Lei è membro del Consiglio di fondazione della Fondazione Madras-Morbio Inferiore. Quando è stata istituita la Fondazione?
«La Fondazione Madras-Morbio Inferiore è nata nella seconda metà degli anni 80 del secolo scorso in circostanze assai curiose. Già da un ventennio l’allora parroco di Morbio Inferiore, Monsignor Luigi Mazzetti, si occupava di aiuto in India, nel Tamil Nadu e più precisamente a Tiruvannamalai.
Quando venne costituita la Fondazione collaboravo già da alcuni anni con Don Luigi ed ero stato con lui in India a visitare le opere realizzate nel Tamil Nadu fra cui 50 casette, una chiesa e una piccola scuola. Nel 1987 ricevetti sulla mia scrivania un libretto dal titolo Orizzonti d’amore, realizzato da Don Luigi in occasione di una visita in India, e il progetto per la costruzione di un nuovo centro scolastico sempre nel Tamil Nadu, a Palithammam, nel distretto di Shivagangai, che avrebbe servito 11 villaggi privi di scuola media abitati prevalentemente da “dalit”, in passato definiti come intoccabili, cioè i fuori casta o 5a casta nel sistema sociale e religioso induista. Per legge le caste sono poi state eliminate. Letto il progetto che prevedeva investimenti dieci volte superiori al saldo del nostro conto e ormai rassegnati a rispondere negativamente alla richiesta degli amici salesiani, ricevo un giorno la visita di una cliente che casualmente vede il libretto, si interessa, chiede se può prenderlo e dopo un mese, con mia grande sorpresa, mi chiama e conferma di procedere con l’investimento richiesto. Nello stesso anno, grazie a quella generosa donazione ben superiore all’importo dell’investimento, venne costituita la Fondazione Madras-Morbio Inferiore. Il pensiero della donatrice fu lungimirante. Mi disse che le opere non basta realizzarle ma bisogna pure sostenerle fino ad una possibile indipendenza finanziaria, in caso contrario sarebbero stati soldi mal spesi».
Qual è lo scopo della Fondazione?
«La Fondazione ha quale scopo quello di aiutare e sostenere le missioni salesiane con sede nello Stato del Tamil Nadu, presso le Ispettorie di Chennai e di Tiruchy e l’orfanotrofio di Kilnathur Tiruvannamalai, nonché le vocazioni sacerdotali di persone residenti nel Comune di Morbio Inferiore».
Quale è la vostra visione?
«La nostra visione si sposa con tutti gli sforzi in atto per contenere le migrazioni dettate da fame e miseria. L’obiettivo della Fondazione è quello di aiutare i giovani dalit a vivere dignitosamente nella loro regione per evitare le grandi migrazioni verso le città indiane che stanno sempre più diventando megalopoli. Inoltre, offrire ai giovani la possibilità di apprendere una professione e, nel caso vi sia il potenziale, avviarli agli studi superiori».
Quali sono i progetti più significativi degli ultimi anni?
«Il centro scolastico di Palithammam, scuola media, avviamento professionale e scuola di agraria, è senz’altro il nostro fiore all’occhiello, frequentato da ca 350 ragazzi e ragazze figli in massima parte di lavoratori a giornata (daily worker) provenienti da 11 villaggi nei raggio di 15 km. Nel vicino orfanotrofio Christopher home abbiamo realizzato dormitori per ragazzi e ragazze che restano per 5 giorni della settimana a Palithammam. Oltre alle opere realizzate versiamo un contributo annuo per sostenere le spese del centro. Il grande giardino della scuola di agraria permette di coltivare verdura e frutta per la refezione dei ragazzi e per la vendita al mercato, il che contribuisce a coprire le spese. Il problema più grande è l’approvvigionamento di acqua. Anche nel 2019 lo Stato del Tamil Nadu è stato colpito da una devastante siccità e l’acqua per la città di Chennai veniva trasportata da 236 km di distanza. Altra iniziativa di cui andiamo orgogliosi è la trasformazione del “Giardino Giovanni XXIII” di Anbagham (Chennai), nato negli anni 60 dall’iniziativa di Padre Mantovani e amici, come lebbrosario e molto conosciuto in Ticino. La lebbra nel Tami Nadu è in regresso e, con il tempo, le autorità locali hanno anch’esse investito nella cura di questa piaga. All’interno del centro, con il decisivo aiuto della nostra Fondazione, abbiamo potuto realizzare due opere: un centro HIV per bambini orfani nati sieropositivi (attualmente circaa 50 orfani vengono ospitati, curati e istruiti) e una casetta per ragazzi di strada raccolti dai Padri la notte nei bassifondi della città. Abbiamo lanciato il progetto pubblicando un libretto Operazione speranza, salviamo la vita all’infanzia che è disponibile gratuitamente presso la Fondazione. Il Tamil Nadu è lo Stato indiano più colpito dall’AIDS. Oltre ai 50 orfani sieropositivi ospitati nell’ambito del progetto HIV, i Padri si occupano anche di altri 200 bambini (orfani di un genitore o che possono contare su nonni, zii, ecc), portatori sani di AIDS e che vivono nei villaggi attorno al Giardino Giovanni XXIII. Una volta al mese grazie ad un veicolo da noi acquistato vengono portati in ospedale per la cura antiretrovirale. Il Governo del Tamil Nadu ha riconosciuto la validità del nostro progetto e le spese per i medicinali e le cure vengono sostenuti dal Governo.
