Da sempre considerate – per eredità biologica, culturale e sociale – detentrici della capacità di costruire, curare e difendere le relazioni, le donne sanno comunicare. E se fare Marketing significa individuare e sviluppare una specifica identità, portandola ad essere conosciuta e apprezzata dagli altri, il canale che esso utilizza per trasmettere i propri messaggi è quello della Comunicazione.

La presenza delle donne nei vari ambiti di questi settori, è andata negli ultimi anni sempre aumentando, fino quasi a raggiungere quella maschile. Questo chiaramente ha avuto interessanti ripercussioni non solo sulla qualità dei prodotti offerti, ma anche e soprattutto sulle strategie adottate e sulla qualità dell’organizzazione del lavoro. Le donne che ricoprono ruoli di Marketing Manager o Communication Director sono uno zoccolo duro in continua crescita.

Hanno partecipato al’inchiesta:

  • Gabriela Cotti Musio (G.C.M.), Media Relations Ticino, Credit Suisse Services AG
  • Angela Pirondini (A.P.), Manager Clients & Industries, Deloitte SA
  • Cecilia Brenni (C.B.), Responsabile comunicazione istituzionale & PR, Ticino Turismo
  • Francesca Sgroi (F.S.), Responsabile vendita e marketing Amag First SA, Porsche Ticino – Centro Porsche Lugano
  • Silvia Misiti (S.M.), Head of Corporate Communication & CSR, IBSA Institut Biochimique SA 
  • Monica Brancato Gliozzi (M.B.G.), Capo Ufficio Marketing Ferrovie Autolinee Regionali Ticinesi SA
  • Daniela Gugliotta Bagaian, Marketing Director di Lugano Region

Facendo riferimento alla sua specifica esperienza quali sono state le tappe che l’hanno portata ad occupare un posto di responsabilità all’interno della sua azienda?

G.C.M: «Ho iniziato il mio percorso con una formazione bancaria. In seguito, avendo uno spiccato interesse per le attività di marketing e comunicazione, mi sono specializzata in quest’ambito con formazioni mirate in Svizzera e un Executive Master in Science of Communications Management presso l’Università della Svizzera italiana. Dal lato operativo ho accumulato esperienza in diversi altri ambiti come, per esempio, in quello alberghiero, filantropico e sportivo. Tutte esperienze molto positive che mi hanno permesso di crescere personalmente e professionalmente».

A.P.: «Sono molto orgogliosa di essere parte della mia azienda, mi sento rappresentata nei valori etici e professionali. Deloitte è un’impresa dinamica, che riconosce i propri talenti, e offre numerose opportunità di crescita, con un’attenzione particolare alla salute dei collaboratori e alla vita privata. Siamo la principale società di revisione e consulenza al mondo e in Svizzera, negli ultimi 10 anni, abbiamo “scritto” una storia di crescita eccezionale. Ho avuto la fortuna di avere vissuto questa storia unica e questo mi ha permesso di cogliere al volo, senza esitazione, le varie opportunità che man mano si sono presentate. Ho acquisito conoscenze e competenze in parecchi ambiti, incontrato sulla mia strada professionisti di alto livello a cui ho cercato di “rubare l’arte”. Amo le sfide, mi sono impegnata con tanta passione ed entusiasmo, e sono stata riconosciuta. Deloitte mi ha sostenuto in questo percorso, con formazione specifica e continua, coaching e condivisione di preziose esperienze. Oggi sono responsabile marketing della regione Ticino e responsabile marketing Svizzera del nostro dipartimento dedicato al settore pubblico. E sono moglie e mamma felice, questo grazie anche alla mia azienda, che mi permette di conciliare l’impegno professionale con la vita privata in un connubio praticamente perfetto».

