Quest’anno SIT Immobiliare celebra vent’anni di attività. Cosa rappresenta questo traguardo?
«Vent’anni non li considero un punto d’arrivo, ma una responsabilità. Il mercato è profondamente cambiato: oggi è più veloce, digitale e competitivo. Quello che mi rende maggiormente orgogliosa, però, non sono tanto i numeri o le compravendite concluse, quanto il fatto che persone incontrate molti anni fa continuino a cercarci e a riporre fiducia in noi. Ci sono clienti che magari avevano preso in affitto un appartamento vent’anni fa e oggi tornano per acquistare, vendere o realizzare un piccolo progetto immobiliare. Questa continuità, insieme al gruppo di persone che lavora dietro l’azienda, rappresenta il nostro patrimonio più importante. Festeggiare significa quindi guardare avanti, continuando a investire nelle persone, nell’innovazione e nella qualità del servizio».
Qual è oggi il ruolo e il valore aggiunto della qualifica professionale di fiduciario immobiliare?
«Le persone non ci affidano semplicemente una casa: spesso ci affidano una parte importante del patrimonio costruito durante una vita. È una responsabilità enorme. Oggi chiunque può pubblicare un annuncio su un portale o sui social, ma il nostro lavoro comincia proprio dove finisce l’annuncio. Dobbiamo conoscere il cliente, capire davvero che cosa cerca, quali sono le sue esigenze e persino le ragioni che lo spingono a cambiare casa. Allo stesso tempo dobbiamo conoscere in profondità l’immobile, il condominio, i regolamenti, i verbali assembleari, le eventuali criticità e tutti gli elementi che possono incidere su una decisione. Il cliente è molto più informato di un tempo e chiede risposte precise. Il nostro compito è accompagnarlo con competenza e trasparenza, aiutandolo anche a interpretare informazioni che talvolta possono apparire più preoccupanti di quanto siano realmente. La fiducia nasce soprattutto da questo rapporto».
Nell’ambito delle celebrazioni avete organizzato anche un talk con professionisti di diversi settori. Quale messaggio volete trasmettere?
«Credo molto nella condivisione delle competenze. L’immobiliare non vive isolato: dialoga con il mondo finanziario, fiscale, legale, assicurativo, con l’architettura, il design, la comunicazione e sempre più anche con la tecnologia. Il talk vuole raccontare proprio questo. SIT Immobiliare è cresciuta anche grazie alle persone e ai professionisti con cui ha collaborato negli anni, alle conoscenze acquisite e persino alle difficoltà affrontate insieme. Il mio sogno sarebbe arrivare a un modello nel quale specializzazioni diverse possano lavorare sotto uno stesso grande cappello, mantenendo ciascuna la propria autonomia e competenza ma condividendo valori e attenzione al cliente. In altre realtà internazionali questo avviene già. Per chi compra o vende significherebbe poter trovare, in modo rapido e coordinato, competenze immobiliari, finanziarie, fiscali e legali. Credo che il futuro vada sempre più in questa direzione».
Molti proprietari affidano lo stesso immobile a più agenzie pensando di aumentare le possibilità di vendita. Perché crede invece nell’incarico in esclusiva?
«Perché vendere una casa oggi non significa semplicemente metterla online: significa costruire un progetto. Quando lo stesso immobile viene affidato contemporaneamente a numerose agenzie, spesso nessuno è realmente incentivato a investirvi risorse importanti. Possono comparire prezzi differenti, metrature non coincidenti, fotografie e descrizioni diverse: agli occhi di un potenziale acquirente tutto questo genera confusione e rischia di svalutare la proprietà. Con l’esclusiva, invece, possiamo definire una strategia, investire nella comunicazione e lavorare seriamente sul corretto posizionamento del prezzo. Anche questo è fondamentale: chiedere una cifra non sostenuta dal mercato può bloccare una vendita per mesi. Il nostro lavoro non è “spingere” un immobile, ma valorizzarlo e tutelarne il valore».
Quanto contano oggi marketing, social media e capacità di scegliere i canali più adatti?
«Sono diventati parte integrante del nostro lavoro. Ogni piattaforma parla a pubblici differenti: Instagram non è LinkedIn, YouTube non è TikTok. Non basta quindi essere presenti, bisogna sapere a chi ci si rivolge e costruire linguaggi e contenuti coerenti. Un immobile non viene più presentato soltanto attraverso le sue stanze e i suoi metri quadrati: bisogna raccontarne il contesto, lo stile di vita che può offrire e il pubblico a cui realmente si rivolge. In questi anni SIT è diventata molto riconoscibile anche attraverso i social, e quando qualcuno ci dice di averci conosciuto seguendo ciò che raccontiamo significa che il lavoro fatto ha prodotto fiducia ancora prima dell’incontro personale. Dietro una comunicazione apparentemente semplice ci sono però strategia, professionalità e investimenti continui».
Anche l’intelligenza artificiale entrerà sempre più nel vostro lavoro. Quale sarà il suo ruolo?
«Stiamo sviluppando un nuovo sito e introducendo una piattaforma gestionale evoluta, con strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Ma per me il punto fondamentale è uno: non vogliamo utilizzare l’AI per sostituire le persone, bensì per restituire tempo alle persone. Se un sistema può occuparsi più rapidamente di attività ripetitive, amministrative, della preparazione di documenti o dell’organizzazione delle informazioni, il consulente può dedicare quel tempo al cliente. Ed è questo che mi interessa. La tecnologia deve consentirci di ascoltare di più, comprendere meglio le esigenze e costruire relazioni più profonde».
Come immagina, allora, il mediatore immobiliare del futuro?
«Sarà certamente più tecnologico, avrà a disposizione dati più precisi, strumenti di intelligenza artificiale e processi molto più veloci. Ma tutto questo resterà uno strumento. Il vero valore continuerà a essere umano. Nessuna intelligenza artificiale può leggere fino in fondo le emozioni di una famiglia che vende la casa in cui ha vissuto trent’anni, interpretare il non verbale durante una visita o costruire fiducia in una trattativa delicata. Dovremo essere capaci di utilizzare meglio i dati e, proprio grazie alla tecnologia, recuperare più tempo per le relazioni. Credo che il futuro della nostra professione non consista semplicemente nel vendere più immobili, ma nel costruire relazioni migliori. La tecnologia farà sempre più lavoro ripetitivo; alle persone resterà ciò che conta davvero: ascoltare, comprendere, consigliare e meritarsi la fiducia».



