A dimostrarlo in modo acuto e puntuale è lo studio di Credit Suisse pubblicato oggi, 30 novembre. Il tema fondamentale, la sostenibilità.
Lo studio si è basato su un sondaggio estremamente ampio condotto negli istituti di previdenza svizzeri, che dimostra come una quota importante, e sempre crescente, del patrimonio investito nei paesi industrializzati sia gestita in modo sostenibile.
Al contrario nei paesi emergenti dove i criteri e ESG sono ancora decisamente sottorappresentati, ma sono tuttavia spesso utilizzati per ridurre il rischio e aumentare il potenziale del rendimento.
Ma perché si investe in modo sostenibile? Il primo motivo è sicuramente la convinzione, ma importanti sono anche la valutazione dei rischi per il futuro gli sviluppi normativi.
La principale sfida a cui le casse pensioni vanno incontro e invece la continua mancanza di trasparenza dei dati e ESG e la scarsa compatibilità dei criteri a essi legati.
Ma vediamo in particolare come questi punti si realizzino all’interno del sondaggio.
Lo studio fra le casse pensioni dimostra che sempre più istituti di previdenza tengono conto dei criteri ESG – siano esse ambientali, sociali o di governance -quando si tratta di scegliere come e dove investire. Sono oltre il 60% le casse pensioni che scelgono di investire il patrimonio in un’ottica sostenibile, una cifra percentuale che è quasi triplicata negli ultimi tre anni, passando dal +10,8% al +28% e che, sempre secondo il sondaggio, raggiungerà quasi la metà del totale entro tre anni.
Le casse pensioni svizzere investono principalmente in titoli sostenibili all’interno del Paese, in Europa e in Nord America. Tuttavia, recentemente si è vista una grande apertura verso gli investimenti sostenibili dei mercati emergenti, soprattutto di quello cinese. Resta però, per quanto riguarda gli investimenti nei Paesi emergenti, il rischio legato alla mancanza di trasparenza dei rating ESG e il rischio di greenwashing.
La quota di patrimonio investito secondo criteri di sostenibilità è la più alta nelle azioni in tutte le regioni. Il 90% degli intervistati ha dichiarato di aver aumentato almeno di un quarto il posizionamento azionario secondo criteri di sostenibilità nei Paesi industrializzati. Quasi la metà l’ha fatto nei Paesi emergenti e circa un quarto in Cina. Tanti sono i motivi che possono spingere a investire secondo criteri di sostenibilità, ma questo investimento deve essere estremamente consapevole: il cammino è davvero disseminato di ostacoli.
Come accennavamo, il maggior problema è la mancanza di trasparenza e lo studio ben lo dimostra, dato che circa l’80% degli intervistati ha risposto che proprio la mancanza di trasparenza e la scarsa contabilità dei dati ESG sono i principali scogli da affrontare quando si prende questa decisione.
Circa la metà delle persone sentite considera come sfida la difficoltà nel distinguere greenwashing da investimenti corrispondenti ai criteri ESG che abbiano un impatto positivo di lungo termine.
Tra gli ostacoli, vengono menzionate anche le ripercussioni poco chiare riguardo alla performance, i costi associati agli investimenti sostenibili e alla mancanza di risorse. Tutto questo dà ragione anche di un dato che emerge in modo molto chiaro: tante casse pensioni fanno affidamento su un supporto esterno quando decidono di indirizzare i loro sforzi verso la sostenibilità. Questi supporti sono in particolar modo i servizi delle banche e dei gestori patrimoniali, seguiti dai consulenti e dalle agenzie di sostenibilità. Sono più della metà gli investitori che nell’esercizio di diritto di voto decidono di coinvolgere consulenti esterni.
Investimenti ESG come opportunità per ridurre il rischio di perdite estreme
In questo studio gli esperti di Credit Suisse analizzano la performance degli investimenti ESG rispetto a indici di riferimento tradizionali. I risultati suggeriscono che gli indici MSCI ESG offrono extra-rendimenti che sono più elevati nei Paesi emergenti rispetto ai Paesi industrializzati. Negli ultimi tre anni l’indice MSCI World ESG e l’indice MSCI Emerging Markets ESG hanno realizzato rispetto ai loro benchmark (MSCI AC World e MSCI Emerging Markets) extra-rendimenti annualizzati dell’1% risp. 1,8% e negli ultimi dieci anni dello 0,1% risp. 2,8%. Le analisi indicano tuttavia anche che questi extra-rendimenti sembrano diminuire nel corso del tempo, sebbene negli ultimi anni si sia osservata una stabilizzazione. In generale è difficile valutare se con società o indici con punteggi ESG elevati si realizza una performance migliore, in quanto ciò dipende molto anche dall’evoluzione concreta di singole situazioni. Si evince tuttavia che l’inclusione di aspetti ESG consente di rappresentare determinate caratteristiche associate a tratti difensivi. Per esempio, in modo stabile su periodi di tempo relativamente estesi, punteggi ESG superiori sono associati a dividendi maggiori, mentre i punteggi ESG correlano negativamente con i corsi e la volatilità delle azioni. In particolare, l’integrazione di titoli con buone caratteristiche ESG è in grado di ridurre la probabilità del verificarsi di rischi estremi. Buoni valori ESG sembrano associati a una maggiore tutela delle aziende dalle crisi e dagli shock negativi.