Di Silvano Coletti

 

Oramai da anni le energie rinnovabili registrano continui record.  Anche nel 2015 un nuovo record: gli investimenti nelle energie rinnovabili a livello mondiale hanno raggiunto 286 miliardi di dollari. Un risultato storico anche solo considerando un dato altrettanto da record: una quotazione bassissima dei combustibili fossili e una persistenza di sovvenzioni governative svantaggiose per le energie verdi.  Un rapporto delle Nazioni Unite, il “Renewables 2016 Global Status Report”, dice che per ogni singolo dollaro speso per promuovere le energie rinnovabili, ne sono stati spesi quattro per mantenere la nostra dipendenza dai combustibili fossili.  Il rapporto continua dicendo che, sempre a livello globale, i Paesi in via di sviluppo hanno investito più dei Paesi avanzati e che la Cina rappresenta più di un terzo del totale investito. Gli investimenti in Europa invece sono calati dl 21%. E le prospettive di sviluppo appaiono oggi difficili per due ordini di motivi: un motivo è fisiologico ed è dovuto al raggiungimento della maturità di un mercato che è cresciuto moltissimo negli anni scorsi; l’altro motivo è più tipicamente legato alla situazione legislativa e burocratica dei vari Paesi europei nonché alle incertezze createsi in un momento difficile sia per ragioni geopolitiche sia finanziarie.  

La Svizzera certamente sta lavorando molto per offrire nuove finestre di finanziamento al mondo delle rinnovabili e molto più sta facendo sostenendo l’innovazione tecnologica con strumenti amministrativi, fiscali e ambientali.  In Svizzera Swissgrid si occupa, per conto della Condeferazione, del pagamento della remunerazione per l’immissione di energia in rete a copertura dei costi (RIC) e della remunerazione unica (RU) per piccoli impianti fotovoltaici.  La RU è un sussidio unico una tantum all’investimento che copre all’incirca il 30% dei costi di un impianto che ha una potenza installata inferiore ai 30 kWp.  Per impianti di maggiori dimensioni e potenza installata, la RIC è una rimunerazione che avviene trimestralmente sulla base della quantità di energia immessa in rete.  Il 29 giugno di quest’anno il Consiglio Federale ha licenziato una modifica alla Legge sull’Energia (LEn) proponendo un aumento del chilowattora al fine di finanziare i nuovi impianti. Ad Aprile 2016 gli impianti annunciati e già realizzati erano 1.088.  Pare ce ne siano in lista di attesa oltre 40.000.  Non si sa se quanti di questi e quando potranno accedere agli incentivi.  

Se il fiuto e ciò che è stata capace di fare negli ultimi decenni non ci tradiscono, la richiesta di Apple ha segnato l’inizio di una nuova fase nel mercato dell’energia ma, allo stesso tempo, ha creato molto scetticismo e interesse: perché un’azienda che non c’entra nulla con il mondo dell’energia decide di competere in questo mercato normalmente occupato da operatori superspecializzati ?  La risposta è certamente che i comportamenti “disruptivi” – cioè quelli che creano rotture e lavorano asimmetricamente rispetto al passato modificando stili di vita, abitudini e sistemi economici – sono stati e risultano sempre essere la chiave per il successo di molte aziende.  Google ha trasformato il business delle comunicazioni, Amazon continua a minare il vecchio stile di fare commercio con i suoi negozi online e ora Apple ha deciso di infrangere le barriere del mercato dell’energia. Apple è oggi uno dei più forti operatori attivi con progetti per la protezione dell’ambiente. Il 93% del suo fabbisogno energetico arriva da eolico e anche solare installato sui tetti dei propri edifici. Il nuovo business permetterà di vendere elettricità direttamente ai fornitori, assicurandosi cosi che l’intera catena del valore sia basata su energia pulita.  Ma non è tutto qui. Con la sua licenza, Apple vuole vendere anche al mercato dei consumatori pare in qualche modo legando il servizio ai suoi iPhone e iPad. 

