Five Gallery

Il percorso di Igor Rucci attraverso il mondo dell’arte è costellato di idee originali, iniziative provocatorie, sfide e scommesse vinte. Fino al recente lancio di Arteconomy che qui ci presenta insieme al Prof. Andrea B. Del Guercio, curatore delle opere e delle collezioni.

Come nasce l’idea di aprire una galleria nel centro di Lugano?

«Devo subito dire che la mia formazione e la mia esperienza professionale è maturata tutta in ambito economico-finanziario. L’arte ha attirato la mia attenzione perché essa presenta molte analogie con il mondo della finanza e ho iniziato cercando di capire le sue regole, il funzionamento del mercato, gli artisti e il loro rapporto con le gallerie, i curatori, le aste. Nel 2013 ho giudicato che i tempi fossero maturi per un mio impegno diretto in questo settore e ho dato vita a Five Gallery, aprendo la galleria all’interno di un elegante appartamento d’epoca sito nel centro storico della città di Lugano».

Qual è il percorso artistico perseguito finora da Five Gallery?

«L’obiettivo è quello di proporre approfondimenti espositivi e di raccolta dedicati ai maestri degli anni Settanta e Ottanta e alle innovative forme della giovane creatività internazionale. Vogliamo che attraverso Five Gallery, il collezionista abbia modo di interagire liberamente con mirati valori espressivi consolidati dalla storia contemporanea, penso a un poeticissimo Giorgio Cattani e alla dimensione di Herbert Mehler, solo per far qualche esempio ma anche anticipare la scoperta dei nuovi talenti, penso alle straordinarie qualità di Carlo Alberto Rastelli, Riccardo Garolla e Ilaria Forlini. Gli autori e le opere rispondono alle scelte ed all’attenta selezione operata da Andrea B. Del Guercio, Direttore Artistico della Galleria e titolare della Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera».

Tra le varie provocazioni lanciate, spicca Arteconomy. Di che cosa si tratta?

«Arteconomy è un movimento artistico che fonde arte ed economia, rendendo quest’ultima elemento essenziale e costitutivo dell’opera d’arte stessa e trasformando in superfluo il ruolo dell’artista. L’idea è stata presentata per la prima volta il 25 novembre 2016, come risposta provocatoria al peso eccessivo che la finanza e l’economia hanno raggiunto nel mondo dell’arte. La sua prima espressione è stata “Continuity”, un insieme di opere progressivamente composte da un taglio di fibra di carbonio riciclata mediante un processo industriale innovativo. Il risultato viene posto all’interno di una cornice, creando una prima interrelazione tra economia reale e arte».

Ma in cosa consiste l’elemento di innovazione proposto da Arteconomy?

«Oltre al fatto che si tratta di una forma d’arte senza che vi sia un artista immediatamente riconoscibile che firma le singole opere, abbiamo lanciato il concetto di “emozione incrementale”, con il prezzo di vendita che diventa parte integrante dell’opera stessa: partendo da un prezzo di CHF 500 per “Continuity 1” il valore aumenta in modo costante (CHF 100) ad ogni opera venduta: di conseguenza “Continuity 2” vale CHF 600, “Continuity 3” CHF 700 e così di seguito. L’incremento costante del prezzo non è legato all’aumento della domanda, ma rappresenta l’emozione che ogni collezionista prova al momento dell’acquisto. Questo incremento, definito “emozione incrementale”, viene interamente devoluto in beneficienza, con l’intento di rimettere in primo piano l’aspetto sociale dell’arte rispetto all’attuale valore elitario». 

E come accade nel mondo della finanza anche voi distribuite un dividendo…

«Infatti. Il nostro “(con)dividendo emozionale” nasce proprio dal fatto che i nostri collezionisti costituiscono una community che in Arteconomy è vista come una società; esattamente come in tutte le società che quando crescono producono utili e distribuiscono dividendi, anche Arteconomy distribuisce un dividendo o meglio un (con)dividendo emozionale. Dunque, abbiamo deciso di distribuire il 10% del prezzo netto incassato dalla vendita di ogni nuovo Continuity fra tutti gli acquirenti precedenti: una formula assolutamente innovativa che permette a tutti i collezionisti della serie “Continuity” di beneficiare direttamente della crescita e del successo di Arteconomy».

Prof. Del Guercio, lei da anni si occupa delle complesse questioni legate al sistema di una nuova accessibilità al sistema dell’arte operando, in qualità di consulente scientifico, alla creazione di collezioni d’arte contemporanea. Perché Arteconomy rivoluziona totalmente le regole del mercato dell’arte?

«Da Marcel Duchamp a Piero Manzoni, la storia dell’arte vanta illustri precedenti tesi a smembrare il concetto stesso di opera d’arte, fino a isolarne l’elemento chiave, l’artista. In questa prospettiva Arteconomy costituisce una nuova forma di arte contemporanea, una provocazione che spinge il punto dissacratorio un po’ più in là, arrivando a superare persino il concetto di artista. Sicuramente destabilizza un impianto rigido come è quello attuale del mercato dell’arte, fondato su molte ombre, diverse ambiguità e poche certezze. Al contrario, Arteconomy, si basa sulla certezza del prezzo dell’opera, essendo stato determinato sulla base di un criterio mutuato dal mondo della finanza, da un sistema di regole attive nel quadro dell’economia reale».

Lei insegna Storia dell’Arte Contemporanea, è critico d’arte, scopritore di giovani talenti, organizzatore di collezioni. Che cosa significa rendere l’opera d’arte accessibile ad un pubblico sempre più vasto di potenziali utenti? 

«L’attribuzione di valore artistico segue oggi processi e variabili spesso imponderabili e non più stabili, come avveniva per il patrimonio antico, ma in costante rinnovamento e tra frequenti contrasti di giudizio. Nello specifico dello stato del collezionismo e più in generale del mercato dell’arte, assistiamo al coinvolgimento di inediti attori, attivi in contesti e tempi non sempre uniformi: molti si domandano preoccupati chi associa oggi un’opera a un valore? Chi fa le quotazioni, che pendono e incombono sugli artisti e sulla loro produzione? A condizionare il valore di un’opera sono le case d’asta, gli esperti, i curatori, i mercanti, ma anche le mode e le linee di tendenza. Ma questa situazione non deve portarci alla resa e all’immobilismo. C’è lo spazio per reagire, per lavorare su un concetto come quello dell’emozione, non più solo estetica e culturale generata dall’opera d’arte ma neanche a scopo di solo investimento, dando un valore al piacere di appartenere a una comunità accomunata dallo stesso progetto. E non è da credere che tutto questo appartenga solo ad un’élite di pochi privilegiati. Le opere degli artisti che proponiamo e le collezioni per privati e aziende che creiamo dimostrano che l’accesso al mondo dell’arte è più facile ed economicamente sostenibile di quanto si è abituati a pensare. Ma bisogna rovesciare totalmente il punto di vista da cui partire, andando a creare un sistema indipendente fondato sulla straordinaria carica espressiva delle nuove generazioni, ma anche anticipando la riscoperta di grandi autori molto importanti».

 

 

FIVE  GALLERY

Via Canova 7

6900 Lugano

+4191 922 51 15

www.fivegallery.ch