Nel 1989, le Guerrilla Girls si chiedevano “Do women have to be naked to get into the Met. Museum?” soffermandosi sul ruolo della donna come oggetto piuttosto che come vera protagonista. Ed è proprio da questo punto che è necessario ripartire, capire chi, ma soprattutto come, le donne hanno deciso di rivendicare il proprio spazio in un sistema in cui predominano gli uomini come quello dell’arte contemporanea.
Vogliamo raccontare sei storie di artiste con cui la galleria Cortesi ha avuto il piacere di collaborare. Ognuna ha saputo affermarsi nel mondo dell’arte, rendendo esplicito il messaggio del femminismo, altre lasciandolo da parte considerando superfluo il dover mostrare il loro sesso.
Louise Nevelson conosciuta per le sue sculture monumentali, monocrome, in legno spesso costituite da scomparti che contengono forme astratte e oggetti domestici; non si è mai identificata come femminista, sebbene la sua arte abbia rivestito un ruolo vitale nella definizione del movimento di genere e la sua forza nel definire il sistema artistico, ha fatto sì che diventasse il punto di riferimento per un’intera generazione di artiste donne.
Carla Accardi una delle prime artiste italiane donne ad avere ottenuto riconoscimenti sulla scena mondiale. Fondatrice del gruppo Forma 1 di ispirazione formalista e marxista. Accardi si fa portavoce di un femminismo sperimentale, i suoi segni primordiali furono intesi come una messa in discussione e reinvenzione del linguaggio pittorico. A lei si riconosce l’impegno di abbattere molti pregiudizi, primo fra tutti l’associazione donna e delicatezza, pittura e bellezza compositiva e quell’idea del realismo che lega sempre la forma e la composizione a contenuti ben riconoscibili.
Grazia Varisco cofondatrice del Gruppo T gli anni ’60 e unica donna a far parte dei gruppi di Arte Cinetica e Programmata, Grazia ha sempre rifiutato di essere catalogata come artista donna; femminista fino in fondo, sostiene il lavoro della donna e per questo rifiuta le definizioni di genere. Alla pari dei suoi colleghi uomini si è sempre posta l’obiettivo di vivere liberamente e confrontarsi con il maschio e con l’artista, al maschile e femminile, senza riserve.
Vanessa Beecroft focalizza la sua attenzione sul corpo della donna, inteso come terreno di conquista e campo di battaglia. La fotografa denuncia i ruoli minoritari e stereotipati, a cui la donna viene costretta da leggi del mercato. I suoi scatti colpiscono l’osservatore per il radicale rifiuto della figura tradizionale della donna e per l’elevato tasso di provocazione.
Chiara Dynys attinge ai codici visivi della nostra contemporaneità sovrapponendoli con libertà e rigore fino ad ottenere esiti estetici fortemente iconici, riconoscibili e ad un tempo dai significati profondi e non scontati. Chiara si è resa protagonista di questo anno, grazie anche ad una maggiore attenzione delle isituzioni pubbliche nei confronti del lavoro delle artiste donne, raggiungendo grandi e meritati traguardi che proseguiranno anche nell’anno venturo, infatti le sue opere sono entrare a far parte di importanti enti privati e pubblici.
Tiziana Lorenzelli nasce con un background di architettura e design e si trasforma in artista per l‘esigenza di esprimere i sentimenti e per nutrirsi di bellezza. La ricerca di questa artista parte ancora prima della scultura stessa in quanto ha plasmato il materiale di cui sono composte. ALUFLEXIA®, è un materiale metallico molto malneabile brevettato da Lorenzelli. Questo materiale, 100% riciclabile, ha vinto la Bronze Medal in Sustainable Design al IDA di Los Angeles nel 2011. Il discorso della sostenibilità è inoltre fondamentale per il concetto delle sue opere che si legano alla natura della Terra, ai minerali, ai metalli e soprattutto al ciclo della vita.