Quali precedenti esperienze maturate nel suo percorso imprenditoriale potranno essere di utile supporto al nuovo ruolo di Presidente di Fondazione Agire?

«Nel corso del mio percorso professionale ho avuto la grande fortuna di attraversare tutte le fasi della vita di un’azienda, sia da collaboratore sia da imprenditore, grazie anche a una solida formazione al Politecnico federale di Zurigo. Ho maturato esperienze di successo nella conduzione di attività sia in Svizzera che all’estero, esperienze che mi hanno lasciato un forte imprinting imprenditoriale. Spesso questo percorso si è svolto in condizioni complesse e sfidanti, come ad esempio durante la mia esperienza negli Stati Uniti, dove ho ricoperto il ruolo di General Manager Nord America per una società svizzera, in un mercato dominato dagli incumbent, in un’altra lingua, con una cultura lavorativa diversa e in un contesto imprenditoriale completamente nuovo. Come pure lo è stato il ruolo che per oltre undici anni mi ha visto responsabile per l’Italia di un gruppo energetico svizzero, che in quel periodo generava, appunto in Italia, ricavi superiori ai due miliardi di franchi.

Negli ultimi anni, invece, ho vissuto e vivo un percorso da imprenditore. Questo cammino mi ha permesso di costruire relazioni, acquisire competenze e affrontare sfide che mi hanno profondamente arricchito, sia dal punto di vista professionale che umano. Arriva però un momento, nella vita e nella carriera, in cui si sente il bisogno – e il dovere – di restituire almeno in parte ciò che si è ricevuto. Questo nuovo ruolo che ho accettato con grande senso di onore e responsabilità rappresenta per me proprio questo: un’opportunità concreta per mettere a disposizione del territorio, delle persone e delle imprese, l’esperienza maturata negli anni».

Qual è la specifica finalità di Fondazione Agire nella promozione delle attività imprenditoriali, e come intende sviluppare questa missione durante il suo mandato?

«La missione è molto chiara e definita. Mandato che si può riassumere con l’obiettivo di promuovere la capacità d’innovazione, e di conseguenza la competitività, delle piccole e medie imprese (PMI), comprese le startup. Il percorso per raggiungerla, tuttavia, richiede oggi un’attenta riflessione e una ristrutturazione, soprattutto alla luce dei profondi cambiamenti tecnologici e sociali che stiamo vivendo. Fondazione AGIRE non parte da zero, anzi, ha avuto in questi anni il merito rilevante ed indiscutibile di portare la cultura dell’innovazione in Ticino, promuovendone il mindset in modo mirato e qualificato, sia collaborando con i centri di ricerca, sia avvicinandola alle imprese e al territorio. Iniziative come Boldbrain Startup Challenge, il Tecnopolo Ticino, l’Action Day e lo Switzerland Innovation Park Ticino ne sono testimonianza. L’ambizione per il futuro è quella di orientare queste attività verso obiettivi sempre più concreti, generando un ritorno tangibile in termini economici e industriali per il territorio. La ricetta per essere ancora più efficaci è semplice: lavorare con impegno, umiltà e spirito di servizio, stimolando la collaborazione tra tutti gli attori del territorio. Dobbiamo anche guardare oltre i confini locali, prendendo spunto da realtà come Zurigo, Milano o Monaco, che beneficiano di una maggiore massa critica e di risorse più ampie».

In che modo Fondazione Agire può supportare in modo concreto le startup in Ticino per garantire la loro sostenibilità e crescita? 

«Fondazione AGIRE attrae, stimola e sostiene le startup in Ticino attraverso una serie di attività di grande qualità. Tra queste, l’acceleratore Boldbrain Startup Challenge, attualmente in corso con le 20 migliori startup selezionate su oltre 140 candidature entrate, la messa a disposizione di spazi e servizi del Tecnopolo Ticino, l’organizzazione di incontri con investitori e un coaching mirato e puntuale. In questo ambito, AGIRE dovrà continuare ad analizzare in profondità i reali bisogni delle startup e, insieme agli altri attori del Sistema Regionale dell’Innovazione, contribuire a farle crescere lungo tutto il loro ciclo di vita – dal pre-seed all’early growth – affinché possano generare benefici concreti per il territorio: economici, imprenditoriali, reputazionali, sociali e ambientali».

