«Un’altra generazione di donne dovrà aspettare per la parità di genere», secondo il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum. «Mentre l’impatto della pandemia Covid-19 continua a farsi sentire, la chiusura del gender gap globale è aumentata di una generazione, da 99,5 anni a 135,6 anni». Se nella classifica del Gender Gap Report 2021 la Svizzera, al decimo posto, occupa una buona posizione, per quanto riguarda le donne con ruoli di leadership siamo ancora indietro, con un ventiseiesimo posto sul totale di 29 nazioni analizzate da The Economist per stilare il Glass Ceiling Index 2021.
Questi risultati non demoralizzano le donne delle associazioni presenti in Ticino, fungono piuttosto da incentivo per evolvere verso una società paritaria attivando circoli virtuosi di sorellanza. Una parola, coniata 50 anni fa da Kate Millet, scrittrice ed attivista femminista, che porta con sé un’idea chiara e forte. Parlando per la prima volta di sisterhhood, quando la parola brotherhood ovvero fratellanza veniva usata già dal 1250, la scrittrice ed attivista femminista desiderava seminare l’intenzione di ottenere un’unione sociale tra donne senza differenze di classe, religione o gruppi etnici. Sin dal principio, il seme della sorellanza, porta con sé una spinta alla coesione sociale inclusiva, declinata al femminile, vista come un vero e proprio patto sociale, etico ed emotivo costruito tra donne. Un patto che spinge a prediligere l’alleanza rispetto alla competizione, la fiducia alla diffidenza, la condivisione all’individualismo. Un aspetto che accomuna le organizzazioni che abbiamo incontrato è il valore del gruppo, della messa in comune di risorse e saperi, con la consapevolezza che è l’unione a rinforzare il cambiamento sociale. Le direttrici delle associazioni che abbiamo incontrato ci insegnano una sorellanza attiva, positiva ed evolutiva. Una solidarietà femminile che porta a confrontarsi, unire le forze e sostenersi lungo il cammino.
«La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è che siamo potenti oltre ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che ci spaventa di più. Ci chiediamo: chi sono io per essere brillante, splendido, talentuoso, favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo?»: sono queste le celebri parole di Marianne Williamson, autrice di bestseller, attivista e candidata alla presidenza negli Stati Uniti nel 2020, che invitano ad essere uomini e donne liberi dalle oppressioni. Non si parla più oggi di lotta ed opposizione tra polo maschile e polo femminile quanto piuttosto di dirigersi verso l’equilibrio, un punto d’incontro paritario, dove sorellanza e fratellanza si possano manifestare e sostenere vicendevolmente nel pieno rispetto reciproco.
Elena Bittante, Presidente di Soroptimist International Lugano
Soroptimist International, la più grande organizzazione femminile al mondo, è nata ad Oakland nel 1921, ben 100 anni fa, e già nel 1930 è stata fondata la prima sede di Ginevra. In Ticino il primo Club è stato fondato a Lugano nel 1977, con il contributo fondamentale di Marie Jeanne Bosia; successivamente sono nati Locarno (1980), Mendrisiotto (1989) e Bellinzona e Valli (1994). Politicamente neutrale e aconfessionale, svolge la sua attività in 125 Paesi con 3000 club (61 in Svizzera) e 80.000 socie (circa 1900 in Svizzera). Tra i suoi obiettivi, il riconoscimento universale dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile e la promozione del ruolo della donna nella società. Soroptimist International promuove il volontariato e vara progetti affinché le donne di tutto il mondo possano realizzare le loro aspirazioni.
Chi fa parte attualmente di Ticino Soroptimist?
«Sono socie di Soroptimist donne attive nella società, perlopiù professioniste ed imprenditrici, ma anche donne che stanno iniziando le loro professione o che continuano a contribuire allo sviluppo sociale dopo la fine carriera».
Cosa l’ha portata al ruolo presidenziale?
«Ogni due anni il Club cambia la Presidente e il Comitato, e così rinnova i punti di vista e i progetti d’intervento. È proprio lo spirito di tenere vivo il Club e contribuire con capacità uniche e diverse agli interventi sociali che mi ha portato ad accettare la Presidenza; l’idea è quella di coltivare un patrimonio di amicizia e di capacità d’intervento, farlo crescere e consegnarlo dopo due anni per una ulteriore fase di crescita».
