Alla presenza d:
- Barbara Beltrame Giacomello, Vicepresidente di Confindustria e Ospite d’onore dell’Assemblea di AITI,
- del Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali,
- del Direttore del Dipartimento del Territorio e Consigliere di Stato Christian Vitta,
- del Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia
- dei Deputati al Gran Consiglio
il Presidente di AITI, Oliviero Pesenti, ha presentato un’analisi dell’attuale situazione socio/economica mondiale, dal titolo La guerra è parte della storia, ma la speranza dei giovani non smette di alimentarsi, che qui vi riproponiamo in formato integrale:
“E’ per me un piacere oltre che un onore personale, darvi il benvenuto a questa 60esima assemblea ordinaria dell’Associazione industrie ticinesi. Festeggiamo un anniversario intero e in seguito durante l’Assemblea avremo modo di complimentarci anche con diverse imprese che fanno parte della famiglia di AITI e che festeggiano compleanni tondi a partire dai 30 anni. È una cerimonia semplice ma molto sentita e credo che sia piacevole oltre che doveroso per noi ringraziare a nome nostro e del territorio le imprese che tanto si danno da fare a sostegno dell’economia, delle persone, dei posti di lavoro. Avrete notato la presenza nell’atrio del Palazzo dei Congressi di ben 18 aziende start up che aderiscono ad AITI UP!, l’Associazione delle aziende start up di matrice industriale che fa parte di AITI e che consideriamo a tutti gli effetti il nostro vivaio. Queste aziende presenti sono attive in Embargo fino alle ore 17.00 di mercoledì 1. giugno 2022 2 particolare nei settori agro-tech, consulenza allo sviluppo e alla prototipazione industriale, ICT, clean-tech, med-tech e automazione industriale. AITI UP! è stata fondata nel 2014 per iniziativa di AITI e il suo scopo è quello di sostenere la crescita e lo sviluppo delle aziende associate attraverso la rete di relazioni e attività interne ed esterne all’Associazione. Non l’ho definita casualmente il vivaio di AITI; ad esempio, due aziende fondatrici sono cresciute e si sono consolidate al punto di confluire in AITI. Sono la IBI-Industrie Biometriche Insubri di Giuseppe Perale e la FEMTOPrint di Nicoletta Casanova, che oggi è anche Vicepresidente di AITI. Giovani imprese e giovani più in generale. AITI è impegnata da anni nella valorizzazione della formazione professionale e nella promozione degli apprendistati, delle professioni e del settore industriale nelle scuole medie cantonali, attraverso incontri con gli allievi e i loro genitori nonché percorsi espositivi e visite guidate nelle aziende. La formazione duale scuola-lavoro come sappiamo è un fiore all’occhiello della Svizzera che suscita interesse in tanti paesi nel mondo. È nostro dovere in quanto imprenditori fare ogni sforzo possibile per valorizzare anche questo percorso della formazione. Mi piace inoltre sottolineare il fatto che negli ultimi due anni, nonostante tutto quello che è successo, proprio il settore industriale ha contribuito ad aumentare il numero dei posti di apprendistato a disposizione dei giovani per imparare la professione ed esercitare un mestiere. E proprio per sottolineare questo impegno e festeggiare i 60 anni di AITI, abbiamo voluto che insieme alle aziende e ai loro rappresentanti ci fossero qui oggi anche i giovani apprendisti, ovvero il futuro dell’industria ticinese.
