Di Maurizio Casarola
Sono passati centocinquant’anni da allora e il fascino, assieme all’importanza scientifica del Monte San Giorgio, sono cresciuti di pari passo. Nel 2003 Unesco ha riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità questo luogo unico per la sua particolarità, tanto che alle sue falde un interessante Museo del Fossile nell’originale paese di Meride, testimonia del lavoro svolto dagli studiosi a partire dal XIX secolo arrivando fino ad oggi.
Brusino Arsizio. Come andare a visitare questo monte che riserva tante sorprendenti caratteristiche e soprattutto; in che modo poter risalire vicino alla vetta, serbando ancora le energie necessarie per vedere altre amenità sparse alle sue falde? Molto semplicemente in bicicletta. Esiste un piccolo paese adagiato sulle sponde del Ceresio, che permette questo tipo di escursione. Brusino Arsizio è un minuto centro di poco più di quattrocento anime, situato a poche centinaia di metri dal confine italiano del comune di Porto Ceresio. In una bella posizione, nella sponda di fronte a Morcote e al Monte San Salvatore sul Lago di Lugano, con un caratteristico centro storico di borgo lacustre e una interessante chiesa parrocchiale dedicata a San Michele. Questa la carta d’identità di Brusino Arsizio, che merita una visita prima ancora di procedere per il piazzale della funivia. Quest’ultima, vi trasporterà con la vostra bicicletta in un punto molto vicino alla vetta del Monte San Giorgio. La risalita fino a Serpiano località d’arrivo del percorso della funivia, è qualche cosa di sorprendente. Mano a mano che procederete lungo la costa della montagna, si dipanerà sempre più chiara la bizzarria del Lago di Lugano. Non c’è luogo migliore per poterne osservarne la bellezza e capire che il Ceresio, con le sue contorsioni negli anfratti della terra, può fare pensare alla forma di un cagnolino. Quando sarete giunti alla stazione d’arrivo di Serpiano concedetevi qualche minuto per godere del fantastico panorama dalla balconata del ristorante, ammirando di fronte a voi la vetta del San Salvatore, più a destra la parte del lago verso Lugano e Campione d’Italia e a sinistra, la sponda che volge a Ponte Tresa. Un vero e proprio solluchero per gli amanti della fotografia. Pronti ad affrontare la parte della gita dove dovrete esprimere maggiore preparazione fisica, prendete la bicicletta portandovi per poco più di un chilometro di strada sulla costa della montagna fino al Crotto dell’Alpe. Sarete nel punto più vicino alla vetta del Monte San Giorgio. I più coraggiosi potranno mettersi in marcia fino ai 1094 metri della cima, altrimenti rimettetevi in sella, portatevi di nuovo a Serpiano stazione e cominciate la discesa, sempre su strada asfaltata, avendo come meta successiva un paese che pare uscito dai racconti di fiaba.
Meride. La strada che porta a Meride è estremamente rilassante e priva di vere difficoltà altimetriche, essendo in comodo declivio. Ad un certo momento passerete sopra un ponticello stradale sul torrente Gaggiolo, che ha la sorgente poco sotto la vetta del San Giorgio e poi prosegue a valle in territorio italiano. Non sarà difficile lungo il percorso notare la presenza di animali d’allevamento, integrati nel paesaggio naturale come a creare bucoliche immagini che sembrano uscite da un quadro del Segantini. Il paese di Meride viene annunciato dai gradoni vignati, che numerosi si paleseranno prima di poter realmente entrare nel nucleo storico della località. Le antiche vie strette, alcune in acciottolato, riportano alla mente l’antico e la tradizione agreste delle genti di queste parti. Prima ancora di trovare il tempo necessario da dedicare alla visita del Museo del Fossile, fiore all’occhiello di tutto l’itinerario proposto, dedicate una visita alla parrocchiale di San Rocco nel centro storico e alla chiesa di San Silvestro, un poco discosta dal paese. Il Museo del Fossile, opera curata dall’architetto Botta, raccoglie come in uno scrigno i ritrovi archeologici di quel mondo marino popolato da migliaia di animali ed estintosi cento ottanta milioni di anni fa. Una chicca presente nell’esposizione su quattro piani, è la ricostruzione dell’unico sauro terrestre di cui si abbia sicura notizia; ovvero il Ticinosuchus. Un nome, una garanzia di provenienza.
