A inizio Novecento, terminato il regno della Regina Vittoria, la Royal Family britannica decise di ampliare le sue relazioni con i media di cui nessuno ai quei tempi immaginava la odierna evoluzione ed influenza sul dialogo sociale. Oggi infatti viviamo un’epoca in cui la relazione tra pubblico e notizia è diventata interclassista, universale, istantanea e continua. Anche le Royal news ora raggiungono una platea di utenti, una audience, sempre più vasta e curiosa.

Su quanto accade dietro le mura di Buckingham Palace, la storica residenza della royal household nel cuore di Londra ne parliamo con Antonio Caprarica, corrispondente per oltre un ventennio dalla capitale inglese anche per il servizio pubblico radiotelevisivo italiano, e ora e che incontriamo come opinionista e autore del recentissimo volume Elisabetta. Per sempre regina, edito da Sperling & Kupfer.

«Ancora oggi – esordisce Caprarica – la Royal Family ripropone un paradosso evidenziato a fine Ottocento da Walter Bagehot, direttore dell’Economist, quando notava che le istituzioni inglesi, avendo messo al vertice una famiglia reale, erano riuscite a dare un aspetto “amorevole all’attività di governo, caratteristica sconosciuta altrove. Ma questa eccezione inglese, “osserva Caprarica”, trova accettazione sociale finché la Royal Family resta un punto di riferimento. Quando la First Family inizia ad avere problemi, ecco che inevitabilmente ne risentono anche le istituzioni. La monarchia britannica inoltre si distingue per un’altra particolarità: si regna uno per volta. Questo purtroppo condanna lo “spare heir”, il secondogenito, ad un ruolo subordinato di eterno secondo. Per esempio, Andrea Duca di York, il fratello di Carlo Principe di Galles, ha sempre vissuto sapendo di non poter mai diventare re. A questo destino sembrava essere immune Harry, fratello di William. Ma ci ha pensato la consorte Meghan Markle a spezzare l’incantesimo e scatenare in Harry un doppio complesso. Di inferiorità, quando ricorda al marito che a lui è precluso ogni accesso alla corona. Ma anche un complesso di superiorità, perché la Markle ha convinto Harry di essere il depositario della visibilità sociale della madre Lady Diana Spencer. Il sovrapporsi di queste tensioni a sua volta ha incrinato le relazioni fra i due fratelli. Infine, come non bastasse, anche Meghan ci ha messo del suo con la recente intervista a Oprah Winfrey, seguitissima opinionista televisiva americana. Ricordo che questa intervista non era indirizzata ai telespettatori del Regno Unito, ma al pubblico ed agli elettori americani, sensibilissimi alla questione razziale. Con la sua apparizione televisiva Meghan è riuscita ad imporsi come la paladina dei diritti delle minoranze e di genere, gettando le sue basi negli USA per una carriera politica del cui successo io sono convinto. In America la popolarità di Markle è alle stelle. Ha avuto riconoscimenti da parte di Hillary Clinton, già candidata alla presidenza, e persino da Joe Biden, attuale inquilino della Casa Bianca. L’unica che ha provato a limitare la invasione di Meghan in campo politico è stata Michelle Obama, che pur comprendendone i sentimenti, si è ben guardata da confermarne anche le accuse. Anzi: la Obama ha ricordato alla Markle che quando in una famiglia ci sono dei problemi ciò che conta è essere uniti per risolverli. Insomma, è chiaro il messaggio che Michelle Obama rivolge a Meghan: in politica rappresentare i diritti delle minoranze è compito mio».

Harry e Meghan, Kate e William. Due coppie all’opposto, che offrono una perfetta contrapposizione mediatica. Quanto c’é di vero?

«Effettivamente la loro sembra una rivalità quasi da manuale. Ma credo che il dissidio tra fratelli e consorti abbia origini lontane. Inizia dalla relazione tra Harry e William, il primogenito e futuro re, sempre protettivo nei confronti del fratello minore. Quando Harry annunciò di voler sposare Meghan, William consigliò di prendere tempo, muoversi con prudenza, di aspettare. Queste raccomandazioni sono state fraintese. Anzi, interpretate come pregiudizi verso una outsider, una americana estranea alla ristrettissima ed esclusiva cerchia nobiliare britannica».

In tal modo William stava forse richiamando a Harry alla sua condizione di eterno secondo?

