Proprietaria di Wild Places Safaris e Ultimate Places, due società attive nel mondo dei viaggi e dell’experiential travel, la prima specializzata in Africa e safari e la seconda in esperienze e travel in tutto il resto del mondo. Ha scritto dei suoi viaggi su Vanity Fair e e altre testate ed ha anche realizzato un programma televisivo per la Rai, Africa Benedetta, dove portava personaggi dello spettacolo a fare dei safari con lei.
L’attività professionale porta Benedetta ad esaminare, scomporre e ricomporre la trama del tessuto sociale che solo in apparenza identifica, avvolge e differenzia le culture sotto ogni latitudine ma che invece, seguendo un personalissimo procedimento per sottrazione dovuto ai suoi trascorsi personali, l’intervistata ci propone in una forma, rinnovata, genuina, semplice, universale, ricordandocene il significato unificante oltre ogni limite geografico.
«Ho iniziato a lavorare tra Milano e Roma, impegnata nel mondo del cinema e del teatro: ma non ero serena, mi mancava sempre qualcosa. Sono cresciuta ammirando il padre di mio fratello Massimiliano, un grandissimo attore, Corrado Pani. Vederlo lavorare con Strehler, Ronconi e molti altri mostri sacri del teatro italiano ed europeo, mi ha fatto da subito capire cosa significasse l’essenza del messaggio artistico, non il contorno di questo mestiere. Pur affascinata ed ispirata dal suo esempio e dall’aver lavorato per molti anni nel mondo del cinema, del teatro e della televisione come attrice e come autrice, non sono mai riuscita ad identificarmi completamente con questo mondo. In seguito, per molto tempo ho cercato qualcosa di diverso che desse come un “secondo” senso alla mia vita. Oggi, sono riuscita a far diventare la mia più grande passione, viaggiare, un vero lavoro. Ho cominciato a sognare di posti lontani, giungle, savane e deserti fin da giovanissima. Viaggiare, conoscere posti diversi, incontrare persone differenti, immergersi in culture ed ambienti sociali unici e remoti, sono sempre stati desideri fortissimi. Ero affascinata dalla magia dei luoghi lontani, dagli spazi infiniti, dai tramonti, dalle stelle, dal mistero del mare e dei luoghi esotici. La mia vita è cambiata quando ho accettato di essere pronta a misurarmi con il mondo che avevo sempre idealizzato. Questo mi ha stimolato a definire nuove priorità di vita. Un giorno, di punto in bianco, ho deciso di unirmi ad alcuni amici che stavano organizzando un viaggio “on the road” da Lugano a Nairobi. Tre mesi in jeep e tenda attraverso Libia, Sudan ed Etiopia fino a raggiungere il Kenya. Questa avventura credo sia stata il punto di svolta, mi ha insegnato a pianificare, reagire ed organizzare con quanto riuscivo a trovare strada facendo, a risolvere gli imprevisti e, inevitabilmente, a individuare le necessità più autentiche della mia esistenza. Ma è stato quando ho messo piede per la prima volta in Botswana, più di vent’anni fa, precisamente nel Delta dell’Okavango, che ho capito che quella doveva essere la mia strada, ho avuto come un’epifania».
Quale delle sue precedenti esperienze la aiuta nella professione?
«Certamente i miei trascorsi nel mondo dello spettacolo e più precisamente il periodo in cui presentavo programmi musicali in televisione: le interviste che ho fatto alle superstar mi hanno insegnato che un professionista deve saper diventare lo strumento, il mezzo, che permette ad un interlocutore di esprimere, diffondere un messaggio. Anche oggi, con i viaggi che organizzo, cerco di offrire ai miei clienti la possibilità di conoscere una nuova dimensione e una nuova idea del viaggio, delle vacanze o del tempo libero. Viaggiare in luoghi remoti, uscendo dalla propria comfort zone, porta a riscoprire valori, forse ultimamente un po’ bistrattati come la cortesia, la disponibilità verso gli altri e a scoprire o riscoprire noi stessi.
Nella cultura occidentale, negli incontri sociali, molta gente ha ormai perso l’abitudine alla gentilezza, ad aprirsi. Confrontarmi con culture, tradizioni e genti di tutto il mondo mi ha portato ancora di più ad ascoltare e ad essere attenta. Attenta alle persone che ho davanti a me. Prendo atto, convivo con queste involuzioni, pur sapendo quanto invece sia appagante trovare persone, magari agli antipodi del mondo, disposte ad offrire ad un estraneo quel poco che hanno, in tutta semplicità».
