La sua vita, Dechen Shak-Dagsay, appare come una storia di decisioni coraggiose: come e quando ha avuto contatto la prima volta con la filantropia?
«L’idea buddista di utilizzare questa nostra breve esistenza nel modo più significativo possibile mi ha affascinato fin dall’infanzia. Accumulare un buon karma sostenendo le persone che hanno bisogno di aiuto è uno dei pilastri della mia esistenza. Ho quindi pensato a come orientarmi fin dall’inizio per poter poi aiutare altre persone in modo sostenibile. Il mio più grande modello è stato ed è tuttora la mia amata madre Yischi La, che insieme a mio padre Dagsay Rinpoche ha sostenuto la ricostruzione del monastero di Chokri, una scuola nel monastero stesso e la costruzione di un nuovo ospedale per i circa 10.000 abitanti della regione.
I miei genitori hanno agito in un momento in cui il leader del partito cinese Deng Xiaoping (1978) spingeva per l’apertura del Tibet. È stato questo fatto che ha reso possibile il rientro nella regione di Chokri. Continuo ad ammirare il coraggio dei miei genitori nell’accettare l’emarginazione della comunità tibetana in esilio, quando aiutavano la gente in Tibet e la loro incrollabile volontà di prestare soccorso al popolo tibetano».
Quale definizione darebbe di filantropia e vede una differenza tra filantropia e generosità?
«Dal mio punto di vista, i filantropi sono persone che, grazie alle risorse economiche personali, colgono l’opportunità di fornire un servizio alla società civile, finanziando progetti di pubblica utilità. È un comportamento meraviglioso e nobile. Durante tutto il corso della storia, splendidi progetti d’arte – e non solo – sono nati e cresciuti in questo modo e ne possiamo godere ancora oggi. Quando i mecenati erano entusiasti del lavoro degli artisti, lo sostenevano con generosità per renderlo accessibile a tutti. Ai miei occhi i mecenati e gli artisti sono come le ali di un uccello: ha bisogno di entrambe per poter volare».
Lei è una musicista di grande successo, ha interpretato i mantra in modo originale e ha registrato diversi CD con Tina Turner e Regula Curti. Come è nato il progetto Beyond?
«Tutto è iniziato con il mio primo album “Dewa Che”, pubblicato nel 1999, e poi, anni dopo, con una telefonata ricevuta dal Monastero di Einsiedeln. Quando ho iniziato a cantare gli antichi mantra tibetani per un pubblico occidentale, circa 20 anni fa, ho pensato che probabilmente sarebbe piaciuto a poche persone. Ma le cose sono andate diversamente. Il mio canto è stato scoperto da Bernardo Bertolucci, che mi ha invitato a Londra per collaborare alla colonna sonora del film Piccolo Buddha. In seguito sono stata sul palco con Isabella Rosselini, per lo spettacolo di Bob Wilson The Days Before e poi ho anche cantato più volte per Sua Santità il Dalai Lama, un onore incredibile.
Nel 2003 ho ricevuto una telefonata dal monastero benedettino di Einsiedeln, che mi chiedeva di tenere, nel monastero, per gli aspiranti monaci, una conferenza sull’effetto dei mantra tibetani. Il suono della mia voce li aveva toccati a tal punto che volevano anche incontrarmi personalmente. È stato così sorprendente per me e allo stesso tempo commovente, che ricordo ancora con affetto quel momento, perché mi sono scese lacrime di gioia sulle guance. Cosa c’è di più bello quando si riescono a superare i muri tra le religioni e ci si ritrova in una preghiera comune e sovraordinata! Beyond è stata una meravigliosa continuazione di questa iniziativa : rendere accessibile al grande pubblico il potere universale dei mantra. La produttrice (e filantropa) Regula Curti mi ha ingaggiato per cantare, in studio, la parte tibetana di Beyond, accanto a Tina Turner Naturalmente è stata un’esperienza molto bella e formativa, perché la grande voce di Tina mi aveva sempre colpito molto.
