Ultimamente ha fatto molto discutere il progetto di creare una spiaggia lungo il golfo di Lugano. Tra l’altro questa idea era già stata da lei proposta molti anni fa e già allora aveva generato curiosità, anche se poi tutto si arenò. La sua idea è ancora attuale?
«È folle pensare che quell’idea possa risolvere oggi i problemi della città. Neppure allora quell’idea, da sola, avrebbe funzionato. A quei tempi, la spiaggia era una piccola parte di un grande progetto che voleva destare Lugano dal pericoloso torpore dal quale ancora oggi non si è ripresa. Eravamo un gruppo di persone che avevano Lugano nel cuore e che non avevano alcun secondo fine. Ci chiamavamo LuganoSi! Già allora avevamo intuito che, senza una reazione immediata, Lugano avrebbe perso l’opportunità di rendersi speciale e unica, riposizionandosi e rendendosi di nuovo attrattiva, dopo la fine dell’epoca bancaria grazie alla quale Lugano aveva costruito la sua fortuna dal dopoguerra in poi».
Cosa prevedeva quel progetto?
«Il progetto prevedeva lo sviluppo e il riordino di diverse zone della città, conferendo ad ognuna una destinazione chiara, efficiente e funzionale alle attività preposte. Per le aree circostanti le sponde del Cassarate, dal ponte di Viganello in giù, erano previste molte soluzioni interessanti. A lago trovavano posto il reparto espositivo e quello congressuale, che vantavano sul fronte lacustre il Lido, i campi da tennis e il Circolo Velico. L’Ex Macello, che congiunge il Centro degli studi Cantonali di viale Cattaneo, la Biblioteca, l’Istituto Elvetico e l’Università, veniva trasformato in un centro di interessi e attività utili alla buona crescita e all’intrattenimento degli studenti di tutta la macro area cittadina. Al Parco Ciani venivano tolte le recinzioni per regalare i suoi splendidi giardini alla popolazione e guarire il parco dai suoi ormai antichi mali. Alla via Nassa e alla via Pessina veniva messo invece un tetto, trasformando il centro di Lugano in una grande Mall coperta dove poter fare shopping e mangiare in mini ristoranti per una ristorazione moderna e accattivante. Naturalmente era prevista anche la riapertura della funicolare degli Angioli così come quella delle fontane che erano previste fronte all’odierno LAC. A lago la passeggiata del golfo si allacciava a quella prevista a Paradiso (andate a vedere la bellezza delle rive di quel Comune) e terminava all’altezza dell’Hotel Villa Castagnola. Lungo la riva a partire da piazza Luini e giù fino all’ Imbarcatoio di Paradiso, si proponeva di togliere tutti quegli alberi dai sapori nordici che impediscono completamente la vista sul lago, per sostituirli con alberi, fiori e piante dal gusto mediterraneo e, sul fronte, la discussa distesa di sabbia fine. Una spiaggia con almeno 3 punti di ristorazione per soddisfare le esigenze dei turisti e della popolazione locale».
Ma come era possibile far fronte a tanta progettualità?
«Innanzitutto è utile ricordare che noi avevamo lanciato quelle idee per ridestare l’opinione pubblica e rendere attenta la politica. Non c’era arroganza, ma solo la voglia di dare un nuovo sviluppo a Lugano che poi è il traino di una regione molto più ampia. Ricordo che allora anche la Polizia di Lugano aveva proposto di rendere operativa un’unità di Poliziotti a cavallo. A quell’epoca tutte queste iniziative suscitarono curiosità, interesse, ma anche ilarità, ma noi avevamo anche valutato i costi e gli investimenti elaborando una strategia per garantirne la copertura, attraverso l’emissione di obbligazioni, aperte per sottoscrizione al pubblico, aziende, istituti e privati cittadini».
Ma perché non se è fatto niente di tutto ciò?
«Il ticinese, lo sono anch’io e perciò lo posso dire, è per sua natura una persona troppo astiosa e invidiosa per facilitare e quindi consentire lo sviluppo di progetti che hanno una visione a lungo termine. Qui la gente gioisce di più per uno a cui è andata male, piuttosto che per uno a cui è andata bene. Noi vogliamo tutto e subito ed è indispensabile che ne abbiamo un beneficio personale diretto, sennò non ci interessa. Questi, o altri progetti e idee che possono portare a un cambiamento nel posizionamento di una regione, necessitano pianificazioni, studi, investimenti e costruzioni, per cui i risultati si vedono nel ventennio, non nel corso dei 4 anni di mandato politico di un legislativo comunale. Se a questo si aggiunge che il clima politico è di quelli ultra populisti, per cui nessuno osa proporre o promuovere niente e che oggi siamo nel 2019 e dunque un’idea che venisse proposta oggi porterebbe a dei risultati, ammesso che funzioni, nel 2040, ci si rende conto che è davvero tardi, troppo tardi per evitare che la splendida Lugano, quel meraviglioso e sincero bacio che Dio ha dato alla terra, si trasformi in un prezioso dormitorio. La verità è che era già tardi 12 anni fa quando ci abbiamo provato noi, ed eravamo in tanti a far parte di Lugano Sì.
Che consiglio si sentirebbe di avanzare nella situazione attuale?
«Uno bello grosso! Oggi si spende quasi meno andando in viaggio che restando a casa propria… Bisogna viaggiare e vedere cosa fanno e dove sono arrivati gli altri. Sono molto più avanti di noi pressoché ovunque! Non bisogna nemmeno andare lontano, lo si vede anche spostandosi in giornata poco più a nord e poco più a sud. Non fanno più uso delle capanne, dei capannoni, dei tavoli di legnaccio, delle panchine campestri e delle luci a ghirlanda da un bel po’. Non serve a niente vantare il benessere se a questo non si affianca anche l’ambizione di voler essere sempre migliore e più forte, integrando nel frattempo programmi che servano a raggiungere l’eccellenza dell’offerta, del prodotto e dell’accoglienza. Pensare che gli altri stanno peggio di noi è un errore. Le cose stanno cambiando e anche qui vive gente che è in grave difficoltà. Anche qui i giovani, i nostri giovani, fanno fatica a trovare i lavoro che gli consentirà di vivere In Ticino. Anche a loro, oltre che a noi stessi, dobbiamo tutti il nostro massimo impegno. Basta con l’astio e l’invidia e avanti con nuove energie, grinta, solidarietà e tanto ma tanto lavoro».