L’economia svizzera è un’economia di esportazione, fortemente globalizzata e dipendente dal commercio internazionale. Gli scambi di beni e servizi e gli investimenti internazionali sono determinanti per la prosperità del Paese. Non è per caso quindi che la Svizzera si colloca tra le nazioni che hanno concluso il più alto numero di accordi di libero scambio e di promozione e protezione degli investimenti, così come di convenzioni contro la doppia imposizione. Questi accordi mirano a facilitare le relazioni economiche tra stati. L’accordo concluso tra la Cina e la Confederazione Svizzera entrato in vigore il primo luglio 2014 è forse tra i più rappresentativi. Grazie all’accordo con il gigante asiatico, le imprese svizzere beneficiano di un accesso al mercato cinese a condizioni più favorevoli rispetto a quelle che si applicano ai loro principali concorrenti. Nell’assenza di un accordo simile tra la Cina e l’Unione Europea o gli Stati Uniti, nessuno dei quali al momento si intravede all’orizzonte, tali condizioni preferenziali sono destinate a durare nel tempo. La Svizzera, in seno all’Associazione Europea di Libero Scambio (AELS/EFTA), ha pure intrapreso negoziati di libero scambio con la Federazione Russa, il Kazakistan e la Bielorussia. La conclusione di questi negoziati con una parte importante delle economie dell’ex Unione Sovietica, interrotti nel 2014 a seguito della crisi in Ucraina, darebbe alle imprese svizzere un vantaggio rispetto ai diretti concorrenti in molti settori grazie, anche in questo caso, ad un accesso preferenziale ai mercati e all’accresciuta certezza giuridica.
In questo ambito si posiziona la strategia della Città di Lugano che nel corso del 2016 ha intrapreso due missioni all’estero, in Cina e in Kazakistan intrattenendo rapporti privilegiati con città e autorità regionali. Le relazioni tra città, comprese quelle stabilite da Lugano, ovviamente non mirano a sostituire quelle tra Stati – vedasi ad esempio Svizzera con la Cina e il Kazakistan – ben più strutturate e regolamentate in molti ambiti da trattati bilaterali o multilaterali. Nel rispetto delle diverse competenze costituzionali, le città, veri e propri motori dell’economia, dell’innovazione e della cultura, giocano però un ruolo importante nella costruzione e nell’espansione dei rapporti tra i popoli, ispirandosi agli ideali di amicizia, pace e benessere. I gemellaggi e le collaborazioni tra città e tra comuni, anche con partner geograficamente distanti, non sono un fenomeno recente. Attualmente tutte le maggiori città svizzere, da Zurigo a Basilea, da Ginevra a Lucerna, possiedono una rete di collaborazioni basate su accordi di varia forma e contenuto con città e regioni estere e promuovono iniziative culturali, accademiche ed economiche atte a rafforzare tali rapporti. In qualche modo si potrebbe parlare di diplomazia che parte dal basso, parallela a quella condotta dalle autorità federali. La Città di Lugano – oggi membro a pieno titolo dell’Unione delle 10 maggiori città svizzere – ha tessuto durante gli anni una rete di contatti privilegiati con diverse città e regioni. Alcune di queste iniziative sono state suggerite dalla vicinanza geografica o dall’ organizzazione di eventi importanti (ad esempio Milano, con Expo 2015) mentre per altre hanno giocato un ruolo decisivo iniziative prese a livello federale, come nel caso della regione di Zhenjiang e più in generale della Cina (accordo di libero scambio e creazione del Parco eco-industriale sino svizzero di Zhenjiang “SSZEIP”), o la presenza qualificata e rilevante di ticinesi all’estero, come nel caso del Kazakistan.
Partendo da un contatto e da un’idea, è in seguito la rete in cui la Città si inserisce, fatta di economia, cultura, accademia, turismo e imprenditoria privata, in breve gli attori essenziali per lo sviluppo regionale, che influenza il contenuto e la dinamica della relazione. Laddove converge l’interesse di più elementi, la forza propositiva e di penetrazione si accresce e di conseguenza le ricadute sul territorio. Per questo proprio sul Kazakistan, così come sulla Cina, Lugano ha concentrato i suoi sforzi in tempi recenti. Come vale per tante altre cose, un rapporto diventa e rimane privilegiato se lo si cura dedicandogli tempo e attenzione. Per forza di cose ciò è fattibile solo con un numero limitato di interlocutori esteri.
L’accordo di cooperazione con la città di Almaty in Kazakistan offre un bell’esempio di come può nascere e svilupparsi una relazione privilegiata tra due città, della messa in rete della relazione e del coinvolgimento delle associazioni economiche e commerciali, delle imprese e del turismo.
Con il Kazakistan la scintilla è stata, per così dire, la visita a Lugano nel 2014 dell’allora ambasciatore kazako a Berna Mukhtar Tileuberdi. Durante la visita, promossa dall’ex-ambasciatore svizzero in Kazakistan Mauro Reina, emerse l’interesse della Città di Almaty a sviluppare una relazione privilegiata con Lugano. A questa prima visita fece seguito la partecipazione del Sindaco di Lugano Marco Borradori alle celebrazioni per la festa nazionale svizzera organizzata per la prima volta all’ambasciata svizzera in Kazakistan nell’estate del 2015. La Città decise quindi di accogliere l’invito di Almaty a rafforzare il legame tra le due città dopo che la destinazione è stata identificata dall’economia e dal turismo di interesse per i rispettivi settori. Sono quindi fondamentali non solo i legami istituzionali ma anche l’affinità paesaggistica, la compatibilità settoriale e l’interesse degli attori presenti sul nostro territorio.
