Lei non è un politico di professione ma vanta un’attività di ingegnere in importanti aziende private e pubbliche. Come ha maturato la sua scelta di scendere in politica e cosa si aspetta da questa esperienza?

«Mi sono interessato alla politica tardi, già trentenne. Dopo 6 anni a Zurigo, per frequentare il Politecnico, sono rientrato a Locarno per lavorare nell’industria privata.
Vivendo di nuovo la mia città e potendola vedere con occhi diversi dopo l’esperienza zurighese, mi sono trovato a desiderare un suo miglioramento e mi sono chiesto come avrei potuto contribuire a questo miglioramento.
Non dimenticherò mai, tornato da poco a Locarno, lo sguardo di un cinquantatreenne che aveva appena perso il lavoro e che si vergognava di incrociare i tuoi occhi, come si vergognava di incrociare quelli di suo figlio, Queste cose non si possono scordare. E, come questa, mille altre storie di dolore quotidiano. Non avevo alibi: dovevo assolutamente portare il mio contributo alla comunità, fare la mia parte, passo dopo passo per migliorare la qualità di vita della mia amata Città. Difficile, certo, come far seguire i fatti alle parole. Come far sì che il futuro diventi presente. Difficile come l’impegno che ogni politico dovrebbe prendere: quello di provare a rendere la vita di ogni cittadino un po’ più facile. Un po’ più felice».


Quali sono i principali problemi economici e sociali con cui la città di Locarno è chiamata a confrontarsi?

«Fortunatamente la città di Locarno da oltre dieci anni gode di una buona situazione finanziaria e ciò da un lato grazie all’oculata politica del Municipio, dall’altro per la presenza di consistenti sopravvenienze a cui si è potuto far capo. Queste sopravvenienze non sono comunque inesauribili e non necessariamente si presenteranno ancora in futuro, motivo per cui l’Esecutivo tiene sempre bene sott’occhio entrate e uscite, in modo da non fare mai il passo più lungo della gamba.
Per quanto attiene invece ai problemi sociali, come tutte le realtà che hanno conosciuto uno sviluppo del tessuto urbano caratterizzato dalla presenza di più etnie e culture, anche Locarno ha visto crescere il suo impegno per favorire l’integrazione e la serena convivenza fra tutte le molteplici e diversificate sensibilità. La nostra città ha comunque ancora la fortuna di essere piuttosto tranquilla e ben gestibile, anche grazie al buon apparato messo a punto per ciò che riguarda i servizi che si occupano della socialità e della sicurezza».


All’interno dell’assetto territoriale del Ticino quale ruolo intravede per Locarno e quali sono gli strumenti utili a raggiungere questo obiettivo?

«Purtroppo per il momento non siamo ancora aggregati, motivo per cui potrebbe risultare più difficile individuare un ruolo specifico da giocare nella “Città Ticino”in rapporto al peso che i poli già costituiti esercitano. Tuttavia, credo che Locarno potrà ritagliarsi un’importante funzione nell’assetto territoriale del Ticino giocando bene le proprie carte, soprattutto nell’ambito culturale e, più precisamente, in quello legato alla settima arte.
Abbiamo a disposizione non solo una, bensì due “locomotive”. Penso in primo luogo al Locarno Festival, evento trainante di portata mondiale, ma parallelamente anche al nuovissimo PalaCinema, che ambisce a diventare un Centro di competenza internazionale delle attività audiovisive. Entrambe queste realtà sono pure dei vettori ottimali per incrementare il settore turistico e l’indotto economico, oltre che, per l’appunto, conferire un specifica identità al Locarnese. Identità da rafforzare e consolidare attraverso delle sinergie, come ad esempio quella con il Monte Verità di Ascona».


Locarno è una destinazione importante per la musica e per il cinema con due eventi di grande richiamo: il Moon & Stars e il Festival del film. Che cosa rappresentano per la vita culturale della città?

