al potere, al controllo, al mistero; ma anche luogo di sicurezza, riservatezza e misteriosa inaccessibilità.
Tra i massimi esponenti del mondo coreografico, il Béjart Ballet Lausanne torna al LAC con un programma composto da tre strepitosi balletti: il celebre Boléro di Maurice Béjart, su musica di Ravel, Bye bye baby blackbird del coreografo olandese Joost Vrouenraets, sulle note di Johnny Cash, e Béjart et nous, medley del repertorio danzato (e musicale) del fondatore della compagnia, in omaggio alla sua arte coreografica. Dalla sua creazione nel 1987, il Béjart Ballet Lausanne è un punto di riferimento nel mondo della danza. Dalla scomparsa di Maurice Béjart nel 2007, la compagnia preserva la sua eccellenza artistica esibendosi nei maggiori teatri internazionali, tra cui la NHK Hall di Tokyo, il Kremlin State Palace di Mosca, l’Odeo di Erode Attico di Atene, e ricevendo un’accoglienza trionfale. Dal 2024, Julien Favreau è il direttore artistico del Béjart Ballet Lausanne. L’opera di Maurice Béjart è al cuore del repertorio della compagnia, con coreografie emblematiche come Boléro – originale reinterpretazione dell’opera di Ravel – e altre che il Béjart Ballet Lausanne fa scoprire al pubblico di oggi.
La coreografa e danzatrice franco-svizzera Marie-Caroline Hominal incontra il fratello artista visivo David Hominal in un autoritratto a quattro mani – una scintilla nel loro rapporto fraterno che sfugge deliziosamente a qualsiasi categoria o aspettativa. Hominal / Hominal è il terzo capitolo di un trittico in cui Marie-Caroline Hominal invita degli artisti a collaborare con lei, ciascuno nella propria disciplina. In questo caso, la co-creazione è firmata dal fratello David Hominal che, oltre alla pittura seriale, si dedica alla scultura, al disegno, al video, al collage, alla stampa, alla performance e all’installazione. Marie-Caroline Hominal danza come suo fratello dipinge, con una potenza fragile che permette loro di confrontarsi con i propri modelli. La narrazione si tinge di una vicinanza familiare: vediamo il cinema, la moda, i sussulti sensibili, la noia banale; pensiamo di poter leggere l’adolescenza, modelli senza tempo, flash esuberanti, risate. Il corpo viene deformato dagli effetti delle luci stroboscopiche, diventando una silhouette o un peso insormontabile.
La compagnia di danza Sasha Waltz & Guests, fondata da Sasha Waltz e Jochen Sandig nel 1993 a Berlino, arriva per la prima volta al LAC presentando Beethoven 7, lavoro dal forte impatto visivo, di grande forza scenografica e d’intensità emotiva, costruito sulle note della celeberrima Settima Sinfonia del grande compositore tedesco. Considerata l’erede per eccellenza di Pina Bausch, la coreografa tedesca Sasha Waltz si distingue per la capacità di indagare le pieghe più nascoste dell’animo umano, la sua meravigliosa vulnerabilità e fragile bellezza, e per la capacità di tradurre questa indagine esistenziale in teatro-danza, ponendoci di fronte a questioni e temi universali.
Con Beethoven 7, Waltz prosegue la sua ricerca sulla relazione tra danza e musica: quattordici danzatori della sua compagnia si confrontano con la Sinfonia no. 7 in La maggiore Op. 92 di Ludwig van Beethoven e con le sonorità elettroniche di Freiheit/Extasis, nuovo lavoro appositamente commissionato al compositore cileno Diego Noguera come risposta ai temi e alle domande poste da questo monumento della cultura musicale mondiale.
Infine, torna al LAC il coreografo franco-algerino Hervé Koubi con la sua omonima compagnia che, negli anni, si è guadagnata una fama internazionale combinando danza urbana e contemporanea con immagini potenti, nel segno della sperimentazione. Sol Invictus ovvero come prendersi gioco della morte danzando: lo spettacolo celebra, attraverso la danza, l’energia vitale che dobbiamo trovare dentro di noi per affrontare le nostre paure e noi stessi. Mentre l’esplorazione della memoria personale e delle sue radici algerine era servita come base della “Trilogia del Mediterraneo”, in questo suo ultimo lavoro Koubi affronta temi più universali. Koubi afferma che l’ispirazione di questa coreografia è radicata nella sua fascinazione per il cosmo e per tutte le forme di vita. Ancora una volta, Koubi dimostra la sua capacità di mettere insieme un gruppo di danzatori di eccezionale talento, provenienti da tutti i background e angoli della terra, creando un insieme eterogeneo per stile e abilità, ma con la capacità di trovare l’unione nella diversità. Questo mix eclettico include hip hoppers, street dancers, ma anche ballerini che hanno sviluppato la propria formazione e pratica in luoghi estremi come l’Amazzonia e la Siberia.
Il programma degli spettacoli di danza (dal 15 dicembre al 15 maggio 2025)
Una noche con Sergio Bernal
15 dicembre 2024, ore 18.00
Semâ
11 gennaio 2025, ore 20:30
Recollection of a falling
Forma Mentis / Daughters and Angels
17 gennaio 2025, ore 20.30
Bye bye baby blackbird / Béjart et nous / Boléro
1 febbraio 2025, ore 19.00
Hominal/Hominal
18 marzo 2025, ore 20:30
Beethoven 7
13 aprile 2025, ore 18.00
Sol Invictus
11 maggio 2025, ore 18:00