Dalle cave di marmo al lago. Lascerete a malincuore il paese di Meride, ma vi rinfrancherete ben presto sapendo di trovare lungo il percorso altre amenità. Avviatevi in direzione di Tremona, trovando la volontà di passare per il Parco Archeologico nel bosco prima del paese. Non rimarrete delusi da quel che vedrete. Dal centro storico di Tremona dirigetevi ad Arzo, passando per la via che porta il nome delle famose cave di marmo. Prima di giungere in vista del paese transiterete dalle cave e non potrete fare a meno di notare i luoghi dell’estrazione della pietra pregiata, che servirono fra l’altro ad arricchire le facciate del Duomo di Como e Milano, oltre che famosi palazzi e monumenti sparsi per il Canton Ticino. Arzo è un paese a ridosso del confine italiano conosciuto certamente per il suo marmo, ma attualmente importantissimo per i tanti vigneti che si possono osservare un po’ dappertutto nel territorio circostante. Qui, a pochi passi dalla linea di demarcazione fra Svizzera e Italia, si vendemmiano le uve merlot che servono a creare quel Nettare di Bacco chiamato “Arzo”, prodotto con vanto ed esperienza dalla cantina Gialdi. Dopo esservi lustrati gli occhi ammirando i vigneti, riprendete buona lena pedalando verso la vicina Besazio. Per arrivare impiegherete pochi minuti, ma dovrete ancora impegnarvi sulla piccola salita che dalla strada principale sale alla chiesetta di Sant’Antonino; vale comunque la pena faticare fin li per godere delle bellezze del luogo di culto e del panorama sulla vallata del Laveggio. Dalla chiesa fino al termine dell’itinerario sarà quasi tutta discesa. Andate a Rancate e passate dalla pinacoteca Zust; un museo nella vicinanze della caratteristica piazza Santo Stefano, dove si raccolgono le opere artistiche di grandi pittori quali Giovanni Serodine, Giuseppe Antonio Petrini e Antonio Rinaldi. Ritornare a Brusino Arsizio, avendo idealmente compiuto un percorso circolare attorno al Monte San Giorgio, sarà a quel punto la più logica delle conseguenze. Dal centro di Rancate prendete la via ai Grotti e continuate fino a Riva San Vitale, quindi proseguite lungo la sponda sinistra del lago per via Pojana. Gli ultimi sforzi sui pedali e finalmente il meritato relax, magari sedendosi ai tavoli dello stupendo e recentemente ristrutturato ristorante Terminus di Porto Pojana. Una volta era un punto di ristoro delle diligenze tra San Gallo e Varese, oggi è diventato un luogo dove concedersi prelibatezze gastronomiche a base di pesce, rimanendo estasiati nel contempo dalla panoramica sul Ceresio e sul Monte San Salvatore. Non c’è cosa migliore per ripagarsi dalle fatiche appena terminate, che gustare in santa pace buoni piatti sapientemente cucinati dallo chef Andrea Levratto, accompagnando le leccornie con un ottimo calice di vino servito dal sommelier Alessandro Silva.
