Affinché la piazza finanziaria ticinese rimanga solida e competitiva, è necessario che i principali attori del settore collaborino in modo efficace: ecci il perchè di questo lavoro dell’Associazione Bancaria Ticinese. Il rapporto tra banche e gestori patrimoniali assume in quest’ottica un’importanza particolare, considerato che storicamente in Ticino la presenza dei gestori è proporzionalmente più importante rispetto alle piazze finanziarie di Zurigo e Ginevra. In questi mesi il dialogo tra i due attori si è intensificato per una ragione legata all’evolversi delle normative: l’anno prossimo i gestori patrimoniali dovranno essere autorizzati dalla FINMA per poter svolgere la propria attività e continuare ad operare con le banche depositarie. Un obbligo inserito nell’ambito della LIsFi, la legge sugli istituti finanziari introdotta con l’obiettivo di avere una regolamentazione e una vigilanza uniforme, legge che entrerà in vigore in modo definitivo il 1. gennaio 2023. Per ottenere l’autorizzazione i gestori patrimoniali e i trustee devono adempiere vari requisiti finanziari, organizzativi e in materia di personale. Importante precisare che la vigilanza sul rispetto delle condizioni di autorizzazione non viene esercitata direttamente dalla FINMA, bensì da uno dei 5 OV (organismo di vigilanza) preposti, i quali a loro volta vengono autorizzati dalla FINMA e sottostanno alla sua vigilanza.

Il rapporto tra questi due attori fondamentali sulla piazza finanziaria, in particolare alla luce dell’autorizzazione FINMA, è stato al centro di una tavola rotonda organizzata lo scorso ottobre dall’Associazione Bancaria Ticinese e ha permesso a rappresentanti del settore bancario e gestori indipendenti di dialogare in modo costruttivo. Dal confronto è emerso che la collaborazione negli ultimi anni è stata positiva nonostante le diverse crisi vissute dal settore finanziario in Svizzera e in Ticino. Il numero di gestori patrimoniali nel nostro cantone non è calato ma è addirittura aumentato, questo perché si riscontra da parte della clientela facoltosa l’esigenza di avere una consulenza indipendente che un gestore o un family office possono fornire.

Verso una maggiore professionalizzazione del settore

Secondo i dati pubblicati in luglio dalla FINMA risulta che 661 tra gestori e trustee non chiederanno la licenza: numeri che dimostrano come una certa selezione sia già avvenuta, con circa il 25% dei gestori presenti in Svizzera che non continueranno la propria attività. Come sottolineato durante la tavola rotonda ABT, per i gestori questo cambiamento normativo ha rappresentato da un lato un carico amministrativo aggiuntivo, ma dall’altro un’opportunità per analizzare la struttura della propria società e nel caso migliorarla.

A livello nazionale si rileva come solo pochi gestori esterni abbiano mandato il dossier all’Autorità di vigilanza con un certo anticipo, con una forte accelerazione nel periodo finale che rischia di rallentare le procedure. Tuttavia in Ticino la situazione è decisamente migliore rispetto al resto della Svizzera ed è probabile che non vi saranno particolari ritardi per i gestori ticinesi poiché questi si sono mossi in tempo e inoltre hanno in media strutture più organizzate contrariamente alla Svizzera tedesca, dove micro realtà di gestione patrimoniale sono più diffuse.

Nel corso dell’evento dell’Associazione Bancaria Ticinese, uno dei punti toccati è stato l’atteggiamento delle banche nei confronti dei gestori che al 31.12.2022 non saranno in grado di dimostrare di aver quantomeno caricato il dossier sul portale della FINMA. Lo spazio di manovra è molto ridotto e la FINMA è stata chiara: dal 2 di gennaio 2023 le banche non potranno accettare più istruzioni dai gestori su conti dei loro clienti, non onorando quindi la procura di gestione amministrativa. Va precisato che questa eventualità non preclude che il cliente possa trasmettere gli ordini direttamente alla banca.

Non solo normative: dall’Associazione Bancaria Ticinese, sinergie a livello amministrativo e tecnologico

Le banche supportano i gestori in vari ambiti, ad esempio mettendo a disposizione sistemi IT e piattaforme tecnologiche, prodotti finanziari sempre più complessi e il relativo materiale informativo. La tavola rotonda ABT è stata un’occasione per valutare altre possibili sinergie tra banche e gestori aldilà del contesto normativo. Proprio pensando alle nuove tecnologie, sarebbe auspicabile che in futuro i software utilizzati dai gestori possano meglio “dialogare” con i sistemi usati dalle banche, automatizzando il più possibile lo scambio di informazioni. Questo andrebbe a migliorare anche la sicurezza informatica, un tema molto delicato per tutti gli attori del mercato finanziario.

Un altro aspetto importante è quello delle norme antiriciclaggio, le cui procedure prevedono oggi doppioni fra gestore e banca. Questi doppioni andrebbero evitati e sono stati ipotizzati diversi scenari, ad esempio la delega alla banca di aspetti specifici per i quali essa è più attrezzata, come ad esempio l’ambito delle sanzioni e delle operazioni connesse. Infine, sempre a livello amministrativo, per i gestori che operano con diverse banche sarebbe più semplice che gli istituti si dotassero di procedure di onboarding standardizzate: in questo caso sarebbe interessante aprire un dialogo con Swissbanking. Uno snellimento delle procedure andrebbe a beneficio tanto della banca quanto del gestore.