Paolo Ligresti, come è nato il suo legame con la Fondazione Bambi.ni Insieme Onlus di Lugano e cosa l’ha indotto a impegnarsi a favore dei bambini con mutismo selettivo?

«La Fondazione “Bambi.ni insieme Onlus è stata costituita da me nel 2010 quand’è mancata mia mamma che si chiamava Giorgina detta Bambi. Da quel momento ho voluto investire una parte del mio tempo ad aiutare i bambini nel realizzare progetti per loro, principalmente parchi giochi realizzati dopo catastrofi tipo terremoti o alluvioni.

Ne abbiamo realizzati 4 di cui 2 in Abruzzo dopo il terremoto dell’Aquila e precisamente nel comune di Paganica, uno a Vicenza dopo l’alluvione e l’ultimo nelle Marche, nel comune di Barbara dopo l’alluvione del 2023, dedicato al piccolo Mattia scomparso in quell’occasione.

Il mutismo selettivo mi era estraneo ma un giorno sono andato in questa struttura a Meride di nome ca.stella dove ho conosciuto due persone che si occupavano di questa sindrome ed in quella occasione ho voluto approfondire il tema. Dopo qualche mese ho deciso di aiutare questi bambini,  per trascorrere un fine settimana insieme tra di loro presso questa struttura e nel frattempo girare un docufilm, “SOTTOVOCE”». 

Il docufilm Sottovoce parla di un disturbo ancora poco conosciuto: che cos’è il mutismo selettivo e perché è importante farlo conoscere ad un pubblico sempre più vasto?

«Questo disturbo d’ansia, che concerne purtroppo un numero crescente di bambini (1 su 110), è ancora poco conosciuto dall’opinione pubblica ma anche da gran parte dei professionisti che operano nei vari settori legati all’infanzia e all’adolescenza. Ne consegue che, molto spesso, i bambini muto selettivi non sono compresi nella loro reale difficoltà e vengono erroneamente considerati come “molto timidi” oppure come “maleducati”, “scontrosi”: ecco perché, per poterlo individuare, è sempre più necessaria da parte di tutti una reale conoscenza del mutismo selettivo e delle giuste modalità d’intervento attuabili per sostenere i bambini muto selettivi e le loro famiglie nel superamento di questa condizione.

Il mutismo selettivo è la risposta messa in atto dal cervello quale reazione a un forte stato d’ansia percepito come un grave pericolo per la persona. Quando scatta l’allarme, tre sono le reazioni possibili: l’aggressione, la fuga e il congelamento. Queste risposte sono automatiche e non dipendono in nessun caso dalla volontà dell’individuo. Nel mutismo selettivo si congela la fonazione. Il bambino si trova di colpo nell’impossibilità di parlare e spesso anche di agire. Si tratta di un blocco». 

In che modo il mutismo selettivo si manifesta nella vita quotidiana dei bambini, in particolare a scuola e nei contesti sociali?

«Come detto in precedenza, il mutismo selettivo non permette al bambino di parlare spontaneamente in alcuni contesti sociali, nonostante lo sviluppo e la comprensione del suo linguaggio siano nella norma. In queste situazioni, il bambino avverte un’ansia fortissima che prende il sopravvento, provocando un vero e proprio “congelamento” delle sue capacità verbali e della sua gestione del corpo. Il mutismo selettivo è quindi un atteggiamento di risposta ad un forte stato emotivo che il bambino non riesce a gestire: perciò, nonostante lo desiderino, i bambini muto selettivi non riescono a parlare fuori casa o in presenza di estranei.

Al contrario, a casa, negli ambienti familiari e con le persone con cui si sentono a loro agio, si esprimono normalmente e riescono a manifestare spontaneamente tutte le loro grandi potenzialità. ll grado di congelamento dipende dal grado d’ansia  che l’ha generato. Si va da un’assenza di parola a un congelamento di tutta la persona. Il bambino muto selettivo non solo non riesce a rispondere a domande, non riesce a porle, non può soddisfare i propri bisogni primari; talvolta il bambino non è più in grado né di bere, né di mangiare: tutto quello che esce ed entra dalla bocca gli è precluso. Quando si trova da solo in un gruppo, cioè senza i suoi aiuti di riferimento, non ha nessuna possibilità di comunicare con il mondo. è perso, isolato, percepisce l’ambiente come minaccioso e il suo stato d’ansia aumenta».

