In Ticino, per fortuna, cresce l’attenzione verso i giovani NEET, ovvero coloro che non studiano, non seguono una formazione e non lavorano. Un fenomeno che, riguardando una fascia della popolazione di per sé non particolarmente fragile (come si considerano per esempio l’infanzia, l’adolescenza, la terza età), ma quella dei giovani adulti – nel nostro immaginario il momento della vita in cui si è più forti fisicamente, più vivaci intellettualmente – spesso non ha goduto della giusta attenzione. Le radici del fenomeno NEET possono manifestarsi in momenti diversi del percorso individuale: già durante la scuola media, nel passaggio verso una formazione professionale oppure con l’interruzione di un apprendistato. Situazioni differenti, accomunate dal rischio di perdere progressivamente il contatto con i luoghi dell’apprendimento, con il mondo del lavoro e con le opportunità di partecipare alla vita sociale.

A Lugano, la Fondazione Il Gabbiano e la Fondazione Cometa Svizzera hanno avviato una collaborazione che affronta il problema attraverso la sensibilizzazione pubblica, la raccolta fondi e la sperimentazione di nuovi percorsi educativi. Il progetto si articola nella campagna Intelligenza Artigianale, sviluppata anche attraverso momenti di partecipazione come TEDx Bellinzona e StraLugano, e nel progetto pilota Sedie Vuote, Futuri Pieni.

Al centro dell’iniziativa c’è una serie di sedie recuperate e trasformate in pezzi unici, espressione concreta di un approccio che mette in relazione manualità, apprendimento e crescita personale. La mostra Da sedie scartate a pezzi unici, patrocinata dal Comune di Lugano, è aperta dal 22 al 25 ottobre 2026 nel Patio di Palazzo Civico, con ingresso libero. Le sedie saranno inoltre protagoniste di un’asta benefica, il cui ricavato è destinato a sostenere le attività delle due fondazioni.

L’obiettivo è portare all’attenzione della comunità una realtà che non riguarda soltanto le difficoltà scolastiche o occupazionali, ma anche la necessità di offrire ai giovani occasioni concrete per riconoscere le proprie capacità e costruire nuove prospettive.

Giovani NEET in Ticino, un fenomeno che richiede attenzione

La condizione dei NEET comprende percorsi molto diversi. In alcuni casi, il distacco inizia con assenze scolastiche ripetute o con una difficoltà crescente a trovare motivazioni nello studio. In altri, emerge dopo la fine della scuola dell’obbligo, quando la scelta di una formazione professionale si rivela complessa, oppure in seguito all’abbandono di un apprendistato.

Il rischio è che una difficoltà inizialmente circoscritta si trasformi in una condizione più duratura, accompagnata dalla perdita di fiducia nelle proprie capacità e dall’indebolimento delle relazioni con il sistema educativo e professionale. L’uscita da questi percorsi può rendere più difficile individuare nuove opportunità e accedere alle risorse necessarie per ripartire.

I dati richiamati durante la presentazione dell’iniziativa contribuiscono a delineare la portata del problema. In Italia, secondo le cifre citate nel corso dell’incontro, i giovani NEET tra i 12 e i 30 anni sarebbero tra 1,5 e 1,8 milioni. La Fondazione Cometa segue circa 1.800 giovani.

Per il Ticino, una stima della Città di Lugano, contenuta nella risposta a un’interrogazione della primavera 2026, indicava una quota di NEET pari a circa il 9% della popolazione giovanile. A questo quadro si aggiungono i segnali evidenziati recentemente dal Dipartimento cantonale dell’educazione, della cultura e dello sport, che ha richiamato l’attenzione sull’aumento dell’assenteismo scolastico, dell’abbandono degli apprendistati e delle richieste di accesso all’assistenza pubblica in giovane età.

Tra gli elementi segnalati figura il dato secondo cui il 5% degli allievi delle scuole medie presenta tassi di assenza elevati. Si tratta di un indicatore che non coincide direttamente con la dimensione del fenomeno NEET, ma che sottolinea l’importanza di riconoscere tempestivamente le situazioni di difficoltà e di intervenire prima che il distacco dalla scuola diventi più difficile da recuperare.

La prevenzione richiede quindi strumenti capaci di affiancare ai percorsi scolastici tradizionali altre modalità di apprendimento, senza rinunciare all’obiettivo di un reinserimento formativo e professionale. È in questa direzione che si colloca la collaborazione tra Gabbiano e Cometa.

Sedie Vuote, Futuri Pieni: il valore di ciò che può essere recuperato

Il progetto Sedie Vuote, Futuri Pieni utilizza il recupero di oggetti destinati allo scarto per proporre una riflessione sulla condizione dei giovani che rischiano di rimanere ai margini dei percorsi educativi e lavorativi.