Un grande vino dal paese del marmo. Quando sarete nel piccolo ma prezioso centro storico di Arzo, provate ad alzare la testa verso il monte da dove scende il torrente Gaggiolo e non troverete difficoltà a scorgere diversi gradoni vitati a uve merlot che risalgono il colle. Inconfondibile nel bel mezzo della vigna, un antico e caratteristico roccolo da caccia. A Feliciano Gialdi, quando parla del vigneto dell’Arzo gli si illuminano gli occhi e ne ha ben donde. La decisione di produrre un grande merlot nel Mendrisiotto da parte della Gialdi Vini, ha qualche cosa di singolare e particolare che val la pena d’essere raccontata. L’azienda produttrice di merlot di qualità con sede alla periferia di Mendrisio, nasce nel 1953 grazie all’intraprendenza di Guglielmo Gialdi a cui negli anni ’60 si affianca il figlio Feliciano. Negli anni ’80 Feliciano decide di intraprendere l’avventura di produrre vino oltre che soltanto commercializzarlo, e acquista una piccola azienda nel Sopraceneri in località Tre Valli facendo confluire le uve di 50 viticoltori. Oggi questi sono diventati 280 e danno un totale 4500 quintali. Altra idea vincente fu quella di dare una indicazione geografica comunale ad alcuni dei suoi prodotti. Nacquero così gli ottimi e famosi Giornico Oro, Serravalle e Biasca. Mancava però un tassello, qualche cosa che completasse la gamma di vini delle terre comunali con un merlot proveniente in questo caso dal territorio del Mendrisiotto, dove nel 1953 nacque l’azienda. Nel 2006 Feliciano Gialdi creò “Arzo”, sfruttando un appezzamento di terreno quasi sul confine con il comune italiano di Viggiù, sulla via che dal centro del paese del marmo sale alle alture del Poncione seguendo la linea difensiva approntata dagli italiani nella Prima Guerra Mondiale. I profumi sono complessi e di buona intensità con note di frutta a bacca rossa, aromi mentolati e sfumature di liquirizia. Bere questo merlot, attualmente in commercio con l’annata 2012, riempe la bocca di sapori armonici facendo rimanere a lungo equilibrio e persistenza. L’enologo Alfred De Martin, che cura con passione la buona riuscita di tutti i prodotti della Gialdi così come quelli della cantina Brivio integrata all’azienda nel 2001, ritiene “Arzo” come una delle migliori creazioni scaturita dalla genialità di Feliciano. Attenzione però; non bevetelo tutto adesso. L’annata 2012 di “Arzo” esprime già il meglio dallo scorso autunno, ma potrà continuare a dare grandi soddisfazioni ai palati fino e oltre al 2022.
Box1: Il Parco archeologico di Tremona-Castello, un luogo da scoprire
Di Nadia Fontana Lupi
Il Monte San Giorgio è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’umanità da Unesco nel 2003. La varietà e ricchezza di contenuti, come i luoghi di eccellenza di questo Monte (1094m/sm), che da lontano appare molto simile alle centinaia di colline che contornano i grandi laghi dell’area alpina, ha del sorprendente ed è per questo motivo che la nostra Organizzazione Turistica è particolarmente interessata allo sviluppo di prodotti turistici in quest’area. Dal lontano 1957 una funivia collega il lago con il Serpiano, che non si trova però sulla vetta della montagna. Vale comunque la pena raggiungerla a piedi… ma questo non è che un assaggio di ciò che il Monte San Giorgio propone!I progetti legati al riconoscimento Unesco possono infatti essere ritenuti la punta di un meraviglioso iceberg. Percorrendo la strada in direzione di Mendrisio s’incontrano villaggi con nuclei che meritano di essere visitati, come quello di Meride, dove si può visitare il noto Museo dei fossili, o Arzo, dove si sta lavorando per la valorizzazione delle meravigliose cave di marmo, anfiteatri naturali di rara bellezza. Un po’ discosto dal percorso classico e forse per questo ancora più apprezzato da alcuni artisti che han trovato qui la loro dimora, troviamo un’altra perla, un luogo ancor più sorprendente: Tremona. Qui, arroccato sulla collina che sta alle spalle del villaggio abitato, raggiungibile percorrendo un comodo sentiero che parte poco distante dal centro del nucleo, si trova uno dei siti archeologici più interessanti del Cantone.Un luogo che è stato occupato per più di seimila anni, fino al XIV secolo d.C, quando è stato abbandonato in maniera definitiva per restare poi, per secoli, ricoperto dal bosco. Un’area scavata per quasi due decenni dal gruppo di volontari di ARAM che, scoperte le prime tracce e compresa l’importanza strategica del luogo, ha riportato alla luce un insediamento composto da 50 edifici fra abitazioni e depositi di derrate alimentari, oltre ad una moltitudine di reperti che ci possono permettere di capire la vita e l’organizzazione di questo insediamento rurale risalente al Medioevo, completamente dimenticato dai libri di storia. Nel mese di settembre questo sito sarà ufficialmente aperto al pubblico come Parco Archeologico, l’unico del nostro Cantone, un luogo in più da scoprire, come la ricostruzione animata in 3 D che consiglio di guardare: Clicca per guardare il video.