“Manners maketh man”, ricorda un proverbio: è il carattere a definire una persona. Lo stesso vale per le attività produttive: è la coscienza industriale a riassumere l’eco-sistema di un paese. La questione è tutt’altro che banale, specie perché con l’inizio del prossimo anno la pubblica opinione sarà finalmente libera di tornare a occuparsi di questioni economiche, oltre che di riposizionare le sue convinzioni e preferenze di consumo. Ecco quindi, suggerisce un gruppo di ricercatori universitari coordinati da Marco Salvi, economista presso il Politecnico Federale di Zurigo-ETHZ, nella recentissima pubblicazione Irresponsabili? Ruolo e percezione dell’imprenditoria elvetica in un periodo di grandi trasformazioni, che anche per il mondo industriale elvetico è urgente avviare una riflessione prospettica sul proprio ruolo sociale. Lo studio, liberamente scaricabile online in lingua francese, è patrocinato da Avenir Suisse, uno dei più autorevoli centri di ricerca nazionali attivo da oltre vent’anni nell’analizzare una visione economica liberale con la necessità di una presenza statale. Per semplificare basterebbe dire: libero mercato in libero stato. Ma l’ attuale momento storico impone, anzi giustifica – specie all’economia privata – l’avvio di una riflessione sul proprio ruolo. “In un periodo di evoluzioni geostrategiche, contrassegnate da un insofferenza crescente e pressoché pandemica alla globalizzazione – ricorda nel suo contributo il direttore di Avenir Suisse Peter Grünenfelder – l’economia e il mondo industriale sono tenuti ad avvertire che progresso e crescita dei mercati restano opzioni comunque preferibili ad alternative ideologiche di stampo nazionalistico”. È proprio partendo da questa premessa che, ricorda il gruppo di lavoro di Avenir Suisse, anche il mondo economico deve ricordare il valore della sua presenza al resto della società civile, come qualsiasi altro soggetto. Negli ultimi anni la percezione delle grandi imprese svizzere purtroppo si è andata deteriorando, segnala Avenir Suisse, malgrado le aziende nazionali contribuiscano alla prosperità del paese. Ecco il motivo per cui, avverte il report, oggi è necessario che le imprenditrici e gli imprenditori si mobilitino affinché dibattito ed azione politica riservino più attenzione alle condizioni di fondo per l’economia.

Infatti, al pari di quanto accade negli altri paesi, anche in Svizzera l’attività imprenditoriale ed il suo indotto economico si confermano elementi fondamentali alla coesione sociale, specie nel momento in cui garantiscono tenuta e sviluppo dei livelli occupazionali. Con un tasso di attività superiore all’80 per cento infatti la Confederazione si colloca al secondo posto tra i Paesi dell’ OCSE, l’ente intergovernativo che promuove la cooperazione e lo sviluppo tra le maggiori trentasette economie mondiali. L’indice di qualità del lavoro, il Job Quality Index-JQI, sviluppato da questa organizzazione internazionale basata a Parigi, evidenzia che nella categoria “sicurezza del lavoro” per esempio la Svizzera addirittura vanta un invidiabile terzo posto assoluto a livello mondiale.

Ma non è che l’inizio. In particolare le aziende con organico superiore alle 250 unità, negli ultimi quindici anni hanno creato quasi 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro e si sono distinte anche in campo sociale, ad esempio concedendo ai loro dipendenti il congedo paternità ben prima che la recente votazione dello scorso 27 settembre lo imponesse come obbligo di legge da applicare a tutte le aziende presenti sul nostro territorio nazionale.

Le imprese assumono un’importanza crescente anche per lo Stato Confederale. Ad esempio, ricorda Avenir Suisse, corrispondendo alle casse pubbliche un gettito fiscale annuale di quasi venti miliardi di franchi. Oppure attivandosi come esattrici in caso di trattenute IVA-imposta sul valore aggiunto, o garantendo autonomamente la applicazione ed il rispetto di tutta una di tutte le regolamentazioni e protocolli riguardanti un corretto esercizio delle attività di impresa. Problema risolto? La risposta purtroppo è ancora negativa, sottolinea Avenir Suisse: tutto questo non basta a migliorare la percezione delle aziende presso l’opinione pubblica. Ad esempio, rispetto ad imprese familiari e cooperative, in Svizzera le società per azioni quotate in borsa godono decisamente di minor fiducia, e talvolta presso gli organi di informazione scontano una percezione ancora negativa al benessere della collettività. Questo disagio oltre che in ambito accademico si riflette anche in quello politico. Una recente inchiesta ha evidenziato che il quaranta per cento dei parlamentari elvetici si è mostrato ancora non convinto dalla affermazione secondo cui “a lungo termine tutti traggono benefici da un’economia di mercato libera”.

E qui siamo al punto. Perché questa disparità di valutazione tra realtà industriale e giudizio sociale, riassunti proprio dal titolo dello studio “Irresponsabili? Ruolo e percezione dell’imprenditoria elvetica in un periodo di grandi trasformazioni”, nasconde il pericolo che se il concetto di “buona” gestione aziendale viene “conformato”, influenzato da interpretazioni politiche o normative, a perderci è proprio la fiducia nella responsabilità individuale delle imprese, e di conseguenza la loro capacità di porsi come soggetti innovatori e stabilizzatori delle attuali problematiche sociali proprio in un momento come l’attuale, riconosciamolo, in cui questi valori sono invece necessari come mai accaduto in passato.