L’eccellenza, nelle sue competenze, conoscenze e abilità. L’autenticità, rispetto ai suoi valori, opinioni, identità e anche desideri, emozioni, fragilità. Il proposito altruistico, il fine ultimo di ciò che fa, che esula da sé stessa e i suoi cari, proiettato su comunità e territorio. A quale di queste tre spinte evolutive del leader desidera rispondere maggiormente in futuro rispetto a quanto già fa oggi?

«Al proposito altruistico, perché vedo che eccellenza e autenticità possono essere i mezzi per perseguirlo. Uno dei miei scopi, legato anche al mio ruolo, è il benessere delle persone, delle organizzazioni, del territorio. Credo che la nostra evoluzione debba tendere allo star bene, alla felicità, costruendo insieme con senso di responsabilità il futuro, la vita e lo scopo di tutti e ognuno di noi».

Una cosa che può fare in merito da subito?

«Ho da lavorare in maniera importante, con ampio margine di miglioramento, sull’apertura, sul creare le condizioni per una discussione culturale che abbracci alcune problematiche di cui bisogna parlare e parlarne sempre di più dando con coraggio messaggi molto forti agli imprenditori nonostante la loro comprensibile concretezza. Posso mettermi maggiormente in gioco risvegliando qualche coscienza in tal senso».

La vera autenticità, la totale e sincera apertura e espressione di sé stessi, fa paura e, quindi, si tende ad adottare comportamenti difensivi di varia natura. Li vede in Ticino e in lei?

«Si li vedo in entrambi e credo anche nel resto del mondo».

Cosa impediscono al Ticino e a lei?

«Penso che senza affrontare la completa apertura si faccia fatica a intraprendere un percorso di miglioramento sia a livello personale che di territorio».

In cosa è geniale?

«Uff…proprio geniale non lo so…non so se posso prendermi un merito…direi alti, altissimi livelli di empatia».

Le porgo questo specchio. C’è lei e la sua immagine riflessa. Se io la guardassi come sta facendo lei, con i suoi occhi, cosa vedrei di diverso che da qui fuori non vedo?

«Oggi una importante dose di dolore».

Guardandosi allo specchio, cosa non vede o non vuole vedere di sé?

«Direi tutta una serie di rimpianti, di cose che avrei potuto fare e che non ho fatto».

Cosa di lei la fa sorridere?

«La leggerezza con cui cerco di affrontare delle situazioni anche complesse sempre con il sorriso».

Cosa di lei, invece, la intristisce?

 «(sospiro) La difficoltà che ogni tanto ho nell’aprirmi e nel far capire alle persone che mi stanno vicine l’importanza che esse hanno per me».

Cosa la tenta?

«Tantissimo: i viaggi, le avventure, lasciar tutto e andare in un’altra parte del mondo, la curiosità di vedere cose nuove».

Cosa, invece, vuole raggiungere?

«La serenità e la consapevolezza di aver fatto di tutto per raggiungere i miei obiettivi».

Non le piace apparire e si fa intervistare da me…

«No, non mi piace apparire…mi ha convinta (risata)…ci ho provato a evitarla».

L’imbarazzo o la paura più grande della sua vita: quale sceglierebbe di raccontare al suo capo e perché non l’altra?

«Sceglierei di raccontare l’imbarazzo perché non sono timida, poche situazioni mi hanno imbarazzato e questo mi proteggerebbe dal raccontare invece la paura più grande che devo ancora elaborare».

Cosa significa per lei fare parte della medesima organizzazione da 27 anni?

«Un percorso di crescita, consapevolezza, scambio davvero importante».

Secondo lei, cosa significa, invece, per noi?

«Una sicurezza, un punto di riferimento, una figura di fiducia».

Il nostro comune conoscente mi ha detto che AITI è tanto lei: che sensazioni le regala essere indispensabile?

«AITI non sono io, io sono un pezzetto forse rilevante, senza i miei colleghi non potrei fare ciò che faccio. Detto questo, sapere che delle persone lo pensano è gratificante e importante per me».

Fare il leader, essere il leader, sentirsi il leader, formare il leader, in ordine di importanza secondo lei…

«Essere leader, formarsi, fare, sentirsi leader».

Si sa, è la qualità dell’essere che determina la qualità del fare…

«Si, sono assolutamente d’accordo».

Essere egoista per fini altruistici o essere altruista per fini egoistici: quale sceglie e perché?

«La prima, essere egoista per fini altruistici. Credo che una sana dose di egoismo sia indispensabile per potere poi guidare, avere qualcosa da dare agli altri».

Mi ha detto di non sentirsi leader, è una seconda linea. La provoco: il leader non sta né in prima né in seconda ma nella propria linea alla continua ricerca del meglio di sé stesso e degli altri. Cosa leggo nel suo pensiero?

«La mia idea di leader è diversa, ciò che dice si riferisce in generale all’essere una brava persona. Il leader conduce quindi fa si che il proprio sano obiettivo venga condiviso dalle persone che ha intorno. Deve essere un faro da seguire indipendentemente dalla linea che occupa, un accompagnatore che difende e fa crescere la propria squadra».

Immagini una vita da brivido, degna di essere vissuta, come fosse un sole. Cosa sono i suoi raggi, cos’è il calore e la luce di questo sole?

«La luce sono le persone, il calore sono le emozioni e i raggi sono le azioni».

Chiuda per favore gli occhi e torni a quel momento in cui ha riso a crepapelle e lo visualizzi: quella risata, potesse ascoltarla, cosa si sentirebbe dire da lei?

«Condividere le proprie emozioni le amplifica».

Tenga gli occhi chiusi e torni a quel momento in cui ha pianto col singhiozzo e lo visualizzi: quelle lacrime, potessero parlare, cosa le direbbero?

«È finito un percorso».

Sempre con gli occhi chiusi torni a quel momento in cui è corsa incontro ad una persona per abbracciarla e lo visualizzi: cosa sprizza da tutti i suoi pori mentre le va incontro?

«Un senso di appartenenza e ringraziamento».

Le dono una bacchetta magica prepagata per uno specifico desiderio: quale nuova qualità regala alla leadership ticinese di tutti gli ambiti, non solo quello politico, che oggi non vede? I suoi predecessori hanno già detto lo spirito di team, la fierezza del successo altrui, la fiducia nella capacità collettiva, l’apertura mentale e il coraggio…

«Alla leadership ticinese regalo l’obiettivo, la visione, dove vogliamo tendere. Non stiamo utilizzando al meglio le nostre energie girando intorno. Con un chiaro obiettivo condiviso eviteremmo di perderci per strada».

Si scelga il titolo dell’intervista…

«Costruiamo insieme la felicità del territorio».

Che valore ha avuto per lei questa chiacchierata?

«È stato sfidante. Quando ho chiuso gli occhi ho pensato a tre momenti molto vicini e mi ha fatto bene condividere le emozioni rivivendoli».

Riprenda per favore lo specchio. In conclusione, cosa sussurra nell’orecchio della sua immagine riflessa?

«Devi essere più orgogliosa dei traguardi che hai raggiunto».

E in quello di chi la sta leggendo in questo istante?

«Devi essere più orgoglioso dei traguardi che hai raggiunto».