Quali sono state, dai tempi della scuola, le principali pietre miliari che l’hanno progressivamente portata ad affermarsi nel mondo della moda?

«Credo che il fatto di viaggiare molto abbia giocato un ruolo decisivo nel mio percorso personale e professionale. Sono partita dal Ticino all’età di 18 anni con il sogno di occuparmi di moda e stile; materie che ho studiato e imparato a conoscere tra Melbourne, Londra e Parigi. Va detto poi che la mia entrata nel mondo dell’insegnamento è stata piuttosto casuale. Nel 2006, all’età di 23 anni, finii i miei studi all’Istituto Marangoni di Londra con la media più alta di tutti gli studenti della sede, ancora con il diploma fresco di stampa in mano, la direzione della scuola mi chiese se fossi disponibile a passare subito dall’altra parte della cattedra: mi proposero un corso di fashion styling e di metodologia della ricerca nella loro sede di Parigi. Io accettai di buon grado; e la scelta si rivelò davvero felice. Questa è stata senza dubbio un’importante pietra miliare del mio percorso professionale; un trampolino che mi ha permesso di conoscere la moda internazionale da una posizione solida ma al contempo con una curiosità e una voglia di scoprire un mondo nuovo tipici di una ventenne. Grazie a questo lavoro, ho avuto modo di esplorare diversi ambiti della moda, lavorando ad esempio come esperta di styling per importanti maisons e alcune delle principali riviste internazionali del settore. L’insegnamento è poi divenuto e resta la grande passione della mia vita». 

 

Lei oggi insegna in alcune delle più prestigiose scuole di moda europee. Che cosa ritiene sia particolarmente importante trasmettere alle giovani generazioni e, per contro, che insegnamento riceve dalla frequentazione del mondo giovanile?

«La moda è un mondo competitivo e difficile e gli studenti generalmente capiscono subito che riuscire ad emergere in un contesto dove la concorrenza è feroce non è affatto evidente. La serietà, l’impegno e la passione restano pertanto fondamentali nel riuscire nei mestieri della moda. A mio avviso, uno dei principali problemi di questo settore, e me ne rendo conto sempre più con il passare degli anni, è l’eccessiva seriosità. Imparare a non prendersi troppo sul serio, resta per me una base fondamentale per riuscire in alcune delle componenti più importanti dei mestieri della moda: l’originalità e la leggerezza. Questo è certamente un aspetto importante da far capire alle giovani generazioni di professionisti. La sensibilità estetica degli studenti è sempre più legata al luogo nel quale vivono, ai modelli culturali con i quali sono a contatto, alla contemporaneità dei loro luoghi: trovo importanti differenze tra gli studenti di Londra, Parigi e Roma. È pertanto fondamentale imparare a capire la sensibilità estetica in ogni luogo nel quale insegno.

In più di dieci anni di docenza ho visto passare nelle mie aule migliaia di studenti. Studenti con i quali cerco sempre di instaurare un dialogo alla pari. Frequentando quello che lei chiama “il mondo giovanile”, sono quotidianamente a confronto con un processo fondamentale e imprescindibile della moda: il bisogno continuo di rinnovarsi, di essere sempre “giovani”, “freschi”. Nel mio lavoro di ricerca di stili e tendenze mi occupo di tutto quello che è nuovo, consapevole del fatto che quello che è nuovo oggi presto sarà superato da qualcosa di ancora più nuovo. L’essere a contatto con giovani creativi che portano in classe le loro idee, la loro sensibilità estetica mi aiuta a capire l’evoluzione dello stile e della moda. È poi sicuramente molto gratificante vedere i propri ex studenti affermarsi ai vertici di importanti case di moda, di studi fotografici e di riviste del settore in giro per il mondo, che propongono collezioni, abiti, immagini con la propria impronta di originalità». 

 

Nella sua vita professionale ha avuto modo di incontrare numerosi personaggi famosi. Chi sono quelli che l’hanno maggiormente impressionata e hanno esercitato un’influenza sul suo lavoro?

«Da sempre la moda ha avuto una stretta correlazione con chi è in grado di dettare, veicolarle e diffonderle stili e tendenza. Il rapporto con personaggi del mondo dello spettacolo fa certo parte della filiera della moda anche se personalmente non è la componente di questa industria che mi interessa maggiormente. Curando le pagine di tendenza e styling di servizi fotografici di alcune riviste, ho comunque avuto modo di conoscere personaggi del mondo dello spettacolo, ma non posso dire di esserne stata particolarmente ispirata. Un personaggio noto, un po’ controverso, che in un certo senso mi ha influenzata, però c’è: Pete Doherty. Andavo a vederlo a Londra anni fa, quando suonava nel club sotto casa mia. Credo mi abbia trasmesso un pochino del suo spirito ribelle e del suo stile che certamente è stato a sua volta influenzato molto dalla sua ex-compagna, la celebre modella Kate Moss. I nomi noti che apprezzo di più nel mondo della moda sono però i fotografi. Potrei citarne molti; ma il fotografo che in assoluto mi ispira maggiormente per il suo lavoro e per la sua personalità è senza dubbio l’italiano Paolo Roversi. Roversi ha trovato un modo molto particolare di dialogare con le sue modelle, esplorandone la personalità e manifestandola nelle sue immagini. Poi c’é il suo lavoro sulla luce, enorme. Nelle sue immagini riesce a creare con precisione degli universi al contempo onirici e reali».

 

Come si muove in un mondo per vocazione internazionale come quello della moda una ticinese e quale rapporto ha con le sue radici?

«Sono molto legata al mio Cantone e ci torno molto volentieri un paio di settimane quasi tutte le estati. È un luogo meraviglioso nel quale custodisco dei bellissimi ricordi. Anche a Parigi e a Londra continuo a frequentare alcuni amici ticinesi che, come me, hanno lasciato la Svizzera. Sono consapevole che se fossi restata a vivere in Ticino non avrei potuto fare la carriera che ho fatto, tuttavia in futuro non mi spiacerebbe tornare in Ticino per un periodo. Chissà, magari per dare qualche corso di moda e styling in una scuola ticinese (sorride). Sarebbe una chiusura del cerchio». 

 

In sintesi, che cosa vuol dire moda per Erina Cavalli?

«È una domanda molto difficile. L’essenza della moda è il cambiamento, è la capacità di evolvere facendo proprio il passato ma soprattutto capendo la contemporaneità. Se è evidente che stiamo vivendo un’epoca di forte crisi (e a Parigi negli ultimi tempi ce ne rendiamo conto quotidianamente), è altrettanto vero che proprio in questi momenti la creatività che nasce dal bisogno di trovare nuove soluzioni è molto stimolata e influenza positivamente anche un settore, in parte legato al lusso, come la moda. La moda e lo stile sono il raggiungimento di un equilibrio che crea una condizione di perfezione e bellezza, che è frutto di complessi processi di ricerca e creazione artistica e tecnica; ma non solo. È anche un equilibrio che tutti noi, spesso senza rendercene conto, cerchiamo di raggiungere quando apriamo l’armadio per vestirci tutte le mattine. Un equilibrio a cavallo tra individualismo e conformismo difficile da raggiungere. Un equilibrio che so di aver trovato quando nel guardare gli scatti di un buon servizio fotografico, nel correggere l’esame di un bravo studente o nel guardarmi allo specchio quando ho scelto bene il mio outfit, esclamo: Top! L’espressione che accompagna i bei momenti delle mie giornate» (ride).