C.B.: «Nel mio caso è stata fondamentale l’esperienza giornalistica. Subito dopo l’università ho iniziato a lavorare al Giornale del Popolo dove per sette anni mi sono occupata soprattutto di cronaca cantonale. Il lavoro di redazione in un quotidiano è una delle migliori “palestre” per un neolaureato. Si impara a conoscere diversi dossier, a relazionarsi con politici e vari interlocutori e a essere rapidi nell’esecuzione in un contesto dove il tempo scorre molto veloce. Inoltre, occorre essere sempre pronti ai cambiamenti dell’ultimo minuto, con un’unica certezza: la pagina deve essere ultimata entro sera. Per il ruolo che ricopro oggi si cercava proprio qualcuno che conoscesse i media locali e svizzeri e le dinamiche della cronaca istituzionale. In seguito, per perfezionare le competenze in ambito di strategie PR, ho conseguito un post-diploma in Management della comunicazione».

F.S.: «Fin da piccola il mio desiderio era quello di lavorare in ufficio: non chiedetemi perché, ma ricordo che giocavano spesso dietro una scrivania. Lavorando in fiduciaria mi sono appassionata alla contabilità e ho intrapreso il percorso di Specialista in Finanza e Contabilità, un lavoro lineare e preciso. Come accade spesso, però, crescendo e vivendo nuove esperienze – sia lavorative che di vita – il mio carattere è cambiato e sono diventata sempre più creativa ed espansiva. Una volta “scoperto” questo lato del mio carattere ho riflettuto su ciò che sarei voluta diventare ed ho capito che quello che facevo non si sposava più con il mio modo di essere. Decisi così di cambiare lavoro, ma per farlo nel migliore dei modi ho voluto investire sulla mia crescita professionale. Mi sono quindi iscritta ad un master, l’EMBA presso la SUPSI…e non avrei potuto fare scelta migliore! Intraprendendo questo percorso mi sono infatti avvicinata al mondo del marketing, della comunicazione e delle relazioni pubbliche, che mi hanno da subito coinvolta ed appassionata. Concluso questo percorso sono quindi entrata a far parte del team del Centro Porsche Lugano come responsabile vendita e marketing: il Direttore dei Centri Porsche Ticino, Ivan Jacoma, credeva che una donna potesse coprire al meglio questa posizione in un ambiente prettamente maschile. Per me questo ha rappresentato sicuramente una grande sfida, ma anche l’inizio di un percorso lavorativo che mi sta portando enormi soddisfazioni! Amo imparare ogni giorno cose nuove e sono convinta di avere ancora molta strada da percorrere, ma la passione, l’ambizione, la perseveranza, la resilienza e l’umiltà mi spingono ogni giorno a migliorarmi».

S.M.: «La mia esperienza in IBSA è piuttosto recente. Come formazione sono un medico ricercatore universitario e fino a 10 anni fa ho lavorato all’università sia come professore che come scienziato in laboratorio con crescenti responsabilità. Ad un certo punto della mia vita ho voluto vedere cosa ci fosse dall’altra parte, nel mondo privato e la IBSA mi ha permesso di sviluppare al suo interno diversi progetti con la Fondazione IBSA per la ricerca scientifica che ho molto a cuore e poi di occuparmi anche della comunicazione aziendale e della responsabilità sociale dell’azienda. Quindi sono stati tutti passaggi molto graduali a responsabilità crescenti».

M.B.G.: «La prima tappa è indubbiamente rappresentata dalla scelta di un percorso accademico in ambito economico che mi ha permesso di acquisire conoscenze e competenze approfondite nell’area del management aziendale. Il mio percorso lavorativo è iniziato nell’ambito della consulenza aziendale, consentendomi di operare in svariati ambiti e di conoscere molteplici realtà aziendali ed istituzionali. L’esperienza maturata e la passione per il marketing e la comunicazione, emersa già durante gli studi universitari, mi hanno permesso di acquisire nel 2011 il ruolo di Responsabile Marketing della Comunità tariffale Arcobaleno e di giungere, nel 2018, a ricoprire la funzione di Capo Servizio Marketing per le Ferrovie Autolinee Regionali Ticinesi. Un percorso di crescita nel quale, come donna, ho dovuto conciliare il ruolo di moglie e mamma. Un percorso che non ritengo ancora concluso e che auspico possa progredire ulteriormente permettendomi di avere un ruolo di ancora maggiore responsabilità all’interno della mia azienda».

