Semplicità, concretezza, stile, innovazione. Sono i tratti distintivi della personalità di Carlo Giordanetti, direttore creativo del gruppo Swatch, e che lui riesce a trasmettere alla produzione. Una conferma arriva dalla recente collezione autunno-inverno 2019, attualmente disponibile nei punti vendita Swatch, ed ispirata al centenario del movimento artistico Bauhaus.
In teoria, tutto questo è facile a dirsi. Non fosse che Swatch comprende una ventina di marchi di importanza mondiale, fra i quali Breguet, Omega, Longines. Ma, in pratica, se questo è anche facile a farsi é proprio grazie alla esperienza di Carlo Giordanetti.
Quale è la formula magica del successo di un gruppo come Swatch?
«La curiosità. È alla base del nostro sviluppo aziendale», ci ha risposto Giordanetti durante l’inaugurazione della nuovissima sede di Swatch di Bienne. Curiosità, ma non solo: «Continuando la impostazione di Nick Hayek, il fondatore di Swatch, il nostro gruppo di lavoro continua sempre a cercare, ad osare. Per esempio, ad inizio del prossimo anno arriveremo sul mercato con una proposta innovativa in termini di sostenibilità. Inoltre è importante coordinare la rapidità di sviluppo di alcuni dei nostri marchi, che non necessariamente si traduce in immediata innovazione anche per tutti gli altri presenti in azienda. Swatch group resta sempre fedele alla sua impostazione Swiss made. Lo dimostra anche la nostra nuova sede, autosufficiente in tema di energia e realizzata con materiali sostenibili a chilometro zero».
Come affrontate la evoluzione digitale dei gusti dei consumatori?
«Oggi più che mai dobbiamo adeguarci alla rapidità dei fenomeni social, siamo tenuti a seguirli per individuare con precisione i trend del mercato. Non è un compito facile, per due motivi. Innanzitutto, l’essere umano è istintivamente guidato dalle emozioni. Inoltre, anche la nostra attività aziendale richiede una buona dose di coinvolgimento emotivo. A Swatch siamo sempre riusciti a comprendere le tendenze del mercato, addirittura ad anticiparle come nel caso della micro-vettura Smart. Certo, oggi tutto procede velocemente. Facile perdersi e non riuscire cogliere ciò che veramente interessa i consumatori. Ma è la “svizzeritudine” il comune denominatore dei nostri marchi che istintivamente ci porta a riflettere su ciò che ci circonda e poi tradurlo in un prodotto. Inoltre Swatch é una azienda che consente una notevole flessibilità operativa. Ad esempio, lo scorso anno abbiamo sviluppato un progetto con l’artista inglese Damiens Hirst. In soli quattro mesi siamo passati dalle prime discussioni, alla realizzazione del prodotto, al marketing, ed infine alla distribuzione. Il risultato? Già solo nella prima settimana abbiamo venduto ventiduemila orologi: un successo eccezionale».
Cosa la ispira quando le chiedono di realizzare un progetto?
«Mi aiuta un profondo rispetto per il compito che mi è affidato. Cerco di risolverlo passo per passo. È questo che ispira la mia creatività. Naturalmente poi mi aiutano anche la cultura personale, la curiosità, la sensibilità del momento. Anche il lavoro mi permette di fare molte esperienze che poi riesco a organizzare in un mio vissuto personale. Viaggio moltissimo. Mi ispirano la gente, la relazione con gli ambienti in cui mi trovo a vivere. Queste restano le caratteristiche fondamentali della mia creatività. Sono riuscito a preservarle dalla attuale tendenza alla digitalizzazione che, almeno dal punto di vista del contatto umano, tende a uniformare la comunicazione e ci rende più pigri nel conoscere gli altri».
Come nascono le collezioni tematiche di Swatch? ad esempio la famosa serie che nel 1996 avete dedicato ai giochi olimpici di Atlanta, ancora ricercatissima dai collezionisti?
«Partiamo sempre da una analisi storica dell’evento di cui ci occupiamo. Nel caso delle olimpiadi di Atlanta abbiamo esaminato i manifesti olimpici d’epoca. Subito dopo, ci concentriamo sull’aspetto umano. Per Atlanta 1996 intervistammo dieci tra i più famosi atleti olimpici vincitori di medaglia d’oro, con l’obiettivo di conoscerne la personalità e le caratteristiche che avevano in comune. È grazie a questa ricerca che abbiamo trovato la ispirazione per produrre la serie degli orologi olimpici. Non è stato un compito facile, specie se pensiamo che il nostro prodotto resta un oggetto di piccole dimensioni, cioè un orologio. Le vendite ci hanno premiato oltre ogni previsione e ci hanno motivato a seguire nel 2000 anche le olimpiadi di Sidney e nel 2004 quelle di Atene. In ogni caso quando decidiamo una produzione limitata partiamo sempre da un progetto. Nel nostro lavoro ci interessa trasmettere un messaggio che può portare ad incrementare le vendite, oppure a promuovere la nostra immagine e consolidare la nostra creatività. Questo, per esempio, è recentemente accaduto per Lookseasy, lo Swatch a tiratura limitata assemblato da maestri artigiani in soli 999 esemplari seguendo il progetto della artista portoghese Joana Vasconcelos. In ogni prodotto il nostro obiettivo rimane di confermare sempre la filosofia aziendale del gruppo Swatch».