Cosa ritiene sia necessario fare per favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile in Ticino e quali iniziative specifiche intende implementare?

«I temi dell’imprenditorialità e dell’imprenditoria sono temi che mi stanno particolarmente a cuore. Quando, da diciottenni, si partiva per il Politecnico di Zurigo, l’idea era quella di lavorare per una corporate, un’istituzione o una PMI. Solo pochi, con un’impresa di famiglia alle spalle, pensavano di avviare qualcosa di proprio. All’epoca, termini come startup, open innovation, scale-up, venture building o venture capital erano praticamente sconosciuti. Si parlava al massimo di ricerca e invenzioni. L’imprenditoria giovanile era rarissima. Oggi è invece entusiasmante vedere l’energia, la passione e la visione con cui giovani studenti e ricercatori portano avanti progetti imprenditoriali. È compito di AGIRE formarli, accompagnarli, sostenerli, renderli consapevoli dei rischi e delle opportunità e indirizzarli affinché i loro sforzi si traducano in iniziative concrete e durature».

Qual è la sua visione dell’imprenditoria nel Ticino e quali sono, secondo lei, le principali sfide che gli imprenditori locali devono affrontare oggi?

«Nella mia conoscenza del territorio, vedo sicuramente un tessuto imprenditoriale pragmatico e tecnico, capace di qualità e specializzazione. Tuttavia, le sfide attuali sono complesse e i cambiamenti difficili da prevedere. Oltre all’instabilità politica internazionale e alla volatilità dei mercati, le sfide tecnologiche sono evidenti e avranno un impatto profondo sul modo di fare impresa. Lo viviamo ogni giorno, quasi senza accorgercene: chatbot, assistenti vocali come Siri, Alexa, Google Assistant, strumenti di scrittura e creatività assistita come Co-pilot o ChatGPT sono ormai utilizzati quotidianamente, sia da adolescenti sia da persone di ogni età. L’implementazione nei giusti tempi e modi delle nuove tecnologie nelle imprese rappresenterà la chiave di successo delle stesse».

Come vede il futuro del Ticino in termini di innovazione nei prossimi cinque o dieci anni e quali settori potrebbero emergere come protagonisti?

«Fare previsioni è sempre rischioso. Un analista mi disse una volta che le previsioni servono per essere smentite. Detto ciò, è possibile individuare dei trend, e uno dei compiti di AGIRE è proprio quello di monitorarli attraverso il supporto di analisi strutturate e previsionali, per poter definire ed attuare le attività di sostegno e supporto più efficaci. Al momento, credo si possa tranquillamente affermare che con buona probabilità alcuni settori avranno un impatto significativo, in particolare: Life sciences e medtech/digital health; Artificial Intelligence e Computational Science; Automazione e robotica; Energia e tecnologie sostenibili».

Quali collaborazioni o sinergie pensa siano importanti tra Fondazione Agire e altre istituzioni, aziende o enti locali per promuovere un ecosistema imprenditoriale più forte?

«Last but not least, come si suole dire. La ringrazio per questa domanda che per me potrebbe essere la prima. Dobbiamo essere realistici: il Ticino conta circa 358.000 abitanti, la Lombardia 10 milioni, l’agglomerato di Zurigo 2. È una sfida impari sulla carta, ma proprio per questo dobbiamo giocare le nostre carte con intelligenza. Come Sistema Ticino, abbiamo l’opportunità di ritagliarci sempre di più una nicchia di qualità, riconosciuta e apprezzata. Per farlo, ogni attore – pubblico e privato – deve riconoscere con umiltà le proprie potenzialità e i propri limiti, agire con impegno, passione e professionalità, e soprattutto collaborare in modo efficiente ed efficace. Lo stimolo alla collaborazione e la costruzione di relazioni solide devono rappresentare il filo conduttore dell’azione di AGIRE, anche in virtù della sua natura istituzionale: la Fondazione riunisce infatti nel suo Consiglio rappresentanti di USI, SUPSI, AITI, CC-Ti, dei Comuni e delle istituzioni politiche, con il Cantone Ticino come promotore principale. Credo fortemente che la condivisione di obiettivi e attività sia la chiave per generare valore duraturo, e sarà al centro del mio impegno».

Boldbrain e il fermento delle start up in Ticino