«Questo è avvenuto dopo. Inizialmente, quando Harry ha sposato Meghan, l’opinione pubblica mondiale ha immaginato che la magia della giovane coppia reale inglese fosse destinata a moltiplicarsi. I due figli di Lady Diana e loro rispettive mogli, tutti insieme, furono soprannominati i “fabulous four”, come ai tempi dei Beatles. Questo incantesimo è durato poco: nessuno ha mai considerato il carattere di Meghan, che non è abituata a vivere nell’ombra. Le cronache lo hanno confermato: con l’arrivo della Markle, il mondo di Harry è crollato. Sono terminate le sue visite alle fondazioni benefiche e la sua partecipazione ad eventi pubblici in rappresentanza della Corona Britannica.
La favola dei fabulous four é finita: Harry e Meghan pretendevano una loro household, una loro corte, autonoma ed indipendente da William, l’erede al trono. Harry ha provato a ritagliarsi un suo spazio, proponendosi come ambasciatore mondiale del Commonwealth, la associazione dei cinquantaquattro stati dell’ex-impero britannico. Tutto inutile: questo incarico è precluso a un secondogenito. Quando Harry e consorte hanno capito di non poter occupare un ruolo che in società è riservato solo al futuro re per consuetudine dinastica, allora Meghan ha troncato i rapporti con la Casa Reale e deciso di andarsene. Dopo una breve parentesi in Canada, la Markle ha puntato dritto alla sua vera destinazione finale: Hollywood, dove finalmente arriva con l’immagine della reale ribelle. Se consideriamo queste vicende in una prospettiva economica, il risultato è chiaro, e si traduce in una combinazione di elementi imperdibili per la industria del cinema: visibilità mediatica di primo livello, incondizionato seguito di pubblico, e dunque contratti assicurati».

Il regno di Elisabetta sarà mai travolto dai gossip, dai pettegolezzi?

«Non credo: “Elisabeth will be there forever”, é eterna. Piuttosto, é difficile prevedere il futuro della corona quando lei scomparirà. La mia impressione è che la monarchia britannica sarà a rischio quando sul trono saliranno William e Kate. In quel momento al vertice delle istituzioni avremo una famiglia semplice e tranquilla; i sudditi non avranno piu’ pettegolezzi da commentare. Se questa prospettiva dovesse concretizzarsi, credo proprio che la corona inglese sarà travolta da una noia mortale. Tutti gli scandali, veri o presunti, infatti hanno sempre aiutato la monarchia a conquistare i titoli di testa delle cronache internazionali».

Forse in un domani ci penserà la Markle dagli Stati Uniti a mantenere alto l’interesse dei media….

«Chi lo sa, con lei tutto è possibile. Anche che Meghan, di nazionalità americana, diventi presidentessa degli USA e finisca con l’insediarsi insieme ad Harry e famiglia alla Casa Bianca di Washington. Ma questa è cronaca del futuro».

In questa epoca di internet, che banalizza opinioni e sentimenti ma promette eternità sulle reti sociali, di quale messaggio è portatrice la “Elisabetta. Per sempre regina” che lei descrive nella sua pubblicazione?

«La “eternità” di Elisabetta II è iniziata ben prima dell’arrivo di internet. Concludendo le mie ricerche infatti riconosco che sulla monarca britannica ho scritto una biografia definitiva, ma solo dal mio punto di vista. L’importanza della attuale regnante inglese verrà commentata anche da altri biografi e proseguirà nei libri di storia. È il destino di Elisabetta I che, dopo quattro secoli dal termine del suo regno, ancora oggi è protagonista di seguitissime serie televisive. Già Philip Larkin, letterato contemporaneo, ricordava che da quando nel 1953 ha avuto inizio l’attuale reggenza britannica tutto è cambiato: molto in peggio, ma solo lei, Elisabetta è sempre rimasta fedele a sé stessa e dopo settant’anni di regno si conferma un personaggio mediatico di valore internazionale. Grazie ad internet la Regina ora è presente anche nella realtà virtuale, dove continua a confermare i valori della sua monarchia. In Gran Bretagna il suo indice di gradimento supera l’ottanta percento, la sua popolarità è immensa. Nei momenti di crisi, tutti i governi britannici, da Winston Churchill a Boris Johnson, hanno sempre consultato la Regina».

È quanto accaduto anche durante la recente pandemia…

«Certamente: negli scorsi mesi, quando Boris Johnson è sembrato incapace di controllare la gravissima emergenza sanitaria, Elisabetta si è presentata in televisione e ha ricordato agli inglesi di reagire al Covid-19 con quelle stesse doti che, come hanno aiutato i britannici a superare le difficoltà della Seconda guerra mondiale, oggi devono guidare il Regno a vincere anche la pandemia. Si tratta di attitudini che ispirano i sudditi di Sua Maestà non solo nei momenti difficili, ma appartengono al carattere nazionale britannico: determinazione, coraggio, dignità e senso dell’ironia».

È giusto concludere il nostro incontro sottolineando queste peculiarità, tipicamente british, in un 2021 che per i Windsor rimarrà contrassegnato dalla scomparsa di Filippo Duca di Edimburgo, consorte per oltre settanta anni di Elisabetta Seconda.  

Che gli eventi della vita siano da affrontare con una regale giusta misura e britannica ironia ce lo ricorda Caprarica nella prefazione del suo “Elisabetta. Per Sempre Regina”, quando annota un episodio del novembre 1997.

In occasione delle celebrazioni ufficiali per festeggiare le reali nozze d’oro, ri volgendosi al Primo Ministro Tony Blair, impaziente di pronunciare un discorso a nome del governo riunito al completo, la Regina Elisabetta chiese: “Per favore, non sia troppo espansivo”.