La vostra è una società relativamente giovane ma che vanta una lunga storia familiare…

«Tutta la mia famiglia si muove da sempre nel mondo del vino. