La vostra azienda è giunta alla quarta generazione di imprenditori alla guida di un’impresa familiare. Quali sono state le principali tappe di questa costante crescita?
«Il primo stabilimento risale al 1870 quando il fondatore Luigi Cattaneo installò a Faido la sua impresa per produrre gli attrezzi necessari al cantiere per la realizzazione del primo tunnel ferroviario Gottardo. Nei decenni la ricerca di qualcosa che potesse rinnovare la produzione e rafforzare la nostra presenza sui mercati è stata una costante preoccupazione delle generazioni che mi hanno preceduto. Il mio bisnonno Luigi, sfruttando l’energia della Piumogna, installò il primo maglio. Mio nonno ampliò oltre il Gottardo il mercato dei nostri prodotti facendo conoscere il nome di un’azienda che all’epoca aveva ancora caratteristiche artigianali. Mio padre Fausto ebbe il merito di dare alle ferriere il carattere di una vera e propria industria specializzata nella produzione di vagoni e carpenteria metallica. Infine, per quanto riguarda la mia gestione, ho cercato di diversificare la nostra produzione, iniziando già nel 1991 a produrre turbine, settore che oggi costituisce il 50% circa del nostro fatturato».
Quali sono i più importanti settori produttivi nei quali nel tempo si è andata specializzando Ferriere Cattaneo?
«In via Ferriere sono stati prodotti oltre 15.000 vagoni ferroviari. Grazie al nostro successo con il vagone porta container T3000 alla Fiera di Monaco del 2014, abbiamo potuto estendere la produzione anche alla Slovacchia. Siamo arrivati a oltre 2.000 pezzi, 580 sono previsti per il 2017 e fino al 2019 la copertura è garantita. Abbiamo in cantiere 22 vagoni speciali per manutenzione e pulizia e contiamo di programmarne altri 36 per il periodo 2018-2020. Stiamo guardando all’apertura di unità produttive in altri Paesi (Turchia), ma la mente ingegneristica è tutta ticinese e siamo gli unici rimasti in Svizzera a produrre carri merci. Esportiamo vagoni in Germania e in Austria, componenti per turbine a gas in 5 continenti, elementi per l’industria automobilistica in tutta Europa».
Quale sarà a suo parere l’evoluzione del trasporto su rotaia?
«Il nostro fiore all’occhiello, l’ultimo vagone merci ideato e realizzato, il Multitaschendwagen, è un carro sviluppato partendo proprio dalla convinzione che la crescita futura del trasporto merci su rotaia in Europa e il recupero di quote di mercato rispetto alla strada richiederanno sempre più vagoni moderni con prestazioni elevate in termini di carico, velocità di marcia, affidabilità, alta flessibilità d’impiego, costi di gestione contenuti, impatto ambientale efficiente ecc. Tutto questo, nello specifico della Svizzera e del Ticino in particolare, avviene in un contesto di rilancio del settore ferroviario destinato a prendere ulteriore vigore in seguito ad AlpTransit: un’infrastruttura che, a mio giudizio, è in grado determinare importanti ripercussioni economiche e sociali sull’assetto territoriale delle regioni che attraversa».
A proposito di AlpTransit, quale vantaggio potrà portare l’accorciamento delle distanze tra il Bellinzonese e i maggiori centri economici della Svizzera interna?
«Per gli abitanti di questo territorio si apre un nuovo mercato del lavoro, in particolare nei confronti di Zugo e di Zurigo, mentre le aziende a nord delle Alpi potranno usufruire di un’offerta interessante in termini di servizi e di disponibilità di capitale umano. Questa situazione potrà poi generare, e in parte lo sta già facendo, una maggiore richiesta di struttura abitative sul nostro territorio, da parte di ticinesi ma anche di persone provenienti dalla Svizzera interna e desiderose di stabilirsi nel Cantone».
La famiglia Cattaneo può davvero vantare un’autentica vocazione imprenditoriale. Quali sono le doti che è indispensabile avere per avere successo nella propria attività?
«Direi innanzitutto avere coraggio, tanto coraggio. Tutta la storia delle Ferriere Cattaneo è stata caratterizzata da scelte a prima vista controcorrente, rivelatesi nel tempo vincenti. Quando sono entrato in aziende per sostituire mio padre ero davvero molto giovane, ed inoltre provenivo dall’estero, dove avevo completato i miei studi. Grazie ad un entusiasmo che non mi ha mai abbandonato sono riuscito ad imprimere nuova forza all’azienda, rilanciandola a livello nazionale e internazionale con nuovi investimenti, nuove visioni e strategie imprenditoriali. Non ultimo, impostando anche nuove metodologie di lavoro, imperniate sul cost controlling (controllo dei costi) e attraverso il worst case, ossia sull’essere preparati a lavorare partendo dai peggiori scenari possibili».
Dal suo osservatorio privilegiato come giudica lo stato di salute e le prospettive dell’economia ticinese?
«Credo che siano tre le parole guida per progettare il futuro del nostro territorio: ricerca, innovazione e sviluppo. Ricerca significa trovare soluzioni competitive, fidabili, percorribili affinché possano essere inserite nei vari processi di engineering, collaborando nei vari campi con le università, i centri di eccellenza e gli enti preposti alla formazione. Essere innovativi vuol dire poi esserlo non solo nei prodotti, ma anche nell’innovazione dei mezzi di produzione e dei processi cui l’azienda si affida. Infine, lo sviluppo, in tutti i settori, deve essere improntato e impostato in modo continuo e duraturo, e poi implementato con obiettivi sostenibili, realistici e controllabili».
Qual è la sua valutazione riguardo ai progetti aggregativi di cui si parla ormai da tempo nel Cantone?
«Un territorio di una certe dimensione, amministrato da un unico comune, avrà il vantaggio di avere un unico ente di riferimento in grado di pianificare gli spazi e le strutture da adibire all’industria e all’artigianato, alla residenza, al commercio e ai servizi, oltre che promuovere il territorio in modo più mirato e ambizioso, e soprattutto meno burocratico».
Le Ferriere Cattaneo saranno protagoniste anche della Giubiasco del domani. Qual è il suo progetto?
«Come è noto su una grande area antistante le Ferriere, tra la ferrovia e il fiume, è prevista la costruzione del nuovo Ospedale Cantonale. La nostra iniziativa, che gode già del sostegno dei Comuni della regione e dei preposti uffici cantonali, è quella di mettere a disposizione buona parte del sedime occupato dall’azienda (poco meno di 50 mila metri quadrati) per creare un polo industriale con tanto di centro congressuale nonché appartamenti ed uffici. Meno acciaio e più idee. Là dove c’erano forgia e maglio vorrei vedere sorgere un centro congressuale, o meglio, una «Kongresshaus». Nel Bellinzonese strutture atte ad accogliere conferenze o eventi di grandi dimensioni non ce ne sono. E dunque in una moderna ed ampia sala conferenze si potrebbero, ad esempio, organizzare dei convegni di medicina a livello internazionale».