È essenzialmente uno strumento solista per eccellenza e tanta letteratura musicale gli è stata dedicata, sia da protagonista, che verso un complesso rapporto dialettico fra gli altri strumenti…
«Il violino, questa “scatola” magica, come spesso guardandolo lo definisco. Un oggetto formato da quattro tavole di legno incollate tra di loro che si è imposto nella storia ispirando compositori di ogni epoca e come dici tu in simbiosi con chi lo suona si fonde quasi con il corpo e l’anima del l’interprete. Ogni violinista attraverso lo stesso mezzo esprime la sua personalità, la sua arte e il suo stato emotivo in modo totalmente unico. Si riesce a riconoscere un grande solista da un altro solo ascoltando il suo suono anche se suonasse lo stesso violino. L’eleganza delle forme e il carattere deciso del violino mi affascinano ogni qualvolta il mio occhio scorre su ogni suo particolare. La letteratura violinistica è vastissima, dai concerti solistici alla musica da camera. Pare incredibile vedere questo piccolo strumento dominare da solo su tutta un’orchestra nei più bei concerti per violino. Lo troviamo poi nella letteratura cameristica dove anche qui fa il più delle volte la parte della prima donna dialogando con gli altri strumenti. Ho suonato spesso come solista con diverse orchestre ma soprattutto prediligo la musica da camera. Sono il primo violino di un quartetto d’archi che è nato proprio qui a Lugano (Quartetto Energie Nove) e il repertorio cameristico dedicato al quartetto infatti è uno dei più interessanti ed affascinanti».
Quale momento di benessere è paragonabile alla esecuzione del secondo tempo (larghetto) del Concerto Op.61 in re maggiore di Ludwig Van Beethoven, oppure nel lasciarsi trasportare dal Canto dell’Inverno (largo) dalle Quattro Stagioni di Vivaldi, oppure dall’ Aria della Suite per Orchestra no.3 di Bach?
«Si, sono alcune tra le composizioni più belle e famose scritte per il violino, brani che non ci si stanca mai di ascoltare. Nomini il Larghetto del concerto per violino di Beethoven, in forma di romanza, dove il violino come il pennello di un pittore crea i colori più puri come una decorazione su un tema semplice ma estremamente poetico. Poter suonare questa musica è un dono che ti eleva e che ti avvicina a qualcosa di non terreno. Nostro è poi il compito di trasmettere il messaggio interiore dei grandi compositori».
I primi violini nascono da sperimentazioni dei maestri liutai della Scuola bolognese, da Antonio Brensio (1485 – 1561) ai tempi odierni. Quale differenza strutturale e sonora passa, ad esempio tra un Guarneri del Gesù o uno Stradivari, è un violino di costruzione classica moderna.
«Abbiamo la fortuna di poter ancora suonare strumenti che hanno ormai più 300 anni. Siamo di fronte a opere d’arte che ormai, se parliamo dei grandi nomi della liuteria del ‘700, sono oggetti di investimento come possono essere famose opere come quadri o sculture. Io ho sempre avuto la possibilità di suonare importanti strumenti gentilmente messi a disposizione da collezionisti e fondazioni private. Attualmente suono uno splendido violino Goffredo Cappa del 1700 che l’Orchestra della Svizzera italiana mi permette di suonare grazie ad una Fondazione privata che ha deciso di investire su strumenti di grande livello da mettere a disposizione delle prime parti dell’orchestra e dando la possibilità alle stesse di scegliere uno strumento che si addica alle proprie esigenze. Un importante gesto da parte di questa fondazione che ha capito l’importanza per noi musicisti di poter suonare strumenti di altissimo livello che difficilmente possiamo permetterci di acquistare. Ho anche la fortuna di suonare un magnifico Stradivari che è considerato ormai il più grande liutaio di tutti i tempi. Non a caso quasi tutti i più grandi solisti ne suonano uno. Suonare strumenti di questo livello mi permette di esprimere quello che veramente ho dentro, quella voce che il violino ti dona, della quale sono sempre alla ricerca, che mi permette di “parlare” intimamente con chi mi ascolta. Tutto questo preambolo per dire che possiamo percepire notevoli differenze tra i grandi nomi della liuteria antica e i violini dei liutai contemporanei. Il tempo, la stagionatura e la tipologia del legno usato contribuiscono senz’altro a donare al suono di un violino antico un fascino differente».
La versione completa di questo articolo la potrete trovare all’interno dell’edizione cartacea di Ticino Welcome oppure su Issu a pagina 64