Si ritiene – a torto o a ragione – che il Marketing e le PR siano settori aziendali in cui le donne hanno modo di esprimere al meglio le proprie competenze. Condivide questa affermazione e perché?

G.C.M.: «Diversi studi hanno confermato che le donne preferiscono attività nelle quali sono coinvolte persone, mentre gli uomini preferiscono invece attività in relazioni ad oggetti. Al di là di questo, secondo me, una donna o un uomo può esprimersi al meglio in qualsiasi ruolo per il quale ha le necessarie competenze e soprattutto grande passione, interesse, curiosità e motivazione».

A.P.: «Credo che questa affermazione sia il frutto di un retaggio culturale. Vero che in questo ambito sono professionalmente attive molte donne, ma altrettanto vero che si ritrovano diversi professionisti uomini, ugualmente validi. Mi piace inoltre ricordare tutte le donne che con grande successo hanno intrapreso la carriera in svariati ambiti professionali, anche quelli in passato di dominio prettamente maschile. Le competenze prescindono da distinzioni di genere e la diversity è una ricchezza in ogni ambito, per questo va riconosciuta e valorizzata. Sono convinta che, oltre alle competenze che si acquisiscono sui libri e con l’esperienza, siano anche passione, criticità, dedizione ed etica per la propria professione a fare la differenza e che questo sia apprezzato da chi collabora con noi, siano essi clienti, collaboratori o datori di lavoro. Questo è il mio vissuto quotidiano».

C.B.: «La condivido in parte. Sicuramente si tratta di un settore in cui le competenze comunicative, relazionali e redazionali giocano un ruolo importante. Molte donne dispongono di queste caratteristiche e dunque trovano, nell’ambito del marketing e della comunicazione, una dimensione giusta per loro. Ma, come sappiamo, le donne si sono affermate in tutti gli ambiti – dalla scienza alla tecnologia, dalla medicina alla finanza – e quindi pare riduttivo associare un sesso a specifiche competenze. Allo stesso modo, nei lavori che ruotano attorno alla comunicazione, vediamo spesso anche gli uomini eccellere».

F.S.: «Credo che tutti abbiamo un lato “femminile” più o meno sviluppato. Ognuno di noi, a modo suo, è caratterizzato da empatia, sensibilità e creatività. Per lavorare in questo settore sono tutte caratteristiche fondamentali e non bisogna necessariamente essere donne per possederle – come del resto non è necessario essere uomini per essere carismatici, decisi e avere la capacità di osare. Sicuramente, possiamo ammettere che i ruoli culturalmente attribuiti alla donna nella storia – come ad esempio, il prendersi cura della famiglia e della casa – abbiano avuto un ruolo nel favorire lo sviluppo di doti comunicative, relazionali e di attenzione al dettaglio nel genere femminile. Questo potrebbe in qualche modo rendere le donne più portate a professioni legate alla comunicazione. Certamente, con l’emancipazione della donna la situazione è sostanzialmente cambiata. Il fatto però di essere cresciute con famiglie con questo tipo di cultura ci ha trasmesso valori importanti che cercheremo sempre di rispettare e trasmettere al nostro prossimo. Tengo comunque a rimarcare che oggi, essere donna o uomo non è più un fattore preponderante come un tempo: oggi le cose davvero importanti per aver successo nel mondo del lavoro sono la voglia di fare, la predisposizione ad imparare, il desiderio di mettersi continuamente alla prova e la passione che riusciamo a trasmettere ogni giorno nella nostra attività, indipendentemente dal genere».

S.M.: «Le donne, senza voler essere troppo generici, hanno una grande capacità a lavorare per obiettivi, ad essere multitasking e ad essere resistenti. Hanno durante la loro vita l’organizzazione nella testa. Il Marketing e le PR sono settori dove si possono sviluppare nuove e coraggiose idee, ma direi che in ogni settore aziendale, commerciale, ricerca, human resources, legale, le donne possono e devono essere portate ad avere posizioni di maggiore responsabilità».