Le sedie vengono recuperate, lavorate e trasformate in pezzi unici. Il processo richiede attenzione, capacità di osservazione, manualità e disponibilità a correggere gli errori. Un oggetto che sembrava aver esaurito la propria utilità può così acquisire una nuova funzione e un valore differente.

La stessa prospettiva viene applicata al lavoro educativo con gli adolescenti. L’attenzione non si concentra soltanto sulle competenze che mancano o sulle difficoltà già emerse, ma sulle possibilità che possono svilupparsi attraverso esperienze concrete, relazioni affidabili e occasioni di apprendimento.

La metafora delle sedie vuote richiama anche il ruolo della comunità. Una posizione lasciata libera non rappresenta necessariamente una condizione definitiva: può diventare lo spazio da cui ripartire, se esistono interlocutori disponibili ad accompagnare il giovane e a riconoscerne le capacità.

La mostra, ospitata nel Patio di Palazzo Civico a Lugano dal 22 al 25 ottobre 2026, con ingresso libero, è stata concepita per coinvolgere scuole, imprese, istituzioni, famiglie e cittadini. Ogni sedia diventa un punto di partenza per raccontare il percorso di trasformazione dell’oggetto e, più in generale, il valore di un approccio educativo che considera la persona nella sua interezza.

L’iniziativa si accompagna a una raccolta fondi attraverso l’asta benefica delle sedie. Le informazioni e la partecipazione all’asta sono disponibili sulla piattaforma CharityGo. Il ricavato contribuirà a sostenere le attività delle due fondazioni e i percorsi rivolti ai giovani.

Intelligenza Artigianale, imparare attraverso l’esperienza

La campagna Intelligenza Artigianale costituisce il riferimento educativo e culturale dell’iniziativa. Il metodo si fonda sull’apprendimento attraverso l’esperienza: la conoscenza prende forma a partire dalla realizzazione concreta di un bene o di un servizio, attraverso attività che permettono di sviluppare competenze professionali, trasversali e relazionali.

Il giovane apprende costruendo, creando, riparando e osservando. Il lavoro manuale diventa così un’occasione per sperimentare, affrontare gli errori, individuare soluzioni e comprendere i risultati delle proprie azioni. Il processo non si limita all’acquisizione di una tecnica, ma contribuisce alla costruzione di un rapporto più consapevole con le proprie capacità.

In questa prospettiva, il lavoro torna a essere anche un luogo di conoscenza, dignità e relazione. La produzione concreta offre un obiettivo riconoscibile, permette di misurarsi con problemi reali e favorisce il confronto con altre persone. Sono elementi che possono risultare particolarmente importanti per chi ha vissuto esperienze scolastiche negative o si è allontanato dalla formazione tradizionale.

Il metodo nasce dall’esperienza maturata da Cometa in quasi quarant’anni di attività a Como. La Fondazione ha sviluppato un patrimonio educativo che attribuisce un ruolo centrale al fare e alla relazione, con l’intento di accompagnare i giovani nella scoperta delle proprie capacità e nella costruzione di un percorso personale e professionale.

In Ticino, questo approccio si integra con l’esperienza della Fondazione Il Gabbiano, attiva nell’accompagnamento di giovani in situazioni di fragilità, dispersione o distanza dalla formazione e dal lavoro. La collaborazione tra le due organizzazioni mira a mettere in comune competenze ed esperienze per sperimentare modalità di intervento adatte alle esigenze del territorio.

La campagna di sensibilizzazione ha già trovato spazio in diverse occasioni pubbliche, tra cui TEDx Bellinzona e StraLugano. La mostra e l’asta benefica rappresentano un ulteriore passaggio, con l’intento di allargare il coinvolgimento della comunità e sostenere le attività educative.

Secondo Piano a Lugano, un percorso per ritrovare fiducia

Il progetto pilota sostenuto da Cometa Svizzera si sviluppa attraverso due iniziative promosse dalla Fondazione Il Gabbiano a Lugano e Locarno. La prima è Secondo Piano, avviata a Lugano nel novembre 2025 e frequentata da una ventina di adolescenti in difficoltà.

Il percorso è orientato al benessere personale, alla crescita relazionale e allo sviluppo di competenze utili per il reinserimento formativo, professionale o occupazionale. La proposta prevede attività che permettono ai partecipanti di sperimentarsi in contesti diversi da quelli nei quali hanno incontrato ostacoli, con l’obiettivo di recuperare gradualmente fiducia e motivazione.