Come è nata l’idea del progetto SOTTOVOCE e qual è stata la sua partecipazione alla realizzazione?

«L’idea è nata durante un pranzo alla struttura Ca.stella, quando ho conosciuto due persone che si occupavano di mutismo selettivo, attraverso la struttura ATiMuSe. il mio ruolo è stato quello di studiare con loro il progetto e  nel finanziarlo come Fondazione Bambi.ni insieme Onlus».

Che ruolo ha avuto l’associazione ATiMuSe di Lugano all’interno del progetto e quale valore aggiunto ha portato al docufilm?

«Questo progetto è stato fortemente voluto dai membri dell’associazione ATiMuSe che desideravano trattare il tema del mutismo selettivo visto da chi ne è direttamente toccato: i bambini e le loro famiglie. L’intento è stato subito condiviso dal regista Federico Cavallini, dalle famiglie che si sono rese disponibili e da tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Da diversi anni l’associazione ticinese mutismo selettivo aveva un sogno nel cassetto:  produrre un documentario che presentasse il mutismo selettivo per l’informare quante più persone possibili sull’argomento e per far conoscere ATiMuSe e le sue attività. Il gioco di squadra che è nato tra  l’uomo, il finanziatore, il regista, gli operatori e non da ultimo le famiglie ha permesso  la sua realizzazione».

Quanto è stato importante dare voce alle famiglie e ai bambini nel raccontare questo disturbo attraverso il docufilm?

«Dal mio punto di vista è stato fondamentale perché sentire parlare le famiglie con i propri figli di questo problema ed affrontarlo insieme è servito per superarlo, con la convinzione che poterlo raccontare può sicuramente aiutare altri bambini,

“Dare voce” ai bambini muto selettivi coinvolti e alle loro famiglie, attraverso un docufilm che risultasse il più autentico possibile, era lo scopo primario del progetto. Attraverso le loro testimonianze spontanee, i bambini e i loro genitori hanno raccontato un po’ della loro esperienza, parlando di disorientamento, difficoltà, paure, conquiste, speranze, coraggio, fiducia, forza. Pur accumunati nel mutismo selettivo, ognuno di questi bambini ha la propria storia e la propria personalità. Per le famiglie e per i bambini è stato un valore aggiunto al loro percorso: raccontandosi hanno preso coscienza di sé e della loro fatica del vivere quotidiano, delle soddisfazioni per quanto realizzato e per quello che ancora li aspetta».

Quali principali messaggi si augura che arrivino al pubblico, agli insegnanti e ai professionisti grazie a “Sottovoce”?

«Far conoscere il problema perché molti non lo conoscono e di conseguenza non lo affrontano. Invece con questo docufilm sia gli insegnati che il pubblico si rende conto che non si tratta di timidezza, o altro, ma di un piccolo problema più importante e poterlo affrontare con consapevolezza. Come per qualsiasi problematica, anche per trovare una soluzione nei casi di mutismo selettivo è indispensabile una seria conoscenza del disturbo che ne sta alla base. Attraverso un progetto e un percorso condivisi che coinvolgono attivamente il bambino muto selettivo, la sua famiglia, la scuola e tutti gli operatori coinvolti, il mutismo selettivo si può superare. Certamente, il mutismo selettivo condiziona e ostacola il bambino che ne è colpito, la sua famiglia e le persone intorno a lui ma, al contempo, come ogni “particolarità”, può anche essere un’opportunità di crescita umana per tutte le persone coinvolte. Il mutismo selettivo, sebbene caratterizzato dal silenzio, necessita di un autentico e profondo ascolto».

Guardando al futuro, quali iniziative intende ancora sostenere per aiutare concretamente i bambini colpiti da mutismo selettivo e le loro famiglie?

«La prima cosa è cercare di divulgare il docufilm Sottovoce il più possibile e poi mettere a disposizione la struttura ATiMuSe per poter affrontare con loro eventuali casi di mutismo selettivo Mi sento di dire che le varie testimonianze, soprattutto quelle dei bambini danno un messaggio di speranza: il mutismo selettivo si supera! Spero che il pubblico colga il messaggio che si tratta di un problema momentaneo ma non da sottovalutare. Un altro messaggio che traspare è che lo si supera promuovendo la collaborazione tra la  famiglia, la scuola e i terapeuti. Tutti devono mettersi in gioco!».

Marco D’Anna: l’importanza d’essere curiosi