M.B.G.: «Non condivido questa affermazione. Il luogo comune delle professioni tipicamente femminili e maschili deve essere, a mio avviso, superato. Nella mia azienda, ne ho la prova evidente ogni qualvolta incontro le colleghe alla guida dei nostri mastodontici bus. Le doti per avere successo nell’ambito del marketing vanno ricercate altrove e, in particolare, nel “saper essere” oltre che nel “saper fare”: creatività, diplomazia, intraprendenza, innovatività, apertura mentale, propositività, doti organizzative e capacità analitiche…intuizione. Solo per citare alcune doti a mio avviso indispensabili».

Il Marketing costituisce un settore dove la digitalizzazione sta rivoluzionando radicalmente tecniche e conoscenze. Un’opportunità o un ostacolo in più da superare?

G.C.M.: «Una grande opportunità! Basti pensare all’importanza degli eventi virtuali in un periodo ricco di sfide come quello pandemico. Grazie alle varie piattaforme online è stato possibile continuare a organizzare eventi in pieno lock-down, consentendoci di restare in contatto con clienti e collaboratori. Tutto ciò sarebbe stato impensabile 20 anni fa. Inoltre, nel marketing la gestione di banche dati tramite intelligenza artificiale sta portando benefici, permettendo di individuare in tempo reale i prodotti più o meno venduti, le tendenze future e in modo sempre più preciso le preferenze e le esigenze dei consumatori. La maggiore sfida della digitalizzazione è rappresentata dai crimini informatici. In quest’ambito l’anello più debole della catena resta la persona: un attimo di distrazione, una password troppo semplice o scritta da qualche parte e l’intrusione nel sistema diventa purtroppo possibile con tutte le conseguenze del caso».

A.P.: «La digitalizzazione rappresenta senza dubbio un’opportunità di progresso anche nel marketing. Offre delle risorse inestimabili per comprendere ancora meglio i nostri mercati di riferimento e raggiungerli in maniera sempre più efficace. Ma questo non significa mettere da parte il marketing tradizionale, che va invece integrato con il marketing digitale, in un mix bilanciato. La vera sfida della digitalizzazione, insita in qualsiasi cambiamento, come ci insegna la storia, consiste piuttosto nella conoscenza, in questo caso nell’acquisizione di nuove competenze, ma questo è un aspetto per me stimolante. Importante essere aperti al nuovo, cosa peraltro fondamentale nella nostra professione».

C.B.: «Senz’altro un’opportunità. Siamo passati da un’epoca in cui si lavorava “anche” sui canali digitali, a un’altra dove queste piattaforme sono diventate le colonne portanti di tutte le attività. In ambito turistico, ad esempio, la digitalizzazione sta permettendo al marketing di essere molto più incisivo ed efficace. Disponiamo di molte più informazioni rispetto al passato sui nostri visitatori e questo ci permette di selezionare meglio target e canali, risparmiando risorse. Questo vale anche per le PR che in origine avevano come mezzo di comunicazione principalmente i media tradizionali mentre oggi si sono adeguate ai nuovi contesti digitali, alle nuove dinamiche ed ai nuovi interlocutori utili al successo dell’impresa».