All’iniziativa hanno aderito 7 aziende formatrici che hanno coinvolto nell’evento 10 apprendisti. Si tratta di laboratoristi, polimeccanici, informatici, elettronici, impiegati di commercio e apprendisti in automazione. Li riconoscerete perché indossano una maglietta arancione con la sigla AITI4nextgen. Direi di ringraziarli con un caloroso applauso! Mi accingo ora a formulare alcune riflessioni da porre alla vostra attenzione in questa mia prima relazione presidenziale pubblica dopo la mia nomina a Presidente AITI il 27 aprile dello scorso anno. Noi e la guerra, così vicina A 2’200 chilometri dal luogo nel quale siamo adesso, si erge la capitale dell’Ucraina, Kiev, fondata nell’anno 482 dopo Cristo. Nella sua storia, come tanti altri luoghi del mondo, ha vissuto periodi lieti e fasi tragiche. Centro nevralgico del commercio fluviale per molti anni, per venire a tempi più recenti, nella seconda guerra mondiale l’Ucraina ha lasciato sul campo centinaia di migliaia di soldati russi morti per fronteggiare il nazismo, senza dimenticare lo sterminio di 1,6 milioni di ebrei fra il 1941 e il 1944, sempre in Ucraina. La storia indubbiamente tende a ripetersi. 3 Quello che le nostre imprese stanno vivendo in questa fase è indubbiamente qualcosa di eccezionale, perché con incredibile continuità della storia, le difficoltà della pandemia, tuttora presente, si sommano alle conseguenze della guerra in Ucraina che sembrano preoccupare ancor più le nostre aziende. Come rimanere ottimisti quando l’incertezza, veleno per gli imprenditori, è una costante quotidiana che impedisce l’organizzazione della produzione e del lavoro e mina alla base il rapporto con clienti e fornitori? Noi non abbiamo vissuto quanto stanno vivendo l’Ucraina e altre nazioni in termini di conflitti e perdite di vite umane. Non possiamo paragonare le nostre difficoltà d’imprenditori a queste loro tragedie, ma certamente i problemi che gli imprenditori e i loro collaboratori affrontano ogni giorno sono qualcosa di mai visto prima, che obbliga tutti, nei propri ruoli, a fare delle riflessioni. Economia e Stato, un’alleanza necessaria, attraverso il dialogo Durante la pandemia il governo svizzero e il governo ticinese hanno molto aiutato l’economia. È doveroso ringraziarli. La Svizzera quale unico esempio del mondo, e sulla base del fatto che la Confederazione negli anni passati ha fatto i suoi compiti risanando le finanze, ha messo a disposizione liquidità e crediti per impedire il fallimento di molte attività economiche. In 24 – 48 ore gli imprenditori hanno avuto la possibilità di andare in banca e ottenere finanziamenti che in parte sono stati utilizzati, in parte già restituiti o che più semplicemente hanno costituito una riserva di crisi. Una simile capacità di reazione dello Stato federale non ha eguali. Per l’industria è risultato essere particolarmente decisivo il ricorso allo strumento dell’orario di lavoro ridotto, perché esso salva sostanzialmente l’occupazione e dunque la capacità delle imprese di funzionare. La pandemia ora è in fase decrescente ma non è affatto conclusa. Temiamo un suo ritorno anche per le difficoltà che creerebbe alla popolazione e al tessuto economico. Rinnovo per questo l’invito agli imprenditori e alle imprese di continuare a fare quello che stanno facendo ancora attualmente in una fase di relativa tranquillità, e cioè mantenere in vigore tutte le misure di protezione della salute in azienda e richiedere alle collaboratrici e ai collaboratori comportamenti responsabili, anche al di fuori delle imprese.
Con tutto quello che sta succedendo, non possiamo permetterci ulteriori difficoltà. Il Governo ai diversi livelli ha dunque dato una mano importante all’economia. Ma ora ci ritroviamo in una fase post-pandemica che appare essere ancor più pericolosa, perché mette sul tavolo numerose e intersecate incertezze. Oramai le difficoltà attuali sono note a tutti: esplosione dei prezzi dell’energia, mancanza di materie prime e materiale per produrre, impossibilità di definire i prezzi alla fornitura e alla vendita con sufficiente anticipo, difficoltà logistiche e di trasporto. Perché questa situazione potrebbe essere ancor più pericolosa della pandemia? Perché le difficoltà sono accompagnate da mutamenti geopolitici di lungo termine che non potranno non avere conseguenze per gli scambi commerciali internazionali. Ne parleremo in seguito con la nostra gradita Ospite d’onore e con gli imprenditori. 4 L’industria, vettore di coesione sociale e motore della vitalità del nostro territorio, lo sapete, non è un settore che corre con il cappello in mano verso le istituzioni. Ma ci troviamo davvero in una situazione eccezionale e crediamo che se le difficoltà che stiamo vivendo si protrarranno nei prossimi mesi, ebbene lo Stato dovrà prendere una decisione su un eventuale secondo round di aiuti all’economia. L’Unione europea e altre nazioni si stanno muovendo perché la percezione è che il dopoguerra in Ucraina sarà estremamente complesso da gestire. Chiediamo pertanto prima di tutto al Consiglio federale ma anche al Consiglio di Stato ticinese di predisporsi per fronteggiare un’eventuale nuova ondata pandemica e le conseguenze della guerra per la nostra economia. Non esiste nulla che non si possa fare; durante la pandemia il governo federale ha fatto ricorso al diritto d’urgenza per prendere le sue decisioni. Ebbene, qualora l’attuale situazione non migliorasse o, peggio, si aggravasse, sarà necessario, e lo diciamo già sin d’ora, agire rapidamente proprio con il diritto d’urgenza ed entrare in materia di un nuovo round di aiuti, perché altrimenti la conseguenza in termini di perdita di posti di lavoro potrebbe essere molto