Monika Wirth, nella sua veste di direttore generale della Fondazione Sophie e Karl Binding, cosa la affascina del suo lavoro?
«Il mio lavoro rappresenta senz’altro un privilegio, ma anche una grande responsabilità, e comporta l’assegnare i fondi a nostra disposizione, previsti dal nostro statuto, a progetti significativi ed efficaci che riguardano organizzazioni caritatevoli, oppure svilupparli assieme a loro. È un’attività assai creativa. Nonostante il nostro sia un ufficio di piccole dimensioni, l’area di responsabilità è molto ampia. Spaziamo dai colloqui con i richiedenti, alle visite, ai progetti, al lavoro strategico, al dialogo con altre fondazioni, al lavoro in associazione di categoria (SwissFoundations), fino alla comunicazione e alle questioni di investimento. Amo molto questo aspetto versatile».
Chi erano Sophie e Karl Binding? Può raccontarci la loro storia?
«Sophie von Opel-Hübscher (1902-1989) era originaria di Francoforte sul Meno e sposata in prime nozze con Hans von Opel, nipote del fondatore della Opel Autowerke, che viveva a Liestal/BL dopo la vendita, nel 1929, dell’azienda alla General Motors. Alla sua prematura scomparsa, lasciò alla moglie una fortuna che avrebbe poi costituito la base della Fondazione Sophie e Karl Binding. Nel 1951, infatti, Sophie sposò Karl Binding (1911-1994), anch’egli nato a Francoforte sul Meno e proveniente dall’omonima famiglia di produttori di birra».
Quando e perché decisero di istituire la fondazione a Basilea?
«Intorno al 1962, Sophie e Karl Binding discussero con alcuni amici dell’idea di istituire una fondazione filantropica, e l’atto di fondazione fu firmato a Basilea il 2 maggio 1963. Secondo persone vicine alla coppia, probabilmente i due volevano restituire qualcosa alla Svizzera per quanto dovevano al Paese».
Qual è lo scopo della fondazione?
«Lo scopo della fondazione è di creare progetti di “ogni tipo” per la protezione della natura, il sostegno a istituzioni a orientamento sociale e la promozione della creazione artistica e della diffusione della cultura in vari settori. Lo scopo è formulato in modo piuttosto ampio e aperto, il che ci permette di adattare la nostra strategia di finanziamento alle attuali sfide sociali all’interno di queste linee guida. In sintesi, attualmente siamo attivi in tutta la Svizzera nei settori dell’ambiente (biodiversità), del sociale (integrazione di bambini e giovani e coesione sociale) e della cultura (monumenti e arti)».
Quali cose sono cambiate dagli inizi della fondazione e quali sono i progetti in cui è impegnata oggi?
«Nei primi anni, le donazioni si decidevano durante le riunioni, per lo più con la partecipazione del fondatore, soprattutto nei settori sociale e culturale: per esempio a favore di case per bambini, della Croce Rossa o di progetti teatrali e letterari. A partire dagli anni Settanta, il settore dell’ambiente ha assunto un’importanza crescente, con il sostegno a diversi progetti di tutela ambientale e alle comunità montane. Nel 1998, con la nomina del primo direttore generale a tempo pieno, le attività di erogazione delle sovvenzioni dell’organizzazione sono state sistematizzate ed è stata sviluppata una strategia di finanziamento, che da allora è stata rivista e adattata a intervalli regolari. L’obiettivo è sempre quello di massimizzare l’impatto dei fondi utilizzati in base alla situazione attuale.
Oggi assegniamo contributi per progetti nelle aree sociali, ambientali e culturali, ovvero per la biodiversità, l’integrazione dei bambini e dei giovani, la coesione sociale, i monumenti architettonici e le arti. Tuttavia, instauriamo anche partenariati a lungo termine con organizzazioni che contribuiscono ai nostri obiettivi in modo particolarmente valido, innovativo, sostenibile ed efficace. Abbiamo anche un progetto interamente sviluppato e realizzato da noi: il “Premio Binding per la Biodiversità”, il più grande riconoscimento per l’ambiente in Svizzera, del valore complessivo di 125.000 franchi svizzeri, con il quale sosteniamo progetti esemplari nelle aree urbane. Spero che ne abbiate sentito parlare! Soprattutto coloro che hanno familiarità con la scena ambientalista, avranno ricordato anche il “Premio Binding per la Foresta”, assegnato dalla fondazione fino al 2016. Il nuovo premio è il progetto successivo, adattato alle esigenze attuali».