L’assistenza medica ordinaria viene per contro effettuata nell’ambulatorio del Giardino, che abbiamo recentemente ristrutturato, al quale fanno pure capo le donne dei villaggi circonstanti.
Nel grande Centro Beatitudini di Vjasarpadi (Chennai) abbiamo realizzato un edificio scolastico di una ventina di aule e contribuiamo saltuariamente ad opere di miglioria.
A Kilnathur (Tiruvannamalai), dove si trovano anche 50 casette, chiesa e scuola realizzate da don Luigi prima della costituzione della Fondazione, sosteniamo l’orfanotrofio Arputha Matha Home for Children con un contributo annuo e abbiamo investito sull’arco di alcuni anni oltre 150.000 CHF in opere di miglioria e riparazione (il monsone che annualmente attraversa la regione arreca talvolta gravi danni alle infrastrutture). Le bambine e ragazze dalit ospitate sono orfane, figlie di famiglie monoparentali e figlie di dalit».
Quale è la strategia della Fondazione per i prossimi anni? Che cosa pianificate per il futuro?
«La strategia è stata stabilita fin dall’inizio della nostra attività. La Fondazione Madras-Morbio Inferiore non è una fondazione di accumulo e preservazione del capitale; per sua natura è una fondazione di distribuzione.
La nostra attività si è fino ad oggi sviluppata in tre fasi: fronteggiare le emergenze, realizzare le opere per rispondere ai bisogni impellenti, mantenere in buono stato e efficienza le strutture realizzate e contribuire finanziariamente alla gestione delle stesse.
La fondazione è quindi per sua natura destinata ad estinguersi nel tempo e, si spera, lasciar spazio ad altre iniziative analoghe.
Resta da realizzare la quarta fase del nostro progetto, la più impegnativa! Il nostro sogno nel cassetto, fatto proprio dai nostri amici salesiani, è la realizzazione all’interno del Giardino Giovanni XXIII e idealmente in futuro anche a Palithammam di un Istituto universitario professionale a pagamento (il modello ideale è la SUPSI). Con le rette pagate dagli allievi si conta di poter coprire le spese della SUP, del lebbrosario, del centro bambini HIV e ragazzi di strada.
Il sogno è nel frattempo diventato un progetto, elaborato a Chennai, approvato sia dalle massime istanze salesiane in India come pure dalla loro casa generalizia di Roma. Ma, c’è sempre un ma. La Fondazione si trova nella stessa situazione del 1987. I mezzi che potremmo destinare alla realizzazione di questa indispensabile opera rappresentano il 10% del costo totale previsto. La pianificazione del futuro è quindi concentrata sul sostegno finanziario delle opere descritte e sul reperimento dei fondi necessari alla realizzazione della Scuola universitaria professionale. Progetto molto ambizioso, al limite dell’impossibile, ma in cui dobbiamo credere».
Fondazione Madras-Morbio Inferiore
c/o Brunello Perucchi
Via Zee 6
Casella postale 49
6834 Morbio Inferiore