Lei è stato un imprenditore di grande successo, perché la scelta di creare una fondazione?
«Al termine della mia esperienza come imprenditore nel 1998 fui chiamato a dare una mano come volontario ad una cooperativa sociale che operava nel mondo della disabilità e dello svantaggio sociale. Andavo due giornate alla settimana a Vedano Olona (in provincia di Varese), per occuparmi degli aspetti organizzativi. Ma vivevo queste giornate a stretto contatto con i beneficiari dell’attività della cooperativa: disabili, ragazzi down e carcerati che venivano a lavorare in cooperativa di giorno e ritornavano in carcere alla sera. Da quella esperienza, da quelle persone, ho imparato quanto è importante aiutare chi ha avuto meno dalla vita rispetto a me. Nel 1999 ragionando con mia moglie decidemmo di creare una fondazione che avrebbe aiutato i bambini ed i ragazzi».
Qual è lo scopo statutario della fondazione?
«Aiutare i bambini ed i ragazzi poveri, ammalati, emarginati o che hanno subìto violenze, per dare loro l’opportunità e la speranza di una vita migliore».
Quali sono le aree di intervento e quali progetti avete realizzato negli ultimi anni?
«Le aree di intervento sono due: salute ed educazione. Nell’area salute ci occupiamo in particolare di cardiopatie infantili: nel mondo nascono ogni anno più di 1 milione di bambini affetti da malformazioni congenite al cuore. Nei Paesi più poveri, mancano ospedali attrezzati e medici in grado di curarli: molti rischiano di morire nell’arco di pochi mesi dalla nascita, molti altri vanno incontro a gravi problemi di crescita e di sviluppo psicomotorio. Noi come Gruppo Mission Bambini in 11 anni abbiamo operato 1.861 bambini a cui abbiamo salvato la vita. Gli attori di questo progetto sono cardiochirurghi e medici specialisti che vanno all’estero come volontari per operare gratuitamente i bambini utilizzando la loro grande professionalità e donando numerose giornate di ferie.
Nell’area educazione siamo attivi con la campagna “fatti GRANDE’’, che ha lo scopo di contrastare la povertà materiale ed educativa dei bambini e dei ragazzi fin dai primi anni di vita. Offriamo loro opportunità educative di qualità, attraverso i nidi e le scuole per l’infanzia che sosteniamo. In questo modo abbiamo già aiutato più di 4.400 bambini negli ultimi 12 anni, offrendo al contempo un aiuto alle loro famiglie. Aiutiamo inoltre i giovani nella fascia d’età 14-24 anni, sia nello studio sia ad entrare nel mondo del lavoro attraverso tirocini formativi ed esperienze professionali qualificate».
Come nasce la scelta di istituire una fondazione in Ticino?
«Le ragioni che sono alla base della creazione della Fondazione Mission Bambini Switzerland sono due. La prima è quella di condividere con altre Fondazione ed Enti non profit del territorio svizzero competenze e professionalità, partecipando allo sviluppo ed al sostegno di progetti per i bambini ed i ragazzi. Ne è un esempio il progetto “Parco intergenerazionale” di Morbio Inferiore: qui insieme alla Fondazione Casa San Rocco che gestisce la casa di riposo, abbiamo sviluppato questo progetto di welfare intergenerazionale. L’obiettivo generale è quello di trasformare le case per anziani in un luogo di benessere per tutta la comunità favorendo in particolare le relazioni tra anziani e bambini, anche attraverso attività pensate ad hoc e attraverso la presenza di personale qualificato dedicato. Anche la SUPSI – Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana è partner del progetto. Un altro esempio è il “Laboratorio di robotica e MINT’’ nel cantone dei Grigioni, per favorire l’apprendimento e l’inclusione dei bambini con ritardo mentale significativo. Le competenze MINT sono relative alle scienze matematiche, informatiche, naturali e tecniche.
La seconda ragione alla base della creazione della Fondazione Mission Bambini Switzerland è quella di sviluppare relazioni con donatori che possano contribuire al sostegno di progetti di aiuto ai bambini ed ai ragazzi in Svizzera e nel mondo. I donatori svizzeri hanno contribuito negli ultimi anni non solo ai progetti in Svizzera ma anche a progetti importanti all’estero, quali ad esempio la realizzazione di un reparto di rianimazione nell’ospedale di Siem Reap in Cambogia e la costruzione della scuola “Tichakunda Center”, che offre un’istruzione di qualità a 450 allievi in Zimbabwe».
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di operare con una fondazione di diritto italiano rispetto a una fondazione di diritto svizzero?
«Mission Bambini Italia e Mission Bambini Switzerland sono due fondazioni indipendenti con statuti e Consigli di Amministrazione indipendenti. Mission Bambini Switzerland opera in totale libertà, ovviamente nell’ambito della legislazione delle Fondazioni di diritto svizzere. Il vantaggio per Mission Bambini Switzerland è l’accesso ad un portafoglio di progetti valutati dal Comitato tecnico di Mission Bambini Italia a cui Mission Bambini Switzerland può accedere liberamente. Un altro vantaggio è la possibilità dei donatori svizzeri di accedere al sostegno di progetti di Mission Bambini Switzerland con donazioni liberali esentasse.
Non vedo svantaggi dalla collaborazione tra le due Fondazioni. Questo è quanto posso dire in base all’esperienza che abbiamo maturato fino ad ora, ma non escludo di poter arrivare ad altre conclusioni in futuro, considerato che Mission Bambini Switzerland è stata istituita solo nel 2015».
Quali progetti sostenete attualmente in Ticino?
«Come ho citato precedentemente i progetti che sosteniamo attualmente sono il “Parco intergenerazionale” di Morbio ed il progetto “Laboratorio di robotica e MINT’’ nel cantone dei Grigioni».
Lei opera ormai da molti anni nel settore filantropico: come si è evoluto negli ultimi anni? Quali sono le sfide? Quali le opportunità?
«Il settore filantropico si è evoluto negli ultimi anni con un forte incremento del numero di fondazioni famigliari o aziendali. Diventa sempre più importante sviluppare partnership tra le fondazioni mettendo in comune i progetti da sostenere e suddividendo tra le fondazioni partecipanti al progetto il peso delle risorse da destinare ai progetti. Questo per aumentare l’impatto dei progetti stessi e per migliorare l’efficienza nell’impiego delle risorse. Inoltre i donatori privati richiedono giustamente sempre più concretezza e trasparenza nei progetti che si chiede loro di sostenere e nella destinazione dei fondi donati da ciascun donatore.
Ciò comporta la necessità e l’urgenza di sviluppare una sempre maggiore professionalità nell’organizzazione interna delle Fondazioni, mantenendo sempre un elevato livello di impegno e di tensione verso la missione delle Fondazioni stesse.
Occorre anche porre impegno nello sviluppo della “customer care’’ del donatore. I donatori sono sempre più “demanding’’ e chiedono di partecipare alla definizione del progetto ed alle informazioni sull’avanzamento lavori del progetto. Ciò richiede un salto culturale nell’ambito del personale interno che opera nelle Fondazioni. La sfida è la crescita dimensionale delle Fondazioni e le opportunità sono date dalla capacità delle singole Fondazioni di aprirsi ad altre Fondazioni per sviluppare progetti insieme».