dolorosa. Diamo ai giovani la voglia d’industria! Dopo la crisi sanitaria, la tragedia ucraina alle nostre porte ha la conseguenza, ancora una volta, di rivelare le preoccupanti dipendenze dei paesi europei e la fragilità delle loro catene di approvvigionamento. La sovranità industriale ed energetica è più che mai al centro delle preoccupazioni e ha fatto un forte ingresso nel dibattito pubblico. La reindustrializzazione del nostro Cantone è parte della risposta. Più industrie generano più ricerca e innovazione nel nostro territorio, più autonomia, meno impatto ambientale, più valore aggiunto e più esportazioni. Noi, industriali, siamo convinti che affinché il Ticino torni ad essere terra di fabbriche, dobbiamo agire in due direzioni: promuovere le carriere offerte dal settore ai giovani e alle donne di ogni ceto sociale e ripristinare l’avventura collettiva che è sempre stata l’industria. Il costante e continuo incremento dell’apprendistato in questi ultimi anni è un segnale incoraggiante, ma dobbiamo essere capaci di andare oltre, se vogliamo essere ambiziosi nella reindustrializzazione del nostro territorio. L’incremento dell’innovazione e di altre funzioni qualificate nelle imprese deve tradursi nella messa a disposizione di posti di lavoro nei quali le persone possano esercitare pienamente le competenze apprese. Recuperare e incrementare la presenza femminile nelle aziende si lega inevitabilmente alla possibilità per loro di poter conciliare gli impegni professionali con quelli familiari e disporre di concreti percorsi di valorizzazione che permettano alle donne di acquisire funzioni, responsabilità, spazio decisionale. Tante aziende si impegnano su questo fronte concretamente da anni, ma onestamente per raggiungere questo obiettivo, faremmo bene a mobilitarci tutti per attirare di più 5 a queste professioni la popolazione femminile che attualmente è piuttosto restia ad abbracciare il settore dell’industria. Questa realtà è direttamente correlata alla loro sotto rappresentazione nei corsi di formazione tecnica e ingegneristica. Tuttavia, esempi internazionali ci mostrano che questo non è affatto inevitabile: nei paesi nordici, le donne rappresentano la maggioranza degli ingegneri, rispetto al nostro paese. Sono anche la maggioranza nell’industria dei semiconduttori in Asia, per esempio. Siamo convinti che azioni risolute per attirare più donne nel settore, in particolare attraverso la promozione di modelli di ruolo, potrebbero essere vantaggiose per il settore e per le questioni di uguaglianza e parità. Più in generale, è urgente cambiare l’immagine del settore nell’immaginario di molte persone e riprendere il filo interrotto della narrazione collettiva che costituisce l’avventura industriale del nostro Cantone.
Dobbiamo far capire ai nostri concittadini quanto può essere stimolante riunire donne e uomini di ogni ceto sociale attorno a un obiettivo concreto: quello di inventare e costruire. Costruire, cercando costantemente di fare meglio, per sviluppare prodotti che siano più utili alle nostre società, più efficienti, anche sotto il profilo delle risorse. In Ticino, abbiamo tutte le carte in mano per dare un nuovo impulso all’industria. Trasmettiamo questo entusiasmo ai giovani, ne va del nostro futuro! Industria, risorsa decisiva a favore del clima La lotta ai cambiamenti climatici è la questione cruciale del 21° secolo. Dopo discorsi e avvertimenti, è ora più che mail il momento di un’azione collettiva, ambiziosa e pragmatica, senza concessioni o ideologia. Questa lotta si gioca tanto negli orientamenti politici del paese, nella vita delle aziende, quanto nelle scelte di consumo quotidiano di migliaia di concittadini in termini di cibo, viaggi, alloggio, riscaldamento o comunicazione… Noi, industriali ticinesi, abbiamo naturalmente una responsabilità speciale in questo settore e siamo pronti a svolgere appieno il nostro ruolo in questa mobilitazione! Di fronte all’urgenza di agire, siamo pronti ad accelerare lo sviluppo di soluzioni industriali che soddisfino le aspettative ambientali perché l’industria è una risorsa decisiva nella lotta per la salvaguardia del clima. Il successo della transizione ecologica si basa sui progressi della ricerca scientifica e dell’innovazione. Ad esempio, è l’industria che sta ora sviluppando la produzione, la distribuzione e l’uso dell’idrogeno. È anche l’industria che investe diversi milioni di franchi all’anno per ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra dalle sue fabbriche. Tuttavia, la transizione ecologica non avverrà distruggendo il progresso economico e sociale derivante dalla crescita. In effetti, è un peccato vedere nel dibattito pubblico fiorire proposte antieconomiche, anti-business e anti-libertà individuale che perpetuano il mito che le soluzioni 6 semplicistiche sono la risposta a questioni complesse, quando i nostri concorrenti europei fanno il contrario. Siamo ancora lontani dal tradurre in realtà una vera strategia di transizione ecologica. Soprattutto, come possiamo costruire una mobilitazione collettiva intorno alla questione climatica se designiamo i fornitori di soluzioni come capri espiatori? Vi è quindi l’urgente necessità di coinvolgere collettivamente la nostra società attorno a un progetto ambientale tangibile, con una governance chiara, per guidare quello che sarà un nuovo patto climatico, economicamente sostenibile, socialmente accettabile ed ecologicamente ambizioso. Il Piano strategico per lo sviluppo economico del cantone Ticino Abbiamo presentato prima nella parte riservata ai soci della nostra Assemblea, il Piano strategico per lo sviluppo economico del cantone Ticino nei prossimi anni denominato “Ticino 2032”.
