Aiuto, sostegno e non semplice accoglienza. Questa la mission dichiarata dal Consiglio di Stato rispetto al popolo ucraino in fuga dalla guerra. Prevalentemente donne e bambini, che hanno vissuto giorni drammatici sotto i bombardamenti e affrontato un viaggio estenuante e spesso pericoloso, tra check point e militari a bordo strada.

“Parliamo –  ha esordito Manuele Bertoli, Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport – di un esodo di profughi che non avrà uguali. La sola Svizzera ne attende fino a 40mila, 1000 persone al giorno – 40/50 nel solo Ticino – mentre il totale europeo potrebbe arrivare sopra i 10 milioni di persone”. Cifre mai viste, neanche durante le guerre mondiali o i più recenti conflitti balcanici. “La Svizzera è pronta e ogni Paese europeo deve fare la sua parte”.

Secondo Bertoli, non basta però lasciar entrare i profughi nel Paese e prestare una prima assistenza, bisogna garantire fin dai primi momenti le basi per una completa integrazione scuola/lavoro. “Anche per coloro che stanno arrivando in modo spontaneo e magari si appoggiano da amici e parenti già residenti qui”.

Secondo Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, sono già circa 200 le persone ospitate in abitazioni private da connazionali, mentre sono 250 quelle nel centro Chiasso.

“Già da ora –  spiega De Rosa raccontando quale sia l’iter all’arrivo per queste persone – tutti i profughi possono fare richiesta di protezione nei centri della Svizzera. Il luogo individuato in Ticino è a Chiasso. Tutti ottengono lo Statuto di Protezione S, dopo aver lasciato i dati anagrafici e le impronte digitali”.

A questo punto vengono identificate le persone vulnerabili, anziani e disabili, che vengono affidate a strutture socio-sanitaria. Tutti gli altri, grazie anche all’intervento di mediatori culturali e interpreti, ricevono sussidio e assistenza: “Anche le persone – continua De Rosa – che saranno ospitate da parenti e amici in abitazioni private ricevono sostegno: beni di prima necessità, vestiti, sussistenza”. Per questo resta così importante il lavoro fatto dai volontari e dalle associazioni che da giorni si stanno impegnando. In questo momento, il Consiglio di Stato è particolarmente attento all’emergenza degli spazi: “Chiunque – continua De Rosa – voglia mettere a disposizione uno spazio, può contattare i nostri uffici. Daremo la priorità alle abitazioni indipendenti”.

“Il nostro obbiettivo – conclude De Rosa – è dare serenità e solidarietà a persone martoriate e disperate. Non vogliamo limitarci a offrire loro cibo e un riparo, ma speriamo davvero di poterli aiutare a lasciarsi alle spalle l’orrore visto e subito”.

Più tecnico l’intervento del Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi che ha saputo spiegare quali siano i criteri per accogliere i profughi. “Molti si domandano come si possano evitare gli abusi, cioè l’arrivo e l’ottenimento della Statuto di Protezione S da parte di persone che vengono da altri paesi dell’est in cui non c’è una situazione emergenziale. Il primo filtro è la residenza in ucraina, che deve essere precedente al 24 febbraio 2022. Hanno diritto “all’asilo” anche – in alcuni casi – gli apolidi che possano dimostrare la propria presenza nel Paese invaso, in modo stabile da prima del conflitto. Tutti gli altri dovranno rispettare il normale iter di richiesta di soggiorno”.

Una volta compreso chi abbia diritto allo Stato, fra questi si deve comprendere quali siano le situazione e le esigenze specifiche. Continua Gobbi: “Il primo step e capire quali individui possano essere attivi professionalmente, così da aiutarli in un inserimento mirato”. Spesso infatti parliamo di persone con un buon titolo di studi o una professionalità estremamente specifica. “Bisogna identificare i giovani e i bambini che viaggiano senza famiglia. Gli anziani e i malati. E a quel punto attivare strutture già pronte, che verranno di volta in volta aperte in modo flessibile a seconda degli arrivi”.

Al momento è già attivo il centro in Valle Maggia, l’ostello appena ristrutturato, che consente di ospitare fino a 60 posti.

In chiusura dell’incontro, il Presidente del Consiglio di Stato, Emanuele Bertoli, ha ripreso la parola per spiegare quale sarà l’iter rispetto a bambini e ragazzi da inserire a scuola. “Il mio dipartimento cercherà di inserirli in modo capillare, nelle varie scuole e non tanti in pochi istituti, tenendo però comunque presente che i bambini, quando possibile, dovrebbero essere inseriti in plessi vicini al luogo in cui risiederanno, soprattutto se ospitati da parenti. In ogni caso, dobbiamo pensare che questo progetto di accoglienza scolastica deve essere gestibile e sostenibile per diverso tempo, magari anche per il prossimo anno scolastico”.
Più specifico è invece il discorso per i ragazzi grandi: “Per loro – conclude Bertoli – sarà necessario prima di tutto verificare le competenze e le aspirazioni scolastico/lavorative, per poterli poi inserire nel giusto istituto o verso il tirocinio d’integrazione, attivato durante l’esodo causato dalle guerre balcaniche”.