«Una volta Chuang-tzu sognò che era una farfalla svolazzante e soddisfatta della sua sorte e ignara di essere Chuang-tzu. Bruscamente si risvegliò e si accorse con stupore di essere Chuang-tzu. Non seppe più allora se era Tzu che sognava di essere una farfalla, o una farfalla che sognava di essere Tzu». Questa bellissima storiella, contenuta in uno dei libri più belli mai scritti, il Chuang-tzu – dell’antica Cina, il testo fondamentale del pensiero taoista – descrive in maniera splendida la visione artistica di Pino Deodato. Quando guardiamo le sue terracotte dipinte, quando osserviamo le sue forme ed i suoi colori, siamo sorpresi da un universo aereo, magico, lirico, sospeso. Al centro l’uomo, la sua figura, la sua presenza. Un piccolo uomo che gioca, pensa, medita, legge, osserva. Un piccolo grande uomo che è il simbolo di tutti noi. Come è grande il fascino dell’universo! Come è complicato e ingiusto il procedere della storia. Quanto è vasto e profondo il mistero del mondo! Di fronte all’enorme pressione che ci stringe e ci pervade, di fronte agli abissi della malinconia, grande è il desiderio di Deodato di riscoprire la purezza dell’infanzia, il candore della semplicità, la pre-coscienza dei bambini – questi angeli in mezzo a noi. Come un saggio taoista, Deodato sa che la ragione, la scienza, la cultura possono aiutarci, ma non possono risolvere il mistero dell’universo.


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