F.S.: «Ciò che è nuovo spesso spaventa, ma porta anche grandi opportunità. La digitalizzazione ha trasformato il marketing territoriale in una realtà mondiale: internet e i social network, ci aiutano a farci conoscere in tutto il mondo in modo sempre più rapido e pervasivo. È però necessario prestare attenzione a questa visibilità amplificata, perché quest’ultima moltiplica anche la possibilità di commettere errori e di farsi trarre in inganno da informazioni false o non verificate. La digitalizzazione è sicuramente un’opportunità, ma va contestualizzata e applicata rispettando i tempi di assimilazione della propria clientela. Questo è possibile solo confrontandosi e mantenendo un contatto costante con le persone che si affidano alla qualità del nostro servizio. È proprio per questo che noi dei Centri Porsche teniamo molto ad organizzare eventi: ci permette di mantenere questo filo diretto con i nostri clienti, di prenderci cura di loro e di trasmettere loro emozioni. Direi quindi che non bisogna temere il cambiamento, anzi! Secondo me il segreto è non lasciarsi impressionare (in positivo o in negativo), ma saper valutare con lucidità e realismo come accogliere le novità e utilizzarle per cambiare la propria attività in meglio. È un po’ come quando ci si appresta a correre una gara automobilistica: scaldare il motore e preparare la vettura è certamente importantissimo, ma sono il sangue freddo e la lucidità durante la corsa che permettono ai grandi piloti di vincere… e ogni riferimento a Porsche è ovviamente casuale!».

S.M.: La digitalizzazione non divide per generi, ma al limite per età. Ritengo che le donne anche in questo possano svolgere un ruolo determinante. Se vediamo le percentuali di ingegneri informatici donne che attualmente sfornano le università principali europei si resta basiti dalla straordinaria crescita della percentuale di donne che si laureano e vengono assunte nelle aziende con ruoli di crescente responsabilità, sia nel marketing digitale sia nei reparti informatici delle corporation. Non dobbiamo farci spaventare dalla digitalizzazione, ogni passaggio è impegnativo, richiede studio, un cambio di abitudini e flessibilità mentale, ma al contempo da delle possibilità sempre nuove di fare cose straordinarie e flessibili. Se le aziende non si fossero digitalizzate (predisposte alla digitalizzazione) durante questi mesi di lockdown e telelavoro sarebbero andate in crisi mentre l’hanno tutto sommato ben sopportato e ora possono applicare al loro interno anche nuovi format».

M.B.G.: «La digitalizzazione rappresenta una grandissima opportunità a patto che si sia disposti a restare costantemente al passo con i tempi. Tecniche e conoscenze sono mutate radicalmente così come sono cambiate le dinamiche di interazione con il mercato. L’informazione e la comunicazione sono più immediate e globali. La conoscenza del mercato è più approfondita e la possibilità di dialogare in modo mirato con i diversi segmenti di mercato offre opportunità sempre maggiori. La digitalizzazione permette inoltre di sviluppare sinergie ancor più strette con i partner strategici. Per la promozione turistica della Ferrovia delle Centovalli, l’interazione continua con i partner del mondo turistico ticinese e svizzero, soprattutto nei canali digitali e tramite i social media, sono ad esempio un fattore critico di successo determinante per le nostre campagne di comunicazione».  

Sono passati soltanto 50 anni da quando le donne svizzere hanno iniziato ad avere riconosciuto un ruolo politico e sociale. A che punto siamo dal punto di vista dei risultati ottenuti e quanta strada resta da percorrere?

G.C.M: «Da un lato i risultati concreti ci sono, per esempio la presenza femminile media nei consigli d’amministrazione aziendale in Svizzera è oggi pari al 25,5% rispetto al 14,9% del 2015 e la quota femminile in parlamento è del 40%, ossia nettamente superiore a quella degli Stati Uniti e di molti paesi europei. C’è ancora margine di miglioramento. Di fatto oggi le donne assumono ancora la maggior parte dei compiti domestici e di cura dei figli, spingendole spesso a scegliere attività a tempo parziale. Per cambiare i tradizionali modelli di ruolo e ridurre i pregiudizi cognitivi e ci vuole tempo. Un esempio positivo che vorrei citare riguarda proprio l’eliminazione di pregiudizi: molte orchestre hanno deciso di condurre le audizioni di nuovi musicisti dietro a un telone. In questo modo, chi decide non vede il musicista, ma sente unicamente la musica. Grazie a questo processo le decisioni sono prese unicamente in base alla bravura del musicista e ciò ha portato a un aumento significativo delle donne nelle orchestre».  

