Che cosa vedremo in questa sua esposizione luganese?

«In mostra saranno esposte 30 opere su acciaio corten di diverso formato e 16 carte sul tema dell’architettura, degli aeroporti e per la prima volta della Natura. La montagna e i boschi di betulle, pur confrontandosi con la grande tradizione figurativa naturalista e poi simbolista, sembrano voler dialogare con la materia al punto di toccare i confini che separano la pittura figurativa da quella astratta e informale, come ad esempio in Burri e Fontana, non a caso fra gli autori più legati alla storia della galleria stessa».


Accanto alla Natura ritorna il tema della città contemporanea, a lei particolarmente caro…

«La veduta urbana, soprattutto di Milano, è da sempre un mio tema prediletto, oggetto di un’indagine che è mentale, visiva ed emotiva insieme ma è al contempo soggetto, matrice ed elemento generatore di sequenze di dipinti che, come fotogrammi di un film cerco di cogliere nel suo crescere e nel suo divenire. Milano si sta trasformando ormai da molti anni. Ha cambiato il suo landscape e ha cambiato il volto dei suoi nuovi quartieri grazie alle architetture contemporanee che si stanno realizzando. Con il mio lavoro ho voglia di raccontare la nuova città verticale e moderna».


Un altro soggetto a lei molto caro è quello degli aerei e degli aeroporti…

«Mi piace intendere anche gli aeroporti come ambienti architettonici, erroneamente considerati ‘non-luoghi’.
Gli aeroporti emergono come spazi reali che raccolgono le storie, le aspettative e i progetti di milioni di passanti. Contenitori di persone, ossia di storie, luoghi di passaggio in grado di condurre chi guarda il mio lavoro a riflessioni mentali, visive ed emotive. Non diversamente, le immagini degli aeroplani, levigatissimo connubio di tecnica e design, rappresi nell’attimo della sosta tra terra e cielo, tra notte e giorno, esprimono la stupore dell’umano che trascende se stesso».


La sua ricerca artistica si caratterizza per una costante sperimentazione…

«Nel mio lavoro cerco di fare ricorso a tecniche e supporti non convenzionali: smalti e acidi su materiali come acciaio, ferro, rame e alluminio, per indagare le potenzialità creative di ciascuna materia. In particolare, il corten deriva da una fusione di ferro con rame, cromo e fosforo ed ha la caratteristica di ossidarsi senza corrodersi. Solo a questo punto interviene il procedimento pittorico realizzato a smalto con pennelli giapponesi».



Chi è Alessandro Busci
Pittore e architetto, vive e lavora a Milano. Laureato al Politecnico di Milano con una tesi in Storia dell’Arte, indaga le potenzialità dello scambio fra le tradizioni iconografiche occidentali e orientali e la sua produzione si distingue per la forte valenza del segno, pittorico e calligrafico, realizzato su supporti non convenzionali come acciaio, rame e alluminio lavorati con acidi e smalti o sulla più tradizionale carta. Sue personali sono state allestite a Milano, Roma, Brescia, Torino, Londra, Bordeaux, Madrid, Bilbao, San Francisco e Napoli. Dal 1997 collabora con l’Atelier Mendini contribuendo alla realizzazione di vari progetti di architettura, decorazione e allestimento. Nel 2010, in occasione del China Trade Award, Busci e Cathay Pacific presentano alla Triennale di Milano il volume Airports, e nello stesso anno l’artista viene invitato alla Biennale di Venezia nei padiglioni italiano e cubano. Nel 2014 la personale alla Triennale di Milano, “In Alto Milano”, 90 opere dedicate al nuovo sviluppo della città verticale, curata da Ada Masoero. Nel 2017 la personale alla Soglia Magica, terminal 1 di Milano Malpensa.