Qual è l’idea di architettura che guida le scelte progettuali di Itten+Brechbühl?
«Se un tempo l’architetto era il singolo autore del progetto, ora l’architettura è un grande processo collettivo, un lavoro in collaborazione con un obiettivo comune. Pertanto, solo le reti di competenza locali potranno vincere le sfide future. Sta a noi architetti creare un mondo nuovo e migliore. Le nostre risorse non sono inesauribili e questo ci costringe alla razionalità e all’efficienza, ma non basta. Se pensiamo al futuro, dobbiamo introdurre nella nostra visione anche un elemento utopico».
La tipologia degli edifici da voi realizzati spazia in ambiti diversi…
«L’attività di Itten+Brechbühl contempla la realizzazione di progetti eterogenei come ospedali, laboratori e centri di ricerca, stazioni ferroviarie, complessi immobiliari ad uso uffici o impianti sportivi. Siamo specializzati nel settore della sanità e della cura, nel campo dell’istruzione e della ricerca, nei servizi e nell’industria. Nello specifico, tenendo conto dell’evoluzione continua dei requisiti delle infrastrutture ospedaliere, abbiamo da tempo sviluppato un concetto di Core Hospital: servizi concentrati nell’infrastruttura, con tutte le funzioni base e specialistiche e, parallelamente, un insieme complementare di singole funzioni associate alla salute».
Fare architettura significa oggi avere una particolare attenzione nei confronti della sostenibilità…
«Il futuro dell’architettura non è più segnato principalmente da quello che facciamo, bensì da quello che non facciamo. Le risorse dell’ambiente non sono infinite. Le questioni importanti dell’architettura, come i consumi energetici, la scienza dei materiali da costruzione e l’impiantistica, non sono più semplici problemi estetici degli spazi, ma temi di elevata complessità tecnica e di grande rilievo. Siamo convinti che si possono ottenere soluzioni sostenibili solo se un progetto architettonico viene inteso come un processo integrato, unico e contestualizzato, frutto della collaborazione di tutti i partecipanti sin dalle prime fasi di progettazione. IB si impegna a perseguire questo obiettivo entro il 2030, allineandosi cosi agli impegni assunti dalla Svizzera per lo sviluppo sostenibile, con la sottoscrizione di una “Carta per lo sviluppo sostenibile – Strategia architettonica 2030”».
In che modo e in che misura digitalizzazione e automazione hanno trasformato il modo di progettare di IB?
«La digitalizzazione dei processi di progettazione offre nuove possibilità di rappresentazione ed elaborazione delle informazioni. Alcuni temi della discussione, come il Building Information Modeling (BIM), la Virtual Design and Construction (VDC) e la Smart Architecture, rappresentano una sfida per il ruolo centrale e di coordinamento degli architetti. Con il nostro impegno in Svizzera e con le nostre relazioni internazionali promuoviamo nuovi standard nello sviluppo e nell’elaborazione digitale di progetti che dimostrano la loro validità a livello interdisciplinare. Tutte le persone coinvolte nella pianificazione hanno così la possibilità di accedere contemporaneamente allo stato corrente della pianificazione».
Possiamo vedere alcuni vostri lavori in corso?
«Certamente. Partirei dal nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro di Monteceneri, un progetto concepito come una galleria, che sviluppa una testa principale in grado di contenere tutte le funzioni di uso generico e che si colloca nella “fossa di scavo”. Questa fossa rappresenta l’elemento preparatorio necessario alla realizzazione della “galleria” e ospiterà l’edificio di contenuti a servizio. Nella galleria si posizioneranno invece le linee di tiro, con un sistema ottimizzato e sovrapposto in grado di ridurre al minimo lo spostamento degli utenti e di ottimizzare l’impiantistica soprattutto in termini di ventilazione e ricambi d’aria».
Il Politecnico Federale di Losanna ha scelto IB e 3XN per la progettazione e la costruzione del nuovo Campus Ecotope a Losanna, di un’estensione dell’attuale Parco della Scienza e del Quartiere dell’Innovazione. Il nostro progetto risponde alla sfida lanciata dall’EPFL di creare un luogo che avrà un impatto positivo sulla società nei prossimi anni. Ecotope sarà un Campus che faciliterà e genererà soluzioni innovative e senza precedenti, grazie all’interfaccia tra l’EPFL e la società in generale. Si tratta anche di ripensare il rapporto tra le dimensioni, gli spazi e gli usi e di trovare soluzioni tecniche innovative per ridurre al minimo l’impatto dell’edificio sull’ambiente. Tra queste, la scelta di un’architettura compatta e modulare, e la preferenza per materiali «RE» riciclati/ riciclabili/riutilizzabili esprime l’ambizione di realizzare un eco-sistema con un alto grado di sostenibilità e circolarità.
La progettazione e la realizzazione del Palazzetto sportivo provvisorio Gloriarank a Zurigo, appena terminato, rispecchia molto bene la visione di progettazione sostenibile del nostro ufficio che in questo caso ha concepito un edificio in legno di larice composto da elementi prefabbricati che potrà essere smontato e rimontato in un altro contesto urbano. La realizzazione dell’intero edificio, che ha richiesto 12 mesi, ha rispettato perfettamente una delle condizioni più impegnative del bando di concorso».
Uno degli ambiti in cui siete specializzati riguarda la realizzazione di residenze per la terza e quarta età…
«Questo è un tema che ci sta particolarmente a cuore e i nostri sforzi sono indirizzati alla realizzazione di edifici che soddisfino al tempo stesso esigenze di cura, benessere e socializzazione degli anziani. Questa filosofia è bene esemplificata dal complesso che abbiamo progettato per l’Ente autonomo Casa per anziani Canobbio-Lugano. L’edificio è attualmente in fase di realizzazione ed entrerà in esercizio nel 2024».