Esso viene posto ora in consultazione presso le aziende associate e diventerà quindi definitivo in autunno con la discussione e l’approvazione in un’assemblea straordinaria. Questo Piano strategico è il contributo del settore industriale alla necessaria discussione sulle politiche di sviluppo economico del territorio nei prossimi anni. Abbiamo scelto sei leve strategiche prioritarie: formazione scolastica, professionale e accademica; creazione e sviluppo di un ecosistema dell’innovazione; cultura d’impresa; fiscalità e competitività del territorio; responsabilità sociale e ambientale delle imprese e inclusione; mercato del lavoro. Per noi fare politica significa avere una visione, porsi degli obiettivi e adottare la strategia appropriata per realizzarli. Naturalmente servono le risorse e anche su questo è necessario discutere. Noi imprenditori non ci tiriamo indietro nemmeno su questo. La recente visita di una delegazione ticinese in Vallese, della quale AITI ha fatto parte, per conoscere il parco dell’innovazione di quel Cantone, le politiche e le decisioni messe in atto dal Governo vallesano e dal Parlamento per sostenere l’innovazione, la formazione e lo sviluppo economico, ci ha restituito un ottimo esempio della capacità di fare gruppo nell’interesse dell’economia e dei cittadini. Il Consigliere di Stato Christophe Darbellay che, vorrei sottolinearlo particolarmente, dirige il Dipartimento cantonale dell’economia e della formazione, un abbinamento che alla luce delle sfide odierne mostra tutto il suo senso, ci ha fatto percepire chiaramente quanto il Governo vallesano si muova compatto potendo contare sul sostegno dei partiti e della popolazione. Gli investimenti messi in campo dal Vallese per il suo parco dell’innovazione sono notevoli: oltre 400 milioni di franchi! Proprio perché stiamo vivendo il momento del cambiamento a livello economico, tecnologico e sociale, è ora che dobbiamo prendere le decisioni che segneranno il cammino futuro nostro e 7 quello delle prossime generazioni. È giunto il tempo delle scelte, è giunto il tempo di guardare avanti e non marciare sul posto. Non c’è qui il tempo sufficiente per entrare in materia sul nostro documento. Lo metteremo comunque a disposizione già a partire dai prossimi giorni, perché il nostro scopo è quello di aprire una discussione nel paese sulle scelte migliori da fare nell’interesse dei cittadini e dell’economia. Questo Piano strategico si indirizza alle istituzioni, alla politica, all’opinione pubblica, ma anche all’economia stessa. Tante azioni dipenderanno infatti dalla loro volontà e capacità. Noi non siamo i detentori della verità. Il Piano strategico contiene diverse misure operative ma anche tante proposte e azioni che vanno approfondite. Insieme. Pertanto, il Piano strategico nelle nostre intenzioni non è un esercizio fine a sé stesso e auspichiamo che non venga relegato nel cassetto come sovente purtroppo si ha tendenza a fare in questo Cantone. Le imprese ci chiedono di vigilare affinché ciò non avvenga. Condivideremo i necessari approfondimenti con il resto dei settori economici e con tutti quelli che vorranno manifestarsi con un contributo alla riflessione e alla presa di decisioni. Deve trattarsi di un lavoro comune, di un patto di paese. Il Piano strategico è stato elaborato da sei gruppi di lavoro ai quali hanno partecipato i membri del nostro Comitato, persone delle aziende associate e specialisti esterni. Ringrazio tutti coloro che si sono impegnati in questo esercizio nonostante i numerosi impegni. Ringrazio anche la Direzione di AITI per l’importante lavoro di coordinamento dei gruppi di lavoro e di sintesi, e la Segreteria per l’infaticabile lavoro svolto costantemente con professionalità e competenza durante l’arco dell’anno e per la disponibilità nei miei confronti. Concludo il mio intervento ricordando una frase celebre di Confucio, il filosofo cinese del cinquecento avanti Cristo: “Il Maestro disse: se viaggiassi con altre due persone, certamente avrei acquistato due maestri. Sceglierei quel che c’è di buono nell’uno per seguirlo e quel che c’è di cattivo nell’altro per correggermi”. Con queste parole conclusive, vi ringrazio dell’attenzione e auguro buona Assemblea!”.