A.P.: «A guardarsi indietro, impressiona vedere quanta strada sia stata percorsa in così poco tempo. Ed è bello vedere come oggi ci si impegni per proseguire in questa direzione dove sono certa matureranno altri frutti. Sento che c’è l’impegno da parte di tutte le istanze affinché questo sia reso possibile e c’è sempre più riconoscimento del ruolo della donna in tutti gli ambiti, professionali e non. L’unico rischio che vedo è quello delle forzature, perché pregiudicherebbe la genuinità dello slancio e degli intenti che finora hanno trovato riscontri positivi».

C.B.: «Quando si parla del lungo cammino verso il suffragio femminile in Svizzera, sembra di parlare di un’altra epoca. Mi sorprende sempre pensare che mia mamma, e le donne della sua generazione, sono state tra le prime a poter esercitare un diritto fondamentale come quello di voto. Dal 1971 a oggi molta strada è stata fatta, ma molta resta ancora da compiere. Penso in particolare al divario retributivo che, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), continua a rappresentare una delle ingiustizie sociali più diffuse a livello globale. Secondo uno studio realizzato proprio dall’OIL in 70 nazioni, le donne in media guadagnano il 20 per cento in meno degli uomini. È un tema delicato e insidioso, di cui non si discute ancora abbastanza».

F.S.: «Come dicevo, il cambiamento è un’opportunità, ma a volte serve del tempo perché i frutti siano evidenti. Inoltre, la mentalità delle persone cambia con le nuove generazioni e con l’insegnamento che la società trasmette loro. Personalmente, penso che in 50 anni abbiamo fatto passi da gigante: non solo abbiamo quasi raggiunto una quota paritaria in politica tra donne e uomini, ma anche le aziende non sono più così restie nell’affidare a noi donne posizioni importanti e strategiche. Questo non significa che siamo arrivati, anzi: la strada da percorrere è ancora lunga e in molti casi tortuosa, ma in fondo va bene così… se fosse tutto facile la vita ci donerebbe probabilmente qualche soddisfazione in meno e non apprezzeremmo la fatica fatta per raggiungere il traguardo. Oggi sono fiera di aver raggiunto obbiettivi diversi da quelli che pensavo all’inizio e di aver avuto il coraggio di cambiare percorso quando ho sentito che era arrivato il momento di farlo: per me questi traguardi sono davvero importanti e avere l’opportunità di poter raccontare la mia esperienza su questa rivista mi gratifica molto, sia come donna che come professionista. Voglio quindi ringraziare di cuore chi ha creduto e crede in me, avendomi affidato e continuando a darmi la possibilità di ricoprire un ruolo importante in un settore – quello automobilistico – tradizionalmente maschile. E voglio anche rivolgermi a tutte le donne con un’esortazione: non abbiate paura di mettervi in gioco e puntare in alto. Con la passione, la determinazione e la voglia di fare si può arrivare ovunque!».  

S.M.: «Parlando della Svizzera italiana, dove la IBSA è parte integrante del territorio mi sembra che dal punto di vista politico siamo ancora indietro. Nel governo del cantone non ci sono donne, non ci sono donne Sindaco nelle principali città del cantone e non mi sembra ci siano particolarmente sviluppi in questo senso. Mi sembra che in questo ci sia ancora tanto, ma tanto da fare. Penso che anche nella politica un’impronta femminile vera, non cioè donne che vogliono fare i maschi, potrebbe produrre un senso di multiculturalità e una diversa dimensione che forse alla politica manca per intraprendere scelte coraggiose».  

M.B.G.: «Sono caduti alcuni tabù e sono stati raggiunti dei traguardi importanti nell’uguaglianza tra uomini e donne ma la strada da percorre è ancora lunga. Per una donna che decide di avere una famiglia conciliare lavoro e carriera non è ancora scontato ed è spesso un fattore penalizzante per la crescita professionale. La mia sensazione è che si tratti di un percorso a due velocità che, nel caso della donna, subisce una battuta d’arresto quando arrivano i figli, soprattutto se si decide di ridurre la percentuale lavorativa. Non penso tuttavia che si possa generalizzare, molto dipende dal vissuto e dagli obiettivi personali e anche dal contesto extra-lavorativo. Per quanto mi concerne, nelle realtà aziendali in cui ho operato i ruoli dirigenziali sono sempre stati ad appannaggio degli uomini. Riuscire ad affermarsi in questo contesto non è facile ma amo le sfide e continuerò a seguire la via tracciata in questi anni per poter contribuire al successo della mia azienda e della mia carriera professionale». 

