L’eccellenza, nelle sue competenze, conoscenze e abilità. L’autenticità, rispetto ai suoi valori, opinioni, identità e anche desideri, emozioni, fragilità. Lo scopo altruistico, il fine ultimo di ciò che fa, che esula da sé stessa e i suoi cari. A quale di queste tre spinte evolutive del leader desidera rispondere maggiormente in futuro rispetto a quanto già fa oggi?
«Tutte sono importanti ma punto e punterò molto sull’autenticità. Anche dal punto di vista lavorativo è come un motto di vita per me, nel bene e nel male perché significa anche non avere molta separazione da chi si ha di fronte. Sono autenticamente autentica».
Si parla molto di autenticità del leader e si fa molta fatica ad uscire dalla propria area di comfort. Fin dove la prima si spinge in lei come leader?
«Ho vissuto tutta la vita fuori area di comfort anche nella mia ultima scelta: sono un ingegnere con 20 anni di esperienza in telecomunicazioni e media e 3 anni e mezzo fa ho deciso di entrare in banca. Questa è la vita che abbiamo, va sfruttata, rimanere in area di comfort è come perdere un’occasione».
In tutti c’è genialità: che ne pensa?
«Ognuno è un genio in qualcosa di diverso l’uno dall’altro».
In lei c’è genialità: che ne pensa?
«Assolutamente (sorriso), qualcosa di buono lo faccio anch’io!».
Le porgo questo specchio. C’è lei e la sua immagine riflessa. Se io la guardassi come sta facendo lei, con i suoi occhi, cosa vedrei di diverso che da qui fuori non vedo?
«Vedrebbe che mi prendo molto meno sul serio di quanto sembri».
Guardandosi allo specchio, cosa non vede o non vuole vedere di sé?
«Mia madre mi dice che ogni tanto ho un caratteraccio. Ho la risposta un po’ diretta, veloce, soprattutto nel privato».
Cosa di lei la fa sorridere?
«Essere di buona compagnia, la mia leggerezza nella vita privata».
Cosa di lei, invece, la intristisce?
(sospiro) «La paura di non avere più tempo, qualcosa che arriva con gli anni».
Da cosa scappa?
«Dalle persone cattive dentro».
Cosa, invece, vuole raggiungere?
«La serenità (risata), con l’età purtroppo si è più ansiosi».
Cosa la tenta?
«Difficile…l’idea a volte di vivere in un’altra nazione, in un altro posto completamente diverso, in un altro contesto, con un’altra esperienza di vita».
A cosa, invece, rimane aggrappata?
«Al territorio, alla famiglia, alle origini»
Tornerei a vivere in Ticino se…
«…non dovessi più lavorare!».
Lei è fortemente contraria all’arroganza. Quale opinione diversa dalla sua la infastidisce?
«Non mi viene in mente…non sono “o bianco o nero”, forse bisognerebbe pensarci un po’ di più».
In un ipotetico mondo guidato al femminile, cosa potrebbe funzionare meglio?
«Difficile da dire perché non esiste questo mondo. Ci farebbe del bene sicuramente, ci sarebbero meno conflitti, più compromessi. Saremmo magari un po’ fermi nelle decisioni, ci gireremmo intorno faticando nel prenderle. Se la donna assumesse maggiori compiti ho paura che l’uomo non riuscirebbe a compensare, ci vorrebbe del tempo d’adattamento: molto probabilmente ne risentirebbe la famiglia, il crescere figli, non ci sarebbe più tempo per questo».
Quali sarebbero i problemi dell’umanità?
«Penso sarebbero altri, non saprei quali, è molto ipotetico».
Per cosa sarebbe disposta ad amputarsi un braccio?
«Per salvare la vita di qualcuno».
La sua più grande bugia o il suo peggior fallimento: quale è meglio e perché?
«Meglio il fallimento perché ho provato a fare qualcosa e mi ha aiutata a crescere. Sono poco propensa alla bugia, preferisco il confronto».
Immagini di avere tre mesi di vita. Che emozioni desidera provare?
«Non mi piace questa domanda! Sapere di non avere buttato via tempo, sapere di aver voluto e ricevuto del bene. Avere il conforto delle persone a cui voglio bene accanto, sincere e grate».
A chi dà l’ultima carezza?
«Andando via non si lascia niente».
Sale in Paradiso…bussa…la accolgono e la portano con urgenza da Dio: cosa le dice?
(risata) «Hai fatto qualcosa di buono, brava! Era ora che arrivassi».
Torni a quel momento in cui ha pianto col singhiozzo e lo visualizzi: quelle lacrime, potessero parlare, cosa le direbbero?
«La vita è breve. Collego molto le mie lacrime a questa ingiustizia che la vita deve finire. È un concetto che faccio fatica ad accettare pur credendo in Dio».
Ora mi faccio piccolo, così piccolo da entrare in lei e camminare fino al suo cuore. Apro la porta, accendo la luce, cosa vedo?
«Tanta gente, una festa!».
Le dono una bacchetta magica prepagata per uno specifico desiderio: quale nuova qualità regala alla leadership ticinese di tutti gli ambiti, non solo quello politico, che oggi non vede?
«Alla leadership ticinese regalo il coraggio, grazie al quale il Ticino avrebbe un successo enorme. Bisognerebbe smettere di piangersi addosso e aspettarsi che qualcuno faccia qualcosa per noi».
Mi suggerisce il titolo dell’intervista?
«Mmm…Caffè con Mary. Chi mi conosce bene non mi chiama Mariateresa».
Che valore ha avuto per lei questa chiacchierata?
«È stata una simpatica chiacchierata, aperta e ispiratrice».
Di che colore è?
«Darei il colore blu intenso».
Riprenda per favore lo specchio. In conclusione, cosa sussurra nell’orecchio della sua immagine riflessa?
«Divertiti!».
E in quello di chi la sta leggendo in questo istante?
«Nella vita non prenderti troppo sul serio».