Sembra un dirigente da Silicon Valley, con quell’immagine da manager all’avanguardia, professionalissimo e incredibilmente attento al fattore umano. Alla mano, simpatico, poliglotta, di certo sportivo. Ce lo immaginiamo che si sveglia ogni mattina prima dell’alba per i suoi 20 km di corsa e poi si butta con passione verso la sua mission: progettare e mettere sul mercato elettrodomestici da cucina sempre più tecnologici, davvero utili a risolvere i piccoli problemi quotidiani, facili da assemblare per i produttori, attenti all’ambiente e belli da vedere. Daniel Arler a partire da febbraio 2016 è a capo della divisione Major Appliances Emea, non che Executive Vicepresident di AB Electrolux. Nel gruppo dal 2002, il manager nato in Olanda è stato fra i protagonisti di Eurocucina FTK 2018, all’interno del Salone del Mobile di Milano, e ci ha regalato una mezzora davvero ricca di spunti.

Partiamo parlando di lei: quali soddisfazioni in questi due anni, o poco più, di incarico?

«Soddisfazioni enormi! Soprattutto nel conoscere tutta le persone che fanno parte del nostro gruppo. Qualunque azienda è fatta di persone e sto avendo davvero la possibilità di conoscere i tantissimi talenti che abbiamo la fortuna di veder lavorare all’interno o a fianco del brand. Ogni giorno cerco di visitare le nostre sedi, conoscere coloro che lavorano con noi, e sono sempre più sorpreso di quanto talento giri intorno ai nostri elettrodomestici. Gente con idee fantastiche e passione incredibile».

Anche tastando il polso del mercato e della produzione qui al Salone, che idea si è fatto del futuro del settore? E in particolare di quello del vostro brand?

«Innanzi tutto mi lasci dire che sono molto contento che la Fiera vada così bene, abbia una tale affluenza di pubblico ed espositori. – Infatti è un giorno per soli addetti al settore e i padiglioni sono comunque strapieni, N.d.R. – Mancherebbe altrimenti un’esposizione internazionale così importante in Europa. Ci accorgiamo di questo soprattutto dalla grande affluenza di non europei, cinesi e mediorientali in primis. Parliamo di certo della fiera leader nel mercato europeo. Dove va il settore? Siamo qui proprio per scoprirlo, per parlare con tutti gli agenti della filiera, prima ancora che per tastare il polso dei consumatori. Siamo molto interessati a parlare soprattutto con i mobilieri, per capire materiali, colori, formati: vogliamo fornirgli prodotti che gli permettano di vendere il maggior numero di cucine! Quest’anno abbiamo posto grandissima attenzione anche nel progettare elettrodomestici da incasso che siano veramente facili da installare. C’è un modello che mi sono cimentato personalmente a inserire e l’ho fatto con successo – ride – quindi può farlo davvero chiunque. Lo scopo è quello di semplificare e soprattutto velocizzare il lavoro dei mobilieri».

Risultati professionali, risparmio energetico e connettività. Questi mi sembrano essere i vostri capisaldi a EuroCucina 2018. Come si realizzano e quanti sforzi prevede in fase di progettazione un obbiettivo simile?

«Per quanto riguarda i risultati, noi ambiamo sempre ad una taste experience, perché non puoi parlare – neanche con gli chef professionali – di watt o di gradi. Alla fine la domanda è sempre “Ok, perfetto. Ma in fondo, cucinando con i vostri elettrodomestici, il sapore com’è?”. Per quanto riguarda la connettività, bisogna ammettere che in questi ultimi anni ha rappresentato per noi un obbiettivo importante. Ma, anche in questo caso, ci interessa solo nella misura in cui risolve problemi, semplifica le cose in cucina, regala strumenti per aumentare il gusto dei piatti. Quando ci propongono nuove idee, progetti nuovi, chiediamo sempre, a nostra volta, “ok, ma alla fine il gusto ci guadagna?” A conti fatti, abbiamo scelto di sviluppare qui progetti in cui la connettività ci aiutava a risolvere problemi quotidiani: pianificare la settimana, dando cibo gustoso e soprattutto sano. La mamma o il papà aprono l’app che dà loro ispirazione: cosa vuoi mangiare?, allergie, prodotti stagionali, prodotti in offerta questa settimana. Fai un piano settimanale e lo mandi direttamente al tuo supermercato di fiducia, ordini la spesa e programmi la consegna. Poi devi prepararlo, ancora prima di cucinarlo. Ecco allora che senza uscire dall’app, hai dei video tutorial, di 7 secondi, che passaggio per passaggio ti insegnano a pulire l’ananas o a spinare il pesce. E poi ovviamente sostegno nella cottura, per esempio preriscaldi il forno e gli dai il setting, avendo anche la possibilità di far partire le pietanze in modo differenziato, per avere tutti i piatti che ti servono pronti contemporaneamente».

L’avessi visto 10 anni fa, mi sarebbe sembrata fantascienza. Eppure non vi potete fermare: cosa vi inventerete ancora?

«La ricerca parte sempre dal capire dove va il consumatore, che cosa vuole. Ciò che più è cambiato rispetto al passato è la velocità con cui le tecnologie nuove si diffondono. La grande sfida è proprio legata a questo. Noi abbiamo aperto un centro di customer experience in Svezia, dove la gente arriva e semplicemente cucina e noi stiamo a guardare. Per esempio la nuova interfaccia delle nostre lavastoviglie l’abbiamo studiata così. Perché? Oggi non è più possibile dire al consumatore, a mo’ di intervista, “cosa vorresti? cosa ti piacerebbe?”, perché la tecnologia è incredibilmente veloce e si muove verso campi che il consumatore non può immaginare, preventivare. Deve invece mettersi sul campo e provare. Nel nostro centro, vengono e “giocano”, provano a usare gli strumenti che noi immaginiamo possano essergli utili e farli felici e osservando il loro senso di soddisfazione nel veder risolto un problema o la loro frustrazione nel non riuscire ad usare uno strumento, ci facciamo venire idee nuove veramente a misura dei bisogni e delle capacità dell’utente. Se tu dici al consumatore “vorresti parlare con il tuo forno?”, come può risponderti? Le potenzialità non sono immaginabili senza un’esperienza diretta. Oppure, al contrario, un’idea può sembrare strabiliante, rivoluzionaria, e poi invece quella tecnologia si rivela solo “di bellezza”, senza un reale vantaggio nella vita quotidiana».

Vendere elettrodomestici in Ticino deve essere un po’ come andare a proporre opere d’arte a Firenze. È un territorio davvero difficile o al contrario per voi rappresenta una fetta importante del mercato?

«Noi siamo in Svizzera da tanti anni, abbiamo un business molto ben radicato. C’è un fabbricante svizzero per noi fondamentale, molto forte, e siamo contenti della nostra quota sul mercato, ma riteniamo ci siano ancora ottimi margini di crescita, siamo molto positivi a riguardo. Infatti a Swissbau 2018 abbiamo presentato il nuovo progetto “Electrolux Millennium, il nuovo design per la Svizzera”, un assortimento completamente dedicato e ideato pensando alle particolarità del vostro mercato. Sul Ticino in particolar modo abbiamo poi molto puntato nell’ultimo anno: abbiamo rinnovato il centro Electrolux e a settembre aperto una nuova Taste Gallery a Manno, dove si possono guardare i più moderni apparecchi e soprattutto si possono vivere, grazie a corsi di cucina ed eventi organizzati».