Come nasce il suo interesse per il mondo della natura?

«Fin dagli anni di miei studi, prima presso l’Istituto statale di Urbino, poi tra il 1980 e il 1984 all’Accademia di Brera a Milano, ho cercato di trasfondere nelle mie opere, all’epoca essenzialmente pittoriche, l’amore che ho sempre provato per la natura, i boschi, i prati, le pietre, i corsi d’acqua, tutti quegli elementi che ci circondano e che costituiscono un elemento fondamentale della vita umana».


Il suo successivo passaggio alla scultura non ha comportato l’abbandono di queste tematiche…

«Quando ho cominciato a realizzare le mie sculture, anche se sarebbe più corretto parlare di opere tridimensionali ottenute assemblando elementi diversi, ho scelto di utilizzare materiali non “sofisticati” quali il legno e la pietra, che abbinano nella loro stessa essenza elementi naturali e atmosferici come vento, acqua e terra. In questo senso si può parlare di opere che fioriscono, si dipanano nella natura che le hanno generate e si nutrono delle forze dinamiche che essa mette in atto».


Nel suo linguaggio espressivo riveste una grande importanza anche l ‘elemento casuale, sia ad opera della natura che dell’uomo…

«Attraverso le mie sculture mi propongo di trasformare la percezione della realtà senza modificarla, stabilendo così un rapporto dialettico fra l’interno e l’esterno dai confini mossi, rapporto a volte di opposizione, a volte di fusione armoniosa. Inoltre, l’uso di materiali comuni come il legno, l’acqua e la pietra in opere esposte all’aperto creano un contatto sfumato con la natura, diventandone parte integrante».


Dunque la natura entra nel suo processo creativo già quando passeggiando in un bosco, raccoglie rami o pietre come pezzi “già fatti” che potrebbero servire per qualche composizione…

«Le mie sculture si chiamano quasi tutte SPAZI, perché esiste una relazione fra la parte e il tutto, in un dialogo che crea movimento e presenza. In altre parole, sono il risultato di un lavoro estremamente minuzioso il cui obiettivo è porre in equilibrio ciò che è aereo con ciò che terrestre: schegge di legno, fili metallici e canne di bambù si ergono nell’aria in posizione possibili solo grazie alla contrapposizione di piombo e pietra. Simulando la crescita del vegetale dal minerale, propongono un’imitazione essenziale e profonda della natura. In sintesi, si potrebbe parlare di una “ingegneria forestale”, o di una architettura di alta precisione».