Carola Carazzone, che cos’è Assifero e quale è la sua visione?
«Assifero è l’associazione italiana delle fondazioni ed enti filantropici, soggetti non profit di natura privatistica che per loro missione catalizzano risorse private- capitale finanziario, immobiliare intellettuale e relazionale – per il bene comune. Come Assifero lavoriamo per promuovere e consolidare una filantropia istituzionale italiana più visibile, informata, connessa ed efficace, riconosciuta a tutti i livelli come partner strategico di uno sviluppo umano e sostenibile. Lavoriamo quindi per aumentare la circolarità di informazioni, buone pratiche e approcci innovativi, per fare insieme massa critica, scalare modelli, rafforzare l’impatto sociale e promuovere, anche a livello nazionale ed europeo, un polo filantropico aggregativo con capacità di rappresentanza, proposta, collaborazione e maggiore efficacia e sostenibilità».
Nello scenario radicalmente nuovo che si è venuto creando con l’emergenza pandemia, qual è il ruolo delle associazioni e delle organizzazioni di supporto della filantropia?
«In un momento di crisi come questo, diventa fondamentale fare sistema e mettere in rete informazioni e soluzioni per facilitare le connessioni e le possibili collaborazioni tra soggetti che si stanno muovendo per far fronte a questa emergenza. Ovviamente, per ottimizzare e rendere sempre più efficaci gli sforzi, c’è necessità di un elemento «coagulante» capace di mettere a sistema tutto quanto si sta facendo. È questo il valore e il ruolo strategico che ricoprono le organizzazioni di supporto della filantropia, come Assifero. Nel nostro caso stiamo lavorando su diversi fronti in tal senso: abbiamo lanciato la piattaforma in collaborazione con Italia non profit «Coronavirus: filantropia a sistema». L’idea è mettere in rete le iniziative promosse da fondazioni ed enti filantropici, aziende e donatori individuali (donazioni >100.000 euro) per far fronte a questa emergenza così da restituire pubblicamente una fotografia costantemente aggiornata del quadro di insieme, la possibilità di sistematizzare dati e informazioni e possibilmente innescare collaborazioni e sinergie tra i vari attori per proteggere i soggetti più vulnerabili. Solo alleanze multistakeholder riescono ad avere un impatto collettivo e sistemico. In questo senso si deve leggere il nostro essere parte attiva di DAFNE (Donors and Foundations Networks in Europe), che ci mette in rete con le altre organizzazioni europee di supporto alla filantropia».
Come fare ad incrementare le capacità, la sostenibilità, la capacità di enti filantropici?
«Ci sono sicuramente diversi modi. Nel nostro caso, come associazione di supporto alla filantropia, operiamo per promuovere una filantropia istituzionale più visibile informata e connessa. In tal senso, lavoriamo per mettere in rete e condividere informazioni e best practice che supportino la crescita e il rafforzamento del know-how delle fondazioni. Un esempio è il programma «Allargare la comunità tra comunità», un programma sistemico di capacity building attraverso l’apprendimento tra pari e lo scambio di conoscenze tra Fondazioni di Comunità italiane. Inoltre, facilitiamo e promuoviamo le collaborazioni tra fondazioni sia a livello nazionale che europeo. E la qualità del contributo finanziario e non delle fondazioni che può fare veramente la differenza in un approccio sistemico ad affrontare la complessità delle sfide di oggi. Le fondazioni ed enti filantropici hanno un prezioso capitale intellettuale e relazionale, oltre che finanziario ed economico da mettere a sistema e lo possono fare con agilità e libertà, innovando e promuovendo soluzioni innovative».
Come si immagina il ruolo dei grandi stakeholder della filantropia come supporto agli stati in difficoltà nel dopo pandemia?
«Sicuramente le fondazioni già da adesso stanno fornendo un importante aiuto per far fronte all’emergenza sanitaria, ma anche a tutela dei più vulnerabili a livello economica e sociale. Le fondazioni possono giocare un ruolo fondamentale nel supporto della società civile e delle organizzazioni del Terzo Settore. È in un momento come questo che le fondazioni possono avere l’umiltà e il coraggio di usare la loro libertà e la loro flessibilità e promuovere creatività, capacità e resilienza delle organizzazioni del Terzo Settore, promuovendo un dialogo aperto per rivedere insieme le modalità di finanziamento e di collaborazione, che parte da un presupposto fondamentale: la fiducia. I primi passi di questa tendenza sono già in atto. Basti pensare che una settimana all’appello che solo pochi giorni fa DAFNE e EFC (European Foundation Centre) hanno lanciato: grazie a questa «chiamata le fondazioni e gli enti filantropici europei si impegnano a sostenere le organizzazioni del Terzo Settore, non in una modalità ente erogatore- ente ricevente, ma in un’ottica di partenariato orientato alla missione. Ad oggi sono già più di 120 gli enti che hanno siglato questo importante impegno».
Che cosa possono fare gli enti filantropici che lo stato non può fare?
«Le fondazioni e gli enti filantropici, pur muovendosi in autonomia, possono diventare un supporto fondamentale a quanto le Istituzioni portano avanti, penso anche alle grandi agende globali come l’Agenda 2030. Essi presentano caratteristiche di unicità che rappresentano il loro valore aggiunto e nascono dall’autonomia e dalla creatività con cui possono utilizzare la propria ricchezza privata per metterla a disposizione del bene comune. Questo permette loro, a differenza dello Stato, di poter operare in totale libertà e supportare cause e progetti pilota, di assumersi il rischio, di testare soluzioni innovative e di investire nei processi, nella costruzione di reti e approcci sistemici e non settoriali».