Nel 1948 Conrad Marca-Relli (Boston 1913 – Parma 2000) ‒ in uno dei suoi primi e più felici soggiorni nella sua Italia, nel Bel Paese, nella patria della grande arte, quel caro luogo che i suoi genitori avevano dovuto abbandonare molti anni prima, emigrando da Benevento a Boston – arrivò nella città eterna, dove incontrò Alberto Burri e Afro Basaldella. Con loro, da subito, strinse una intensa comunione, in un libero travaso di idee comunicanti, che oggi ci appaiono come il calmo e lirico e vasto vortice di una pittura che si fa materia, di una materia che si trasforma in puro bianco, in catrame, iuta, lino, carta, metallo, magica toppa; in una superficie bidimensionale che rifonda dal suo interno le proprie ragioni di apparire ed il senso di un nuovo essere. Tra il lirico, aereo cromatismo di Afro, e le grezze, bellissime campiture di Burri, Marca-Relli trovò quegli spunti e quelle conferme che il suo fare arte aveva già delineato. In un percorso simile e parallelo, dove tutte le tensioni ed i fiumi di un possibile primato cronologico – che a rigore, per pochi anni e pochi mesi, si potrebbe anche verificare – si sciolgono nel vasto mare di una felice comunità d’intenti. Ma, mentre Afro per tutta la sua attività rimarrà fedele alla sua lirica pittura: solide ali di farfalle, dove tutti i colori dell’arcobaleno si fondono e si scompongono come nel rifrangersi di un poliedrico cristallo, al contrario, com’è noto, Burri e Marca-Relli andranno oltre alla pittura, in un gioco di nuovi intarsi materici, in arazzi di variegate campiture e splendide cicatrici, dove il colore si fa iuta, la stoffa diviene modulo, un pezzo di carta felice oasi, ed un calibrato riquadro di metallo, sapientemente ripetuto e modulato, sarà insieme ritmo e struttura, forma e colore. Ritornato a New York, nei primi anni Cinquanta, Marca-Relli strinse una intensa amicizia con William de Kooning e Jackson Pollock, collaborando ai grandi ideali di una nuova arte americana, insieme a Philip Guston, Mark Rothko, Robert Motherwell e molti altri. Nel 1951, insieme a Leo Castelli, fu lui ad organizzare la prima mostra collettiva del cosiddetto espressionismo astratto americano, “Ninth Street Show”. E, due anni dopo, nel 1953, ad esporre i suoi primi inediti collages alla Stable Gallery, nella loro seconda rassegna collettiva, individuando così la celebre Scuola di New York. Poco dopo, con l’assegnazione della Logan Medal dell’Art Institute di Chicago (1954) – l’anno precedente vinta da de Kooning – e più tardi, con l’ampia retrospettiva dedicatagli al Whitney Museum di New York nel 1967, il suo nome si impose tra i più importanti della nuova arte americana. Ma, diversamente da de Kooning e Pollock, così aperti alla profonda gestualità dell’inconscio ed ai liberi furori dell’improvvisazione, Marca-Relli, componendo le sue vaste tele, ha sempre preferito una meditazione, una calma, un ordine, ogni volta filtrato dalle luci della coscienza. Se il suo amico De Kooning sperimentò anche una pittura realizzata ad occhi chiusi – dove i prodigi del caso possono strutturarsi in una visione del tutto inconscia – Marca-Relli ha sempre tenuto gli occhi bene aperti. Se il suo amico Pollock approfondì tutte le possibilità del dripping, attraverso il mirabile e disperato gesto del suo braccio – una nuova bacchetta magica e colorata, rabdomante ricerca delle segrete forme del cosmo – Marca-Relli, nobilissimo sarto della forma, ha sempre vestito le sue tele con i più meditati e sapienti intarsi. Secondo una parziale schematizzazione: alla velocità ed al furore americano, Marca-Relli ha sempre preferito una riflessione europea, una calma mediterranea, una lentezza meridionale, ben presto concretizzatasi nel suo profondo amore per le sue origini: per la grande pittura del Rinascimento italiano. Nell’invenzione di una inedita realtà del collage – ricco, denso, monumentale – dove gli eleganti precedenti di Picasso e Matisse, ampliandosi ben oltre la carta, e utilizzando altri materiali come la stoffa, la iuta, la plastica ed il metallo, ha saputo trasfigurare le sacre memorie ed i nobili ritmi di Paolo Uccello e Piero della Francesca, in un’altra mirabile “sintesi prospettica di forma e colore” (Roberto Longhi).
Appuntamenti in Galleria
Fino al 30 Marzo
Nobuyoshi Araki
Il demone dell’Eros
Gallerie e Mostre
I prodigi del collage
06 Giugno 2018