La ricostruzione di un percorso non avviene necessariamente attraverso un unico passaggio. Per alcuni ragazzi, la priorità può essere ritrovare continuità nelle attività quotidiane e migliorare le relazioni; per altri, può consistere nell’individuare una nuova direzione formativa o nel prepararsi a un ingresso nel mondo del lavoro.

In questo processo, la qualità della relazione educativa assume un ruolo centrale. La possibilità di essere accompagnati da adulti di riferimento, di affrontare attività concrete e di vedere riconosciuti i propri progressi può contribuire a ricostruire un legame con l’apprendimento e con le prospettive future.

Il progetto non si esaurisce quindi nell’offerta di attività occupazionali, ma mira a creare condizioni che permettano ai giovani di riprendere un percorso sostenibile, in relazione alle proprie capacità e ai propri bisogni.

Impalco a Locarno, un nuovo spazio diurno per adolescenti

La seconda iniziativa si chiama Impalco e sarà avviata nelle prossime settimane a Locarno. È concepita come uno spazio diurno per adolescenti, con la presenza costante di educatori qualificati.

L’apertura di questo servizio amplia l’intervento della Fondazione Il Gabbiano e rappresenta un ulteriore sviluppo della collaborazione con Cometa Svizzera. Anche in questo caso, l’intento è offrire un ambiente nel quale i giovani possano trovare continuità educativa, sviluppare competenze e costruire relazioni di fiducia.

Uno spazio dedicato può risultare utile per chi fatica a mantenere un legame con la scuola o con la formazione professionale, ma anche per chi ha bisogno di un accompagnamento prima di affrontare un nuovo inserimento. Il lavoro educativo può aiutare a individuare le risorse individuali, affrontare le difficoltà e definire obiettivi progressivi.

La presenza di educatori qualificati consente di seguire con continuità il percorso dei partecipanti e di adattare le attività alle situazioni individuali. Il collegamento con il mondo della formazione e del lavoro rimane una componente importante, affinché l’esperienza nello spazio diurno possa tradursi in nuove possibilità concrete.

Secondo il modello promosso dalle due fondazioni, la produzione reale di beni e servizi, l’apprendimento attraverso il fare e la costruzione di relazioni affidabili possono contribuire a creare un ponte tra la condizione di partenza e un successivo percorso di autonomia.

Una rete tra fondazioni, istituzioni e imprese

La collaborazione tra Gabbiano e Cometa si inserisce in una strategia che attribuisce alla comunità un ruolo attivo nel contrasto alla dispersione scolastica e formativa. Le difficoltà dei giovani non possono essere affrontate esclusivamente attraverso interventi individuali: richiedono anche il coinvolgimento delle istituzioni, delle famiglie, delle imprese e delle realtà associative.

I commercianti di Lugano hanno già aderito alla campagna attraverso l’associazione di categoria, esponendo le sedie nelle proprie vetrine. L’iniziativa porta così il progetto nelle vie della città e contribuisce a rendere visibile un tema che rischia di rimanere confinato agli ambienti educativi e sociali.

La partecipazione degli esercizi commerciali assume un significato che va oltre la promozione della mostra. Le imprese possono rappresentare interlocutori importanti nella costruzione di percorsi di avvicinamento al lavoro, attraverso esperienze pratiche, opportunità formative e contatti con il mondo professionale. Le istituzioni e i servizi territoriali, dal canto loro, possono contribuire a individuare le situazioni di fragilità e a facilitare l’accesso alle risorse disponibili.

La sfida consiste nel rendere questi collegamenti più stabili e capaci di rispondere alle esigenze dei singoli giovani. Il passaggio dalla scuola alla formazione professionale, l’interruzione di un apprendistato e la ricerca di una prima occupazione sono momenti nei quali il sostegno tempestivo può evitare che le difficoltà si trasformino in un distacco prolungato.

La campagna Sedie Vuote, Futuri Pieni propone quindi un doppio livello di intervento: da un lato, sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi; dall’altro, sostenere percorsi educativi che mettano al centro l’esperienza, le relazioni e lo sviluppo delle competenze.

La mostra di Palazzo Civico rende visibile il risultato di un lavoro artigianale, ma richiama anche una questione più ampia: quali opportunità vengono offerte ai giovani che non riescono a trovare il proprio posto nei percorsi tradizionali? La risposta dipende dalla capacità di riconoscere le difficoltà prima che diventino permanenti e di costruire alternative che non si limitino a intervenire sull’emergenza.

Una sedia vuota può essere letta come il segno di un’assenza, ma anche come uno spazio ancora disponibile. È su questa possibilità che si fonda il progetto di Gabbiano e Cometa: creare occasioni nelle quali i giovani possano ritrovare fiducia, sviluppare capacità e costruire un futuro attraverso esperienze concrete e relazioni significative.