Dopo l’avvio dei lavori con un intervento critico verso la amministrazione Trump del Presidente cinese Xi Jinping, cui ha fatto immediato seguito la presa di posizione della terna di leader europei Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, il francese Emmanuel Macron e la tedesca Angela Merkel, impegnati a risolvere la difficile equazione di fare fronte comune per favorire la ripresa economica mondiale ma anche a distanziarsi dalle difficoltà di un rapporto fra Stati Uniti e Cina che rimane tutto da ricostruire, è toccato al presidente russo Vladimir Putin intervenire al World Economic Forum-WEF Davos Agenda che quest’anno eccezionalmente si svolge sulle reti sociali. Ricordiamo che poche ora prima il leader sovietico aveva telefonato al neo-eletto omologo americano Joe Biden per decidere, fra l’altro, di riavviare gli accordi START per la riduzione dei reciproci arsenali nucleari.
Anche le relazioni russo-americane riflettono il clima dei tempi, in particolare a causa della crisi socio-economica mondiale conseguente allo scoppio della pandemia. Il mondo sta vivendo profonde trasformazioni e fenomeni come “distanza tra le classi sociali, populismi e radicalizzazione della pubblica opinione sono in crescita” ha esordito il presidente russo: “è inevitabile che ciò finisca per condizionare anche le relazioni e le istituzioni internazionali. Dobbiamo evitare che tutto questo metta a rischio le nostre conquiste sociali e degeneri in una maniera irreversibile ed incontrollabile. Non possiamo far finta di niente, e lasciare che la crisi dello sviluppo globale porti la comunità internazionale ad una lotta di tutti contro tutti. Il mondo deve tornare a riprendersi in un modo costruttivo e bilanciato. Fatta eccezione per la crisi causata dal Covid-19, “ha proseguito Putin, “gli ultimi quattro anni sono stati positivi per la economia mondiale: il potere di acquisto dei consumatori era raddoppiato, seppur con forti disparità. Nelle economie euro-asiatiche si è avuto un miglioramento delle condizioni di vita, mentre l’opposto è accaduto negli Stati Uniti e nel mondo occidentale, dove gli unici ad accumulare profitti sono state le tech-companies, i giganti del mondo digitale, che tuttavia rappresentano solo l’uno per cento della popolazione”.
In seguito il leader russo ha passato ad esaminare la attuale crisi economica ricordandone i presupposti politici, le cui radici affondano molto indietro nel tempo, addirittura agli ultimi anni del mandato presidenziale del repubblicano Ronald Reagan.
Le odierne diseguaglianze, aggravate dall’arrivo della pandemia, ha infatti ricordato Putin, sembrano essere “il risultato di politiche ispirate dalle regole del cosiddetto Washington Consensus, un neoliberismo basato sul debito e la deregolamentazione senza limiti sviluppatasi ad inizio anni Novanta”.
La crisi del Coronavirus ha mostrato gli errori di questa impostazione e Putin lo ha evidenziato, richiamando alcuni dati del Fondo monetario internazionale-IMF, la banca dei sistemi creditizi governativi mondiali: “Con l’arrivo della pandemia, il valore aggregato dei debiti pubblici e privati ha superato la soglia del 200% del prodotto interno lordo mondiale-GDP e per alcune economie addirittura si avvia a raggiungere il 300%. Tutto questo sta accadendo in uno scenario economico che ha visto ormai esaurirsi tutti i possibili stimoli ed anzi si avvantaggia di tassi di interesse ormai azzerati a livello mondiale.
Anche il Quantitative Easing-QE, l’allentamento dei limiti alla espansione della massa monetaria, “ha proseguito il leader russo”, ha portato ad una espansione da parte delle banche centrali della liquidità e favorito un ricorso al debito per coloro che vi possono accedere, ma parimenti si è tradotto in un fattore discriminante per tutti coloro che ne sono esclusi. Tutto cio’ ha accentuato le disparità sociali.”
Era inevitabile che Vladimir Putin, sia pure con le formalità imposte dal linguaggio diplomatico, indirettamente ha respinto le critiche che hanno coinvolto la Russia nella manipolazione delle elezioni americane e prendesse posizione anche nei confronti della presidenza Trump.
“Questi Anni Venti”, ha avvertito il leader russo,”si aprono con un nuovo problema: l’intolleranza fra classi all’interno delle società.
I giganti del web in alcuni settori competono con gli stati ed arrivano a condizionare milioni di utenti, facendoci domandare se tutti i dati di cui dispongono sono usati per il bene pubblico o i bilanci aziendali. Inoltre, l’uso di queste tecniche può arrivare a compromettere la libera formazione dell’opinione pubblica.
Avete già capito a cosa mi sto riferendo: a quello che abbiamo visto recentemente accadere negli Stati Uniti al Parlamento di Washington.
Quando si instaura un clima di intolleranza sociale, poi è facile che questa evolva da una visione domestica ad una internazionale, e persino tradursiin un presupposto per la imposizione di sanzioni illegittime”.
Tuttavia anche il presidente russo, dopo i commenti nei confronti del tradizionale antagonista americano, ha riconosciuto che la gravità della attuale crisi impone di guardare al futuro in modo costruttivo, ed ha suggerito i suoi rimedi.
“Diciamocelo in tutta franchezza: l’economia internazionale progredisce in modo non attento alla sostenibilità perché alla base rimangono ancora delle disparità socio-economiche. Dunque il problema non è riprendersi dalle problematiche epidemiche, ma di farlo in modo sostenibile anche in termini qualitativi. Cominciamo a risolvere gli squilibri sociali, avviamo politiche di incentivi fiscali sotto la sorveglianza di governi e banche centrali, concentriamoci sui problemi regionali e non soltanto su iniziative globali.
È prioritario ridurre le diseguaglianze a livello locale e solo in un secondo tempo ipotizzare soluzioni e visioni per la intera umanità, perché se non procediamo in questo modo non riusciamo a risolvere problematiche come ad esempio quelle migratorie.
Le persone debbono poter sviluppare le loro capacità indifferentemente dalla condizione sociale e posizione geografica. Debbono poter vivere in una società con infrastrutture e servizi efficienti e sostenibili, con la aspettativa di un lavoro ed un reddito che permetta di affrontare le incertezze del futuro, anche dal punto di vista medico, ed inoltre assicurare ai giovani una formazione che permetta un avvenire.”
In altri termini, ha concluso Putin, “le persone devono tornare a sentirsi protagoniste: questa è la formula per fare riprendere le economie.”
Anche i rapporti tra stati è ora che tornino ad un diverso dialogo: “Torniamo a dare fiducia alle istituzioni internazionali,” ha ricordato Putin, “torniamo a politiche che favoriscano la cooperazione fra stati, ad una visione multilaterale delle problematiche internazionali. Facciamocene una ragione: nella storia del mondo una competizione, una rivalità tra stati è sempre esistita e sempre esisterà. Ma ci sono momenti di crisi, come quello attuale, in cui è doveroso riportarsi ad una visione coordinata e dalla quale poi tutti possiamo trarre beneficio.”
Anche dalla Russia, quindi, arrivano segnali di responsabilità per affrontare la crisi economica in cui troviamo.
All’America, grande assente dal salotto diplomatico del World Economic Forum di Davos, ora non resta che l’ultima parola, quella più difficile, per avviare una ripresa economica ormai indispensabile alla comunità internazionale.