Perché si desidera riscoprire questi valori? Per sperimentare qualcosa di nuovo oppure realizzare una voglia di cambiare il proprio carattere?
«Difficile generalizzare una risposta. Personalmente, sono affascinata da tutto quello che ci può migliorare, dallo studio, dalla lettura e imparare anche da società lontane, sconosciute. Ad esempio, durante il periodo del lockdown mi sono interessata in maniera approfondita alla Corea, alla sua cultura, al cinema, alla letteratura e alla musica, ne ho studiato la storia, la lingua, la politica e le tradizioni.
Tutto quello che posso studiare, imparare e conoscere mi aiuta ad entrare in sintonia con le popolazioni e culture che visito per lavoro. Le faccio un esempio. Sono estremamente affascinata dalle tribù dei Maasai e dei Samburu cerco di passare più tempo possibile con loro tutte le volte che sono in Kenya e in Tanzania. Sono convinti che la loro divinità, Lengai, che abita nel vulcano Ol Donyo Lengai nella Rift Valley ai piedi del lago Natron in Tanzania, abbia loro donato tutte le mucche del mondo. Sono pastori nomadi e semi nomadi.
Trovare un punto d’incontro, un linguaggio anche con persone dall’altro capo del mondo mi aiuta a capire dove sono, a capire la loro vita e le loro tradizioni, ecco perché ormai da molti anni tengo nel mio telefono moltissime foto di mucche di diverse razze: con gli uomini parlo di mucche, che per la nostra cultura occidentale equivale a parlare di auto sportive o di campioni dello sport. Invece con le donne maasai e samburu, che secondo le loro usanze sono rasate, faccio vedere loro i miei capelli lunghi: e mi trovo subito circondata da madri, figlie, nonne, incredule, sorprese, curiose.
Riassumendo, imparare e rispettare le usanze locali e le tradizioni per stabilire una sorta di comunicazione, un rapporto; condividere le esperienze delle persone che incontro, anche come forma di riguardo, per aiutare il dialogo e favorire la reciproca comprensione: queste sono le regole più semplici del mondo, ovunque, dal Polo Nord all’Amazzonia, dal deserto della Namibia a casa nostra. Avviato un dialogo, immediatamente dopo la gente inizia ad aprirsi, a raccontarsi, a qualsiasi latitudine».
A che tipo di clienti si rivolgono i vostri viaggi e le vostre esperienze?
«È importante specificare che noi proviamo prima tutto quello che proponiamo ai nostri clienti, lo abbiamo visto e vissuto in prima persona. Il mio team ed io viaggiamo costantemente. Sarebbe impossibile raccontare, tantomeno vendere dei viaggi e delle esperienze come queste. Sicuramente si rivolgono a noi persone che vogliono la certezza di mettersi nelle mani di professionisti seri con una conoscenza diretta e un’immensa passione. E non parlo solo di posti lontani, quando ci si occupa di viaggi in tutto il mondo bisogna essere pronti anche a sorprendere i clienti con qualcosa di nuovo o di diverso anche nella loro stessa città».
Lei ormai trascorre viaggiando la metà del suo tempo. Come ha vissuto le difficoltà create dalla recente pandemia?
«È stato surreale, da sei, sette mesi in viaggio all’anno a non muoversi più. Credo sia stata la prima volta nella vita dove mi sono sentita privata della libertà, come tutti noi per altro. Sono comunque stata fortunata a passare il lockdown a casa, a Lugano, che rimane comunque il posto più bello del mondo. Mi sono dedicata a fare trekking su tutte le nostre meravigliose montagne e passato ore ed ore sulla mia adorata bicicletta. Ancora più del solito avevo la necessità di stare a contatto con la natura.
Adesso finalmente si riparte. È importante che le persone sappiano che con le dovute precauzioni si può tornare a viaggiare. Anzi si deve tornare a viaggiare. Credo che dopo questi due anni, qualsiasi viaggio si intraprenda avrà un significato molto più importante più profondo. La nostra vita è un viaggio e ogni piccolo spostamento che sia un fine settimana in montagna oppure un safari in Africa è un’avventura, e sono sicura che nessuno di noi li darà mai più per scontati».