Partendo da dove? Dall’edizione dopo quella della festa, la numero 71, in programma dal 1 al 11 agosto. «Non è facile arrivare dopo un’edizione così – ammette il nuovo direttore operativo – con tutte le novità e i successi di cui ha vissuto e brillato. Allo stesso tempo però è una sfida indubbiamente accattivante».
Come si riparte dopo una cifra celebrativa?
«Lo abbiamo sempre detto, il 70° per noi era ed è stato una tappa, non un traguardo. È stato un passo importante nella nostra storia, sicuramente, ma che abbiamo voluto vivere come un momento di slancio e stimolo per guardare avanti».
Da dove parte il 71° Locarno Festival?
«Dai quasi 400 film che contraddistinguono ogni edizione. Il processo di selezione del Direttore artistico e del suo comitato è in corso, ma già dalla Retrospettiva si può intuire il vento che soffierà sull’edizione: è stata “leggerezza” la parola chiave usata da Carlo Chatrian per descrivere il percorso che sarà dedicato a Leo McCarey, padrino di Stanio e Olio».
Dal punto di vista operativo?
«Il budget confermato è di circa 13 milioni, in leggera flessione rispetto a quello dell’anno scorso, tenendo conto di alcuni contribuiti straordinari dei quali abbiamo beneficiato per il 70esimo. Dopo cinque anni in cui abbiamo dovuto attingere alla nostra riserva, che ora ammonta all’8% della spesa annua, siamo condannati a tornare a nutrirla, e questo è un primo obiettivo. Il secondo, considerata la forte crescita che abbiamo vissuto, è stato quello di consolidare l’operatività. Tutto quel che non è legato al nostro core business è stato messo in discussione. Risparmiare e consolidare comunque sono due obiettivi solo all’apparenza antitetici. Poi ce n’è un terzo, vitale: continuare a sorprendere, anche sul piano operativo. Nell’ambito della digitalizzazone integreremo nuovi standard, penso in particolare al sistema di prenotazione dei posti in sala o al relativo sistema di Digital Signage. Poi ecco il nuovo ingresso con il quale ridisegneremo l’accesso alla Piazza Grande, valorizzando ulteriormente Largo Zorzi. Guardiamo avanti e lo facciamo anche rinnovando le infrastrutture visibili».
Sale confermate?
«La bella notizia è che abbiamo confermato anche le tre del Rialto, facendo della 71esima un’altra edizione ricchissima: 12 sale più la Piazza Grande. Il PalaCinema l’anno scorso ha rivoluzionato gli equilibri, apportando una nuova dimensione al Festival e il cui potenziale, anche durante l’anno, si sta dispiegando in questi mesi. Idem il GranRex, la casa della Retrospettiva per undici giorni e a disposizione della città, in affitto, per gli altri 354».
Gli ultimi due anni sono stati gli anni de LaRotonda e del Locarno Garden…
«Rappresentano una sfida importante, lo sviluppo commerciale del Festival, e li abbiamo confermati. Vogliamo arricchire l’offerta per il nostro pubblico, tenendo ovviamente un occhio sul risultato economico in quanto attività che devono aumentare il livello di autofinanziamento del Festival. La loro conferma è la dimostrazione che pensiamo il Festival come un evento a 360°, per il quale vogliamo valorizzare al massimo anche la curatela della parte off, con RSI Rete Tre in Rotonda e con l’Associazione Turba al Garden. Per riuscire al meglio in questa sfida abbiamo innescato un processo di professionalizzazione importante, affidato a Mattia Storni, Vicedirettore operativo, che ha ridefinito processi, responsabilità e competenze».
Rotonda e Garden guardano al pubblico più giovane…
«Anche. Abbiamo voluto alzare l’asticella; la curatela dei contenuti cinematografici è tra le migliori al mondo, ora abbiamo cominciato a lavorare con la stessa logica anche sulla parte musicale. Guai però vedere questo come a un processo che snatura il Festival. No, vogliamo semplicemente posizionarlo al centro di un’offerta di intrattenimento sempre più ricca, per dare valore aggiunto al pubblico che c’è e incontrarne altri da portare al Locarno Festival. Che è e rimane un evento con al centro il cinema. Stiamo semplicemente curando anche ciò che gli sta attorno, sperando di incuriosire chi ancora non frequenta le nostre sale cinematografiche.
Pensare ai giovanissimi significa pensare al pubblico di Locarno90, o Locarno100…
«Il nostro è un Festival giovane, basti pensare all’età dei registi che presentano i loro cortometraggi in Pardi di domani o le loro opere prime o seconde in Cineasti del Presente, ai partecipanti alla Locarno Academy, a Open Doors…».
Poi ci sono i giovani dall’altra parte dello schermo. Come avvicinarli?
«È un tema sul quale ci siamo chinati lo scorso anno e dal quale sono nate due iniziative, la prima con la creazione di un comitato consultivo, lo Youth Advisory Board, che ci sta aiutando proprio a rispondere a queste domande, la seconda è Locarno Kids, un progetto che stiamo ulteriormente sviluppando. Penso in particolare a workshop, laboratori, giurie e proiezioni dedicate. Vogliamo offrire ai giovanissimi un ruolo attivo all’interno del Festival, affinché possano guardarlo con un occhio di riguardo, curioso. Sarà un coinvolgimento che idealmente non finirà all’undicesima giornata di Festival, ma che potenzialmente potrà continuare nelle scuole durante l’anno».
Tutto sembra rientrare in un’operazione di consolidamento e crescita del marchio “Locarno Festival” dopo la semplificazione del nome di un anno fa…
«Consolidamento e aderenza alla realtà. Il nostro è un brand di nicchia ma globale e sappiamo che per giocare al meglio le nostre carte anche a livello internazionale dobbiamo lavorare a partire da dove siamo, ad esempio dalla relazione con gli altri inquilini del PalaCinema. Anche sul fronte delle partnership stiamo vivendo un periodo molto interessante: le esigenze in questi anni si sono evolute, ogni partner va messo nella condizione di potersi presentare al pubblico nella sua unicità, e qui – se penso anche solo ai nostri Main Partner – abbiamo creato progetti specifici, con una distinzione tematica e geografica, che hanno fortemente rafforzato il Festival in questi anni. Basti pensare al Grand Hotel Swisscom ne laRotonda, al Locarno Garden la Mobiliare, al merchandising Manor o al tema della digital expertise, con UBS. O ancora alla nostra recente esperienza a Los Angeles, dove grazie ad Ascona-Locarno Turismo abbiamo potuto presentare una selezione dei nostri film in una città strategicamente fondamentale».
Il 1 agosto si avvicina, presto le notizie accelereranno…
«Quest’anno al centro della comunicazione tornerà il cinema. Dopo due anni di grandi novità operative i film ritroveranno il loro ruolo centrale nelle nostre parole. L’annuncio a inizio maggio dell’Exellence Award a Ethan Hawke è un primo esempio».
A nove mesi dall’inizio della navigazione e a due da quello della prima edizione al timone com’è la vita da numero uno?
«Più semplice che da numero due… (sorride, ndr). Hai la possibilità di assumerti direttamente le responsabilità, il ché in un certo senso facilita le cose. Ma sono comunque responsabilità condivise con Marco Solari, che è sia un Presidente operativo sia un coach, e con il Direttore artistico, Carlo Chatrian, con cui la collaborazione è quotidiana. Prima ancora, il nostro è un lavoro basato sulla forza della squadra, che sta attraversando un buon momento negli equilibri tra efficienza, competenze e coesione. Ruolo a parte ciò che spicca, a prescindere, è l’identità del Festival, che è un luogo di lavoro in cui cerchiamo di dare a tutti la possibilità di mettersi in gioco esprimendo il proprio potenziale. Per poter fare bene bisogna costantemente uscire dalla propria comfort-zone; uno dei nostri “credo” è affidare responsabilità a chi lavora, mettendo ognuno nelle condizioni di provare piacere in quello che fa. Credo sia un ambiente in cui l’identificazione con il proprio lavoro è molto alta».
Obiettivo numero uno per il futuro?
«Rafforzare la posizione internazionale e nazionale del Festival, garantirne la sostenibilità finanziaria e essere capaci di captare lo “Zeitgeist” e tradurlo, di anno in anno, nella migliore edizione di sempre, tutto questo potendo contare su un’impeccabile efficienza operativa».
E cosa fa di un’edizione la migliore edizione di sempre?
«L’insieme di tutti gli elementi che hanno permesso a Locarno di mantenere per 70 anni uno dei festival più importanti al mondo in un contesto globale che ormai ne conta più di 3 mila
E la direzione tecnica quando si applaude?
«Quando tutto funziona nel modo più fluido possibile, facendo sembrare ovvio il lavoro di tutto l’anno di un team che in agosto arriva a contare 800 persone».