Ci sono organizzazioni che sostenete finanziariamente indipendentemente dai progetti? Quali sono i vantaggi di questo approccio?
«In realtà, non eroghiamo soltanto contributi per i progetti. Sappiamo che la maggior parte delle organizzazioni di pubblica utilità non sono completamente finanziate dal settore pubblico e dipendono anche dal sostegno delle fondazioni. Perciò instauriamo partenariati a lungo termine con alcune organizzazioni. Questo aumenta la loro sicurezza di pianificazione, li sgrava di una raccolta fondi che richiederebbe molto tempo, e libera risorse umane per altri compiti. Tuttavia, continuiamo a erogare soprattutto contributi per progetti, spesso su base pluriennale, in modo da mantenere la nostra flessibilità e agilità e non vincolare i fondi per troppo tempo».
Quanto conta la psicologia nella sua professione?
«La psicologia, intesa come comprensione dei vissuti, dei pensieri e dei comportamenti umani, è molto importante nella nostra professione, come in tutte le attività in cui le persone interagiscono. Per esempio, teniamo molti colloqui con i candidati per capirne motivazioni e approcci. Tuttavia, in quanto dipendenti di una fondazione, siamo consapevoli della situazione particolare in cui ci troviamo: con le nostre valutazioni prepariamo un’assegnazione o, in molti casi, una bocciatura, e la decisione finale spetta al consiglio di fondazione. Trattiamo i candidati da pari a pari, e siamo disponibili al dialogo personale. Però non possiamo ignorare il fatto che i richiedenti abbiano bisogno di fondi per realizzare il loro progetto e che noi, in linea di principio, li avremmo, ma non sempre possiamo fornirli. Cerchiamo di affrontare questa situazione con chiarezza e correttezza».
Sophie e Karl Binding hanno anche deciso di istituire una fondazione a Vaduz. Qual è il suo compito? Le due fondazioni collaborano tra loro?
«I Binding si trasferirono in Liechtenstein nel 1955, e nel 1986 istituirono una fondazione nel loro nuovo luogo di residenza. La fondazione gemella sostiene progetti in varie aree caritatevoli e benefiche nel Principato del Liechtenstein e nei Paesi limitrofi. All’inizio, alcuni dipendenti erano attivi in entrambe le fondazioni. Inoltre, grazie all’interesse della coppia di fondatori per la natura, questa fondazione assegnava anche un premio, il “Binding Prize for Nature and Environmental Protection”. Qualche anno fa si è quindi valutata la possibilità di lanciare un premio congiunto per l’ambiente. Tuttavia, è emerso che le due fondazioni avevano obiettivi troppo diversi».
Cosa pensa dell’intelligenza artificiale? Quali vantaggi può portare alla filantropia?
«Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, ci troviamo nel bel mezzo di un altro enorme passaggio nello sviluppo dell’informatica, forse paragonabile all’avvento di Internet. Non sono ancora in grado di stimare quali vantaggi potrebbe portare alla filantropia. Sicuramente la tecnologia può essere utilizzata anche nel nostro settore per accelerare i processi, per le ricerche, per il networking e così via. E certamente dobbiamo impegnarci a fondo per sfruttarne le opportunità, per avere voce in capitolo, ma anche per riconoscerne i possibili pericoli».
La sua visione per la filantropia nei prossimi anni?
«La filantropia sta diventando sempre più diversificata, e coinvolge un maggior numero di giovani, persone con disabilità o provenienti da altri contesti culturali in diversi settori. Dove opportuno e valido, consente anche una maggiore partecipazione di persone diverse ai processi decisionali. La digitalizzazione del settore sta progredendo, l’uso dell’intelligenza artificiale è un dato di fatto, ed è gestito in modo professionale e sensato».
Monika Wirth
Monika Wirth ha studiato all’università Tedesco e Scienze sportive a Basilea e Monaco, e Sviluppo comunitario, urbano e regionale a Lucerna. Ha lavorato come insegnante di scuola secondaria e giornalista, prima di passare al settore delle fondazioni e lavorare come project manager alla Fondazione Christoph Merian di Basilea. In seguito ha lavorato alla Fondazione Edith Maryon e, dall’autunno 2018, è direttore generale della Fondazione Sophie e Karl Binding di Basilea. È membro del Consiglio di amministrazione di Stiftungsstadt Basel e co-leader del gruppo di lavoro delle Fondazioni svizzere sulle attività sociali.