Qual è stato il suo percorso professionale ?
«Dopo una carriera in McKinsey e in ambito finanziario, oggi sono advisor su temi legati alla sostenibilità, aiutando le aziende a trovare soluzioni di miglioramento dell’impatto climatico e di inclusione sociale, dopo avere individuato le specifiche priorità strategiche. In Ticino ho anche co-fondato una start-up innovativa – TicInsect- che produce farina per animali attraverso l’insetto mosca soldato, in un processo di economia circolare che parte dagli scarti alimentari».
Quale importanza hanno solidarietà e sorellanza nell’affrancare i diritti raggiunti e nel muoversi verso nuovi traguardi?
«La solidarietà tra donne rimane importante, sia per reciproco incoraggiamento, sia per conoscere altre realtà: si riesce ad entrare veramente nel mondo del lavoro e nella società se non si rimane isolate nella propria unica esperienza di vita. È anche molto importante il dialogo intergenerazionale: si possono dare per scontati i diritti raggiunti, che invece si affievoliscono ad ogni crisi economica-sociale, come in questa fase di pandemia. Ciclicamente bisogna rincominciare a combattere per il diritto al lavoro e alla carriera, alla tutela della maternità, a richiedere che la fatica di sostenere gli anziani non ricada solo sulle spalle delle donne. In questo le giovani portano energia e coraggio, le donne mature portano chiarezza di visione e di obiettivi».
In quali ambiti bisogna ancora battersi per la parità?
«In Europa abbiamo fatto grandi passi avanti nel riconoscimento dei diritti, penso ad esempio al il diritto di avere voce in capitolo nella crescita dei minori, con il superamento della patria podestà. Purtroppo, la fatica dei lavori di cura grava ancora molto sulle donne. In Ticino permane un modello sociale tradizionale e la difficoltà per le famiglie monoparentali è molta. Soroptimist finanzierà il progetto Monogenitorialità a Scuola, uno strumento pratico per gli insegnanti che si rapportano con i ragazzi che vivono la separazione e la monogenitorialità. In Ticino sono rare le start-up al femminile così come la presenza di donne nei ruoli guida delle aziende. I convegni aperti di Soroptimist danno spazio ai molti contributi innovativi delle donne, soprattutto del mondo scientifico-universitario, dallo studio della medicina di sesso e genere all’utilizzo dei big-data. Soroptomist è anche attivo nella sensibilizzazione rispetto alle minacce che arrivano dai nuovi media come le truffe romantiche, il cyberbullismo e il sexting. Assieme a degli specialisti abbiamo realizzato materiale a disposizione dei docenti per sensibilizzare i giovani su temi come bullismo, disagio interiore, rapporti con l’altro sesso».
Il futuro è nelle mani delle giovani… cosa fate per sostenerle?
«Per raccogliere fondi destinati per le borse di studio di studentesse del Conservatorio della Svizzera italiana è attiva l’iniziativa «Il Vino della Solidarietà»: la vendita di vini pregiati selezionati da due amiche Soroptimist professioniste del settore, Lisetta Lucchini di Fattoria Moncucchetto e Nerida Deganis, da gustare direttamente o regalare, per essere solidali con gusto. Chi è interessato a questi vini di qualità può contattare VinoSoropLugano@gmail.com.
Anca Cefan Robbiani, Presidente di Zonta International
Zonta International è un’organizzazione mondiale di servizio costituita da persone inizialmente solo donne, che dal 1919, opera per favorire la comprensione tra i popoli, promuovere la pace nel mondo e migliorare la condizione femminile attraverso quattro valori cardine: l’amicizia, la libertà, il rispetto e l’educazione. Apartitica e aconfessionale, vanta lo stato consultivo presso l’ONU dal 1946, in particolare presso ECOSOC, UNICEF, UN WOMEN, ILO. Ha inoltre lo stato partecipatorio presso il Council of Europe, mantiene rapporti attivi con l’UNESCO e ha rappresentanti presso la sede delle Nazioni Unite di Ginevra, New York, Parigi e Vienna. Le socie sono circa 30.000, iscritte a più di 1150 Club Zonta in 64 paesi e aree geografiche, suddivisi in 32 distretti e aree geografiche.