«Due fondamentali “macchine” per sognare ed emozionare. Mi fa particolarmente piacere questa domanda perché, riprendendo quanto ho risposto in precedenza, conferma come la percezione che si ha della nostra città sia proprio quella di un polo che focalizza cinema e musica. Inutile quindi ribadire che queste componenti, questi eventi, sono di vitale importanza per Locarno e la sua vita socio-culturale, nonché economica e turistica. Per noi è molto importante che queste relazioni si intensifichino».


Che cosa si attende la città di Locarno dai grandi investimenti compiuti per dare sostegno alle attività legate al mondo del cinema?

«Posso solo ribadire che ci attendiamo molto, anche perché stiamo sempre di più “accendendo” la nostra immagine – e non solo a livello cantonale, ma nazionale e internazionale –proprio puntando su questa nostra peculiarità. Per restare nel mondo del cinema direi che il copione è pronto, si tratta ora di conferire al tutto la coreografia ideale in funzione del ciak si gira».


Sia il Moon & Stars che il Film festival hanno come protagonista Piazza Grande. È difficile mantenere un equilibrio tra grandi eventi e conservazione dei luoghi storici cittadini?

«Per fortuna non è per nulla difficile. Anche perché l’educazione e la sensibilità del pubblico sono tali da far sì che gli episodi di disturbo, o peggio di degrado, risultino rarissimi, per non dire quasi nulli. Ciò ovviamente anche grazie alla sempre ottimale organizzazione che caratterizza questi grandi eventi che fanno della nostra Piazza una delle arene e sale a cielo aperto fra le più suggestive al mondo. Un patrimonio collettivo che, verosimilmente, è entrato a far parte del DNA di tutta la popolazione».


Lei ha raggiunto una grande notorietà nel ruolo di cantante dei Vasco Jam, band tributo ticinese dedicata a Vasco Rossi. Come è nata questa passione per il rock e come pensa di conciliare questo suo amore con l’impegno politico?

«La passione per la musica nasce fin da piccolo ma purtroppo non ho mai avuto la pazienza di studiarla, perciò non so suonare nessuno strumento e sono autodidatta anche nel canto. Il rock è il genere musicale che mi da trasmette maggiore energia ed è per questo che lo amo. Ho iniziato con i Kiss e gli Status Quo, per poi passare agli AC/DC, Bon Jovi, Bryan Adams, Billy Idol e così via. Ma prediligo il rock italiano. Oltre a Vasco, adoro Negrita, Litfiba, Ligabue, Bennato.
Non ho mai avuto difficoltà a conciliare i due aspetti, musicale e politico, perché entrambi mi permettono di stare in mezzo alla gente. La musica è anche… politica: non vedo le due cose in contrasto, si può fare impegno sociale tenendolo legato alla musica».


Come trascorre il suo tempo libero Alain Scherrer quando non è impegnato nel suo ruolo pubblico?

«Il mio imprescindibile antistress è il calore, l’accoglienza e la comprensione della mia famiglia, alla quale dedico con gioia tutto il tempo in cui non sono impegnato da politica o musica. Sono inoltre un appassionato di cinema, libri e fumetti, che consumo in gran quantità a casa quando tutti stanno già dormendo».


Per finire, quale progetto vorrebbe assolutamente vedere portato a termine entro la fine del suo mandato?

«Locarno non può, nel nome della sua identità, perdere la sua vocazione all’apertura, cioè la capacità di integrare il nuovo e il diverso e non solo di contenerli entro le sue mura. La ricerca del bene per la città di tutti ha regole proprie di crescita attraverso le quali non si può non passare, pena la perdita dell’evidenza di tale bene. Esse passano per il convincimento e la pazienza.
Un comune aggregato ha la responsabilità di rappresentare l’unità, l’unità costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri cittadini. Il senso più profondo delle istituzioni sta proprio nella coscienza dell’interesse generale, che mai va smarrita nel confronto, a volte aspro, sui cambiamenti da realizzare. Credo che dobbiamo affrontare queste sfide alla luce dei valori per i quali dichiariamo di “combattere”».