I momenti musicali per me più significativi sono stati tuttavia i tre successivi album da solista, nei quali ho avuto l’opportunità di cantare i mantra tibetani più importanti e le preghiere della nostra tradizione per la pace in questo mondo. Prodotti e composti da Helge A. van Dyk, hanno attirato l’attenzione di Philip Glass che mi ha invitato alla Carnegie Hall a New York per presentare i mantra degli album Jewel e Day Tomorrow. Con il mio nuovo album emaho siamo attualmente impegnati in un piccolo tour europeo. Tutto questo è descritto in dettaglio nel mio libro pubblicato di recente Mantra, Music e Magic Moments. Oltre alla storia della mia famiglia e della mia carriera musicale,il libro fa luce anche su quanto la mia musica sia percepita come energia promotrice di pace, persino in Cina».
Che cosa rappresentano i mantra che lei canta?
«Ci aiutano a raggiungere la calma interiore, la chiarezza e la forza e a rivolgere lo sguardo verso l’interno di noi stessi. Un mantra è uno scudo, per così dire, per proteggere la nostra mente dalle forze negative interne ed esterne. Un mantra ci ricorda sempre che la nostra più grande realizzazione, il nostro più grande tesoro non si trova nelle cose materiali, nelle situazioni o nelle persone, ma nel riconoscere il grande potenziale di amore incondizionato e di compassione nel nostro cuore».
Parliamo di buddismo: quali aspetti di questa religione sono importanti nella sua vita quotidiana?
«Questi antichi insegnamenti di saggezza possono aiutarci a cambiare positivamente il modo in cui guardiamo ai nostri problemi e quindi a superarli meglio. Nel buddismo troviamo molti approcci per esplorare e analizzare le cause dei problemi e acquisire così saggezza. Una chiara consapevolezza in ogni momento è la chiave della felicità. Allora anche le azioni del nostro corpo, della parola e della mente sono caratterizzate da un atteggiamento positivo. Facciamo meno errori nella vita e prendiamo le decisioni giuste. Questi approcci preziosi possono essere di grande utilità per tutti noi, indipendentemente dal fatto che siamo credenti, persone spirituali o atei».
Qual è il significato della generosità e della benevolenza nel Buddismo?
«Una parte fondamentale del sentiero tracciato dal Buddha è il perfezionamento della mente attraverso le “Sei Perfezioni”: Donare, Etica, Pazienza, Diligenza, Concentrazione e Saggezza. Si tratta di portare a maturazione queste sei qualità della mente. A mio avviso, la generosità e la benevolenza sono una parte importante della prima Perfezione, quella del “dare”. Per ” dare” intendiamo donare amore e affetto, offrire protezione, regalare cose materiali, ecc».
Lei è attualmente impegnata molto attivamente in alcuni progetti umanitari in Tibet. Può dirci qualcosa al riguardo?
«Quando mia madre è venuta a mancare nel 2002, io e le mie due sorelle abbiamo deciso di continuare l’opera della sua vita. È stata una coincidenza che la mia carriera musicale abbia continuato a svilupparsi in questo periodo e che attraverso la mia musica abbia raggiunto molte persone che ci hanno aiutato a portare avanti i nostri progetti in Tibet. Così nel 2010, con i proventi di Beyond, dei miei concerti e di sponsor privati, ho potuto fondare l’associazione “Dewa Che” e utilizzarla per aprire una scuola di cucito e un’officina meccanica per auto nel Tibet orientale. Grazie a questi fondi, siamo riusciti a dare a oltre 370 giovani donne e uomini una professione e una fonte di sostentamento».
In conclusione: In che modo il suo rapporto con il buddismo l’ha influenzata come filantropa?
«È nel DNA di ogni essere umano vivere in armonia con gli altri e con l’ambiente. Nessuno vuole vivere in disarmonia. Ogni persona può seguire la propria chiamata interiore e portare il bene. Mi ritengo molto fortunata che le persone apprezzino l’ascolto della mia musica e la considerino una fonte interculturale e interreligiosa di tranquillità interiore, appagamento, pace e riconciliazione. È un compito appagante: da un lato posso evocare con la mia voce un sentimento di sicurezza e amore nei cuori delle persone qui in Occidente, dall’altro posso aiutare attivamente i tibetani dentro e fuori dal Tibet con i progetti sociali a cui dò vita e che sostengo».