Almaty resta anche dopo il passaggio della capitale ad Astana nel 1997 il centro economico e finanziario di riferimento per l’Asia centrale. Importante tappa sulla nuova “via della seta”, la città ospita la principale piazza finanziaria del paese. La dinamicità dell’industria del turismo, in particolare quello invernale; un aeroporto internazionale, le offerte culturali e di svago e un’ampia rete di istituti accademici sono ulteriori fattori di interesse e di possibile collaborazione. Nonostante il periodo di crisi, che ha portato anche a una svalutazione massiccia del Tenge, la moneta nazionale kazaka, la partecipazione del Kazakistan nell’Unione Economica Eurasiatica a fianco della Federazione Russa, della Bielorussia, dell’Armenia e del Kirghizistan e l’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2015, così come la sua stabilità politica, ne fanno un paese attrattivo in particolare nei settori legati al commercio di materie prime, all’energia e alle fonti rinnovabili, ai trasporti e alle telecomunicazioni, all’ambito farmaceutico e a quello delle tecnologie mediche.
Al di là delle considerazioni generali, il fatto che il Kazakistan sia stato identificato come una meta di interesse anche dalle associazioni economiche e commerciali attive in Svizzera e in Ticino – e in particolare dalla Switzerland Global Enterprise (S-GE) e dalla Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti), con cui Lugano intrattiene rapporti regolari – è stato come detto decisivo nell’accogliere l’invito di Almaty. La promozione del ruolo internazionale delle città, anche tramite accordi di cooperazione con città e regioni estere, non è fine a se stessa ma mira a offrire opportunità di crescita, anche economica, per il territorio. Nei paesi dell’ex Unione Sovietica così come in Cina la presenza dell’autorità è indispensabile per aprire la strada e instaurare un rapporto basato sul rispetto e la fiducia reciproca. Gli accordi di collaborazione formalizzano questo rapporto. Tornando alla valutazione dell’invito di Almaty, si è tenuto conto del fatto che per il settore del turismo il Kazakistan è un mercato emergente dalle potenzialità promettenti dove promuovere la destinazione Lugano. Non da ultimo, è stata considerata la presenza a Lugano di alcune attività legate al Kazakistan, in particolare nel settore delle commercio di materie prime e dell’energia.
Il Memorandum di collaborazione firmato dal Sindaco Marco Borradori e dal suo omonimo kazako Baurzhan Baibek lo scorso mese di maggio ad Almaty, ha come parole chiave promozione e sviluppo. Lo spettro di attività toccate dal Memorandum è molto ampio e di carattere generale. Durante gli incontri che sono seguiti, ad esempio, Almaty ha mostrato interesse nel mettere a frutto la relazione privilegiata con Lugano per conoscere l’approccio elvetico in vari settori tra cui l’educazione, l’economia, le scienze mediche, la prevenzione dei disastri naturali o lo sviluppo dei trasporti pubblici. Per quanto riguarda invece gli aspetti di sviluppo economico, la forza dell’accordo sta nella cornice istituzionale che esso crea grazie al coinvolgimento delle autorità. Il contenuto di questa cornice è determinato dalle imprese, sfruttando come meglio ritengono le occasioni di scambio e incontro che si susseguono sulla base dell’accordo.
Un esempio concreto di questa interazione tra “cornice” e “contenuto” lo si è avuto alla fine del mese di settembre di quest’anno, nell’ambito della visita a Lugano della vicesindaca di Almaty, Assel Zhunussova. Durante l’incontro alcune aziende di Lugano e della regione hanno presentato dei progetti di collaborazione nel campo della certificazione energetica, della pianificazione, della gestione dei rifiuti urbani e della produzione di energia idroelettrica. Dopo questo primo passo, si attende ora che i progetti presentati possano concretizzarsi e che altri settori si aggiungano, sfruttando la cornice creata dall’accordo. Il supporto ufficiale della Città di Lugano e il coinvolgimento delle ambasciate e delle istituzioni economiche e commerciali fornisce un apporto rilevante e complementare alle relazioni d’affari. L’accordo con Almaty, nonostante la sua ancor “giovane età” mostra anche come questi strumenti devono trovare una continuità per permettere un’evoluzione positiva e dinamica finalizzata alla costruzione di scambi culturali, economici, scientifici e turistici duraturi fra le città.
Grazie alla collaborazione con i partner economici e turistici gli accordi possono quindi fungere da veicolo per favorire l’internazionalizzazione delle imprese locali e per la diversificazione della clientela, e in modo più generale per promuovere l’immagine di Lugano, sia come meta turistica che come destinazione per gli investimenti. In un periodo di perdurante bassa congiuntura economica internazionale questi accordi offrono opportunità e sono parte di una strategia da perseguire.