Il contributo di Daniela Gugliotta Bagaian, Marketing Director di Lugano Region.

«La passione per la scoperta di nuove culture e nuove nazioni hanno sempre riempito i miei occhi fin da bambina: ricordo in particolare l’emozione che provai quando all’aeroporto vidi per la prima volta decollare un aereo verso il cielo infinito…in quel momento compresi che la mia vita personale e professionale sarebbe stata legata al mondo del turismo. Dopo gli studi, diverse esperienze professionali nel settore dell’hotellerie e una lunga esperienza nel settore turistico e dei viaggi all’estero, ho assunto il ruolo di direttrice Marketing presso Lugano Region. Grazie al mio percorso professionale ed accademico ho potuto maturare diverse esperienze in ambito nazionale ed internazionale, che mi consentono di avere una visione a 360 gradi sul turismo, sia dal punto di vista degli stakeholders che dei visitatori, al fine di contribuire a promuovere e far scoprire la splendida regione del Luganese a chi non ha ancora avuto la fortuna di conoscerne le sue bellezze e le sue peculiarità. Il Marketing richiede creatività, un’attenzione al dettaglio, una sensibilità verso i messaggi, spiccate capacità di relazioni pubbliche oltre a competenze manageriali e flessibilità cognitive al fine di poter rispondere all’evoluzione della domanda di mercato. Il settore non è quindi differente da altri rami dell’economia, dove il ruolo assunto può dipendere anche dall’affinità e dagli interessi personali. Un aspetto comune a chi lavora nel settore Marketing, in particolare nel settore turistico, è la passione necessaria a trasmettere le emozioni al futuro ospite della destinazione. Soprattutto oggi dove la concorrenza con altre destinazioni nazionali ed internazionali è molto forte, è necessario essere lungimiranti e, pur avendo obiettivi chiari, essere pronti a adattarsi per rimanere competitivi. Fin dagli inizi, il Marketing moderno è stato soggetto agli effetti dell’evoluzione tecnologica che ha modificato il modo di comunicare e di interagire con l’utente finale. Oggi la digitalizzazione dei processi aziendali, la fruibilità delle informazioni, la possibilità di accedere a prodotti e servizi tramite le piattaforme digitali rappresentano un’opportunità per il settore turistico in quanto consentono di avere un approccio più diretto con il consumatore e con l’ospite della destinazione. Similmente la progressiva introduzione di nuove tecnologie per interagire con gli utenti offre utili strumenti per poter accompagnare il consumatore durante il suo customer journey, dalla fase di awareness alla decisione di acquisto del servizio o del prodotto. Negli ultimi due anni, a causa della situazione pandemica globale, il processo di digitalizzazione è stato fortemente accelerato e chi ha saputo adattarsi alle nuove esigenze del momento ha potuto beneficiarne. Nello stesso tempo però la digitalizzazione nel Marketing richiede maggiori investimenti e più risorse al fine di rimanere sempre aggiornati, come Lugano Region, che grazie ai canali digitali, i social media e la piattaforma di monitoraggio del sentiment della destinazione Travel Appeal, rimane al passo con i tempi e con le nuove tendenze di mercato. La situazione è chiaramente migliorata e sempre più donne assumono ruoli di responsabilità sia nel settore pubblico che nel settore privato. Sebbene vi siano ancora numerosi stereotipi, c’è una maggiore presa di coscienza delle opportunità professionali offerte alle nuove generazioni e alle giovani donne che scelgono di perseguire con impegno e con determinazione la loro carriera».