Cosa suggerisce questo? Abbiamo dinanzi un mercato maturo pensando all’installazione dei grandi impianti (si dice che oggi ci sia in rete più energia di quanta effettivamente necessaria) ma ancora immaturo pensando all’infinità di servizi ed efficienza che si può offrire a consumatori e aziende.  In questa direzione vanno molte nuove tecnologie e nuovi progetti che intendono offrire energia dove serve, quando serve e al minor costo possibile.  

 

Skypull

È il caso del progetto tutto ticinese Skypull. L’eolico così come lo conosciamo oggi, onshore e offshore, ha un problema: si perde gran parte del vento disponibile.  Le turbine eoliche attuali sono pesanti, complesse da installare e la loro produttività annuale si aggira intorno al 20-30% nei casi migliori. Inoltre molto spesso gli impianti eolici non trovano la sostenibilità finanziaria tanto ricercata anche a causa della poca ventosità. Ma pochi sanno che la velocità del vento aumenta con la distanza dal suolo e che gran parte dell’energia che circola attorno al pianeta sotto forma di vento non è vicino al suolo o sopra gli oceani ma negli strati più elevati.  Qui – come le misurazioni e analisi dimostrano da tempo – i venti diventano forti, continui e con meno turbolenze. 

In Canton Ticino ad esempio, i dati dell’Atlante eolico svizzero riportano in alta quota velocità superiori anche a 7 metri al secondo: un ottimo dato di ventosità da sfruttare con apposite tecnologie per trasformare energia potenziale in energia elettrica.   

 

Qui in Ticino l’ingegner Aldo Cattano promuove dal 2013 un nuovo progetto denominato Skypull che ha già incontrato il favore di AEM Azienda Elettrica di Massagno e di molti altri potenziali partner.  Questa soluzione si basa su uno speciale drone in grado di raggiungere autonomamente l’altezza dei venti e poi in grado di cambiare automaticamente la propria configurazione divenendo una specie di aliante mirato a produrre energia attraverso degli alternatori posizionati a terra e collegati tramite un cavo speciale. Il sistema risulta essere a basso costo, sicuro, e in grado di generare molta più energia di quanto ne sia necessaria per il funzionamento. 

Quello che si incontra sopra una certa quota è uno strato di energia enorme.  Si stima che l’energia potenziale qui disponibile potrebbe essere pari a 270 volte l’energia necessaria all’uomo. Il mercato target di Skypull è rappresentato da sviluppatori di progetti e costruttori di impianti, aziende elettriche, aziende ed enti pubblici interessati ad installare ad esempio impianti in regioni di montagne o zone remote.

Frost & Sullivan, una delle più importante società di analisi di mercato e consulenza a livello mondiale, ha dichiarato che questo tipo di tecnologia rappresenta in prospettiva una buona fetta del potenziale energetico da fonte rinnovabile. Molti sviluppatori ed investitori stanno già avvicinandosi a Skypull e ad altre iniziative simili nel mondo.  I ritorni sull’investimento sono interessantissimi, a volte superiori al 15%.  E in questo periodo forse vale più la pena rischiare su iniziative di questo genere che non su mercati finanziari con dinamiche incertissime.  

Aziende come Google e Mitsubishi si sono già avvicinate al settore.  E’ essenziale l’intervento degli investitori privati per realizzare i prototipi e passare alla fase industriale ma molto deve essere anche fatto dai governi che possono sostenere le fasi prototipali quando questo necessario.  Ad esempio il governo federale svizzero, così come altri Paesi, hanno deciso di investire in queste nuove tecnologie supportando la ricerca di base e la progettazione. L’EMPA, Laboratorio Federale Svizzero per la Scienza dei Materiali e la Tecnologia ne è un esempio. 

 

Link

Skypull – www.skypull.com

Swissgrid – www.swissgrid.ch

EMPA – www.empa.ch