In quale mondo sogna di vivere la donna Zonta International?
«In un mondo in cui i diritti delle donne sono riconosciuti come diritti umani e ogni donna sia in grado di raggiungere il suo pieno potenziale. In tale mondo, le donne hanno accesso a tutte le risorse e sono rappresentate nei processi decisionali in condizioni di parità con gli uomini. In un mondo del genere, nessuna donna vive nella paura della violenza».
Cosa motiva l’organizzazione sin dalla sua fondazione?
«Fondato nel 1919 a Buffalo, negli Stati Uniti, Zonta significa nel linguaggio Sioux “onesto e degno di fiducia”. Nella storia di Zonta International, il miglioramento della condizione femminile, in ambito politico, legale, professionale e in tutti gli altri aspetti della vita, è stato una spinta motivante. Zonta International sta concretizzando questo ideale, in modo che le donne possano raggiungere non solamente i propri obiettivi personali, ma migliorare le condizioni di altre donne in tutto il mondo. Dal 1985, tramite la Zonta International Foundation, ha elargito milioni di dollari in sovvenzioni per programmi internazionali e progetti in tutto il mondo. Le sovvenzioni della fondazione sono possibili grazie a contributi volontari dei club Zonta, soci e amici di Zonta».
La storia ticinese di Zonta International…
«Il Club di Lugano è nato nel 1964, poco prima dell’acquisizione del diritto di voto alle donne su iniziativa di diciannove donne luganesi allo scopo di migliorare la condizione della donna a livello professionale, ma non solo. Prima presidente fu Ersilia Fossati, maestra, che operò in favore del suffragio femminile e fu tra le prime donne a entrare nel Gran Consiglio (per il PPD). Oggi il club conta venticinque socie attive provenienti da diverse aree professionali: università, scuola, sanitario, e giurisprudenza».
Come giudica la condizione della donna oggi in Ticino?
«Un quadro statistico delle pari opportunità fra i sessi in Ticino ci dice che, per quanto concerne la formazione, sebbene le donne siano spesso più formate, vi sono ancora evidenti problemi come la disparità salariale e la difficoltà ad accedere a ruoli di responsabilità o di direzione. Inoltre, le donne sono maggiormente colpite dalla violenza domestica».
Zonta riconosce l’importanza dell’educazione come forma di emancipazione…
«Attraverso la Fondazione dello Zonta Club Lugano, in 20 anni sono state elargite 114 borse, da 4000 CHF, per un totale di 456 000 CHF. La presidente della Fondazione attualmente è la dott.ssa Vitoria Espelli. Questo dato è molto significativo poiché mi ha fatto capire quanto possiamo fare affinché le donne possano raggiungere i propri obiettivi personali ed è uno dei motivi che mi ha spinta a voler entrare nel club nel 2019, ma non solo. Ci sta a cuore anche la promozione tra le ragazze delle professioni in campo matematico, informatico e tecnico. A tale proposito con il nostro patrocinio si è tenuto a Lugano “coding club for girls” con laboratori di programmazione per ragazze tra 11 e 15 anni, in collaborazione con il Politecnico federale di Losanna (EPFL). Infine, contribuiamo sostanziosamente ai progetti internazionali della Fondazione Zonta per le donne ed in modo particolare Ending Child Marriage, Let us learn Madagascar ed Empowering girl through education. Le nostre attività principali riguardano soprattutto la raccolta fondi. Da diversi anni collaboriamo con la compagnia di teatro dialettale Il Grappolo di Tenero e la regista Daria Contesi».
Come ha scelto di diventarne la Presidente?
«Sono una docente di scuola media e ho accettato quest’incarico perché desidero impegnarmi attivamente all’interno del club. Sono presidente da pochi mesi e nel giorno della mia elezione mi sono commossa poiché le socie del club avevano deciso di darmi questo importante incarico. Il loro è stato un voto di grande fiducia e spero vivamente di non deludere le loro aspettative. Per fortuna il mio ruolo è sostenuto da un comitato di donne molto valide con cui sono entusiasta di collaborare».