Coppie in crisi, pronte a separarsi da un punto di vista affettivo, potrebbero decidere di restare comunque insieme per paura di creare troppi disagi o danni ai figli?
«Certamente, esistono delle coppie matrimoniali che hanno a cuore il benessere dei figli e che sono sicure di arrecare troppa sofferenza ai propri figli, decidendo e comunicando loro l’intenzione di separarsi. Questa protezione molto lodevole, a volte però nasconde altre ragioni più sotterranee: per esempio l’impossibilità per entrambi i genitori di separarsi quotidianamente dai propri figli. Ambedue hanno investito molto sia affettivamente che nell’ educazione della prole, per cui vivono come insopportabile l’idea di dover interrompere questo processo di crescita reciproca, limitandosi ai soli weekend o pranzi decisi in sede giuridica.
Un altro elemento da non sottovalutare nell’odierna società, è l’aspetto economico. Una separazione/divorzio comporta dei notevoli costi, sia nella fase procedurale che poi soprattutto alla fine del vincolo matrimoniale. Bisogna poi provvedere economicamente a due sistemi familiari, farsi carico di due alloggi, coprire le spese dei vari figli, dell’ex-coniuge, magari dover riprendere un’attività professionale per far quadrare i conti, trovare qualcuno che si occupi dei figli se ambedue i genitori lavorano, ecc. Se oggi la società ci permette facilmente d’interrompere una storia affettiva diventata disfunzionale, alcune coppie potrebbero comunque decidere di rimanere assieme nell’insoddisfazione reciproca, in nome di una quasi sicura precarietà economica».
La separazione dei genitori costituisce sempre un evento traumatico per i figli della coppia. Quali sono le fasce di età che subiscono i maggiori contraccolpi e quali strategie bisognerebbe mettere in atto nel comunicare ai figli la fine del rapporto?
«Alla luce della mia esperienza clinica, è estremamente difficile parlare di una fascia d’età evolutiva più a rischio psicologicamente in una situazione di separazione o divorzio.
Ho seguito ed aiutato dei bambini piccoli molto sofferenti, ma anche parecchi adolescenti che malgrado abbiano più strumenti affettivi e cognitivi per prendere distanza da ciò che avviene ed elaborarlo, vivono altrettanto male se non di più, la spaccatura del sistema familiare originale.
Per esempio il pre-adolescente o l’adolescente, proprio in virtù di una maggior voce in capitolo, può ritrovarsi molto più in difficoltà rispetto al bambino piccolo, allorquando il giudice chiede gli chiede un suo parere in merito alla scelta del genitore con il quale continuare a vivere tutti i giorni.
Riguardo la comunicazione ai figli sul progetto di separazione, ritengo che sia molto importante e utile che questa informazione nel limite del possibile sia data assieme dai due genitori. Questa tappa però presuppone una doverosa preparazione perché deve essere affrontata con un clima il più possibile sereno. Idealmente dovrebbe essere comunicato il fatto che entrambi si sono resi conto che l’amore tra loro non c’è più, che la fine di questa storia non è da attribuire ad un solo genitore, e che non esiste un solo colpevole. Entrambi desiderano evitare che la loro conflittualità crei troppa sofferenza nei figli, e che sono pienamente coscienti che i figli vogliono bene a tutte e due i genitori (nozione di doppia lealtà dei figli verso le loro figure d’attaccamento)».
Spesso all’interno di una coppia che si separa si creano tensioni e risentimenti e ognuno tende a scaricare sull’ex-compagno/a colpe e responsabilità, facendone partecipi i figli. Quali sono le conseguenze di questo comportamento?
«Come appena accennato, se i figli hanno beneficiato di un attaccamento positivo con entrambi le figure genitoriali, vivono una sana lealtà verso di essi.
Nel caso di un conflitto matrimoniale, se un genitore anche inconsapevolmente implica troppo un figlio nelle dinamiche relazionali disfunzionali con il coniuge, lo porta inconsciamente a fare una scelta di campo, o addirittura a creare con lui una coalizione contro l’altro genitore. Questi meccanismi possono creare dei forti sensi di colpa nel figlio, un grande disagio, se non a volte anche dei sintomi psicopatologici allorquando questo minore presentava già delle sue fragilità individuali».
Nella sua lunga esperienza professionale quali sono le principali manifestazioni di sofferenza e disagio palesate dai figli in seguito a una separazione?
«Un figlio, e non solo se è in giovane età, vivrà sempre nella speranza anche utopica che un giorno mamma e papà torneranno assieme! Questa è una costante che ritrovo in tutte le situazioni cliniche che ho avuto modo d’incontrare in più di 30 anni d’esperienza clinica.
Detto ciò, in tutte le situazioni di separazione e divorzio, soprattutto per i figli piccoli, l’elemento che può e potrà sicuramente rassicurarli maggiormente, è quello di sapere che potranno ancora avere un rapporto privilegiato con entrambi i genitori. Ed è sicuramente il genitore che lascia il domicilio familiare che deve in un primo tempo dare con chiarezza quest’informazione ai figli. In un secondo tempo, dovrà anche essere coerente con ciò che ha affermato loro, soprattutto se poi interverranno altri personaggi sulla scena: nuovo compagno/a, nuovi figli da un’altra unione»
Nella sua lunga esperienza professionale quali sono le principali manifestazioni di sofferenza e disagio palesate dai figli in seguito a una separazione?
«Se devo esprimermi sull’intensità del dolore provato, paradossalmente, tornando alla prima domanda di quest’intervista, ritengo di aver percepito il dolore maggiore nei figli allorquando la coppia matrimoniale era ancora assieme e viveva un alto livello di conflittualità quasi quotidiano. In quei casi, i figli “andando anche contro il loro interesse primario” riguardo l’unione familiare, e malgrado il profondo amore che provano verso entrambi, sperano e desiderano che la coppia si separi al più presto.
Venendo ora più allo specifico delle manifestazioni di sofferenza nel momento della separazione, direi che vi è il loro soffrire più che giustificato e di conseguenza l’inizio di un processo di lutto, per la famiglia che fu e che non ci sarà più.
Personalmente credo però che oltre la sofferenza vi sia anche una paura, un’angoscia riguardo a ciò che succederà: paura di perdere definitivamente un genitore, o paura che il genitore partente non si occupi più di lui /lei come precedentemente, oppure che un nuovo/a partner glielo porti via.
Un elemento sicuramente da non trascurare riguardo il minore, è rappresentato dagli eventuali sensi di colpa, seppur del tutto fuori luogo, che egli potrebbe vivere pensando a ciò che sta accadendo. In effetti non di rado il bambino ritiene che se si fosse comportato meglio, fosse stato meno capriccioso, avesse avuto un rendimento scolastico più consono alle aspettative dei genitori, loro non si sarebbero separati!».
Qual è il supporto che può venire dalla famiglia allargata (nonni, zii ecc) nel sostenere i minori nel momento della separazione dei genitori?
«Il ruolo che la famiglia allargata può svolgere in questi difficili frangenti è sicuramente importante e rassicurante per un minore. Oltre ad essere una presenza pratica ed accudente, può rappresentare la stabilità affettiva in un momento altamente destabilizzante per il bambino. Tutto ciò può avere una valenza positiva a condizione che queste persone non siano apertamente schierate a favore del proprio figlio/a contro il “partner cattivo”. Se lo fossero, queste figure familiari non garantirebbero più un supporto psicologico utile al bambino, e anzi contribuirebbero ad aumentarne i disagi, generando conflittualità indiretta e spesso buttando benzina sul fuoco».
I figli di una ex-coppia risentono non di rado dell’avvenuta rottura tra i genitori con un grave scadimento del rendimento scolastico. Quando e in che modo gli insegnanti e la scuola devono essere messi al corrente della nuova situazione?
«C’è un altro aspetto importante da tenere ben presente allorquando la separazione non è condivisa e concordata dai due genitori ma da uno solo: il forte disagio che si crea nel bambino nel vedere la sofferenza provata dal genitore che “subisce” la separazione. Ciò può portare il figlio ad essere eccessivamente una spalla amorevole sulla quale poggerà la testa il genitore ferito, tradito, abbandonato. Quest’eccessiva attenzione al genitore sofferente, può portare il minore a trascurare la propria vita, le proprie attività giornaliere e quindi a non più investire doverosamente la scuola, le attività ricreative o le amicizie.
Nei casi di flessione del rendimento scolastico o di comportamenti inusuali del figlio che i genitori possono ricondurre senza grossi margini d’errore al dolore provato dal figlio per la loro separazione, ritengo utile che ne possano parlare con l’insegnante.
Parlando con questo docente non è necessario entrare nei particolari della vicenda che concerne soprattutto la famiglia, ma è importate renderlo partecipe di eventuali possibili cambiamenti emotivi del figlio. Facendo ciò, si offre all’insegnante una chiave di lettura per meglio comprendere delle differenze comportamentali rispetto al prima. Dal mio punto di vista sarebbe oltremodo doloroso per un bambino, che in un momento nel quale le sue due figure di riferimento sono già centrate inevitabilmente più su loro stessi, anche il contesto scolastico nelle figure adulte dei docenti, non capissero il difficile momento che sta attraversando».
Da ultimo, un consiglio, anzi cinque. Quali sono le cose assolutamente da non fare, nell’interesse dei figli, quando si avvia una separazione?
«Non è mai semplice dispensare o scegliere consigli più appropriati di altri: non potendomi sottrarre, andrei a sottolineare questi 5 aspetti:
– Non rimanere imbrigliati troppo a lungo nel dolore e soprattutto nella rabbia che si vive e che si attribuisce all’altro: più sono intensi questi meccanismi, meno rischiamo di occuparci veramente dei figli;
– Non dimenticare di osservare attentamente i nostri figli: non tutti parlano, non tutti sono estroversi e comprensibili. A volte si esprimono attraverso comportamenti: a noi, decodificarli.
– Non cadere nella facile trappola di dipingere l’altro genitore come quello sbagliato, cattivo, inadeguato, agli occhi dei nostri figli. Non dimentichiamoci in quei frangenti che quella persona è stata, e sarà il genitore dei nostri figli, e che nel limite del possibile, ogni figlio ha il diritto dell’apporto di entrambi i genitori;
– Non indurre il figlio a pensare che abbia commesso degli errori tali da pregiudicare la solidi-tà della coppia matrimoniale;
– Non avere la voglia, il riflesso o l’entusiasmo del momento di coinvolgere troppo rapida-mente nostro figlio in una nuova situazione personale con un nuovo partner. Ponderiamo una tempistica adeguata e possibilmente condivisa anche con l’altro genitore.
Concluderei dicendo che molti genitori hanno trovato sostegno e sollievo rivolgendosi ad un professionista preparato, già prima d’iniziare questo difficile percorso della separazione effettiva. Il poter esprimere domande, dubbi, preoccupazioni in vista di questa difficile tappa, chiedere consigli durante il percorso, può in molti casi rappresentare un’indubbia prevenzione per tutti gli attori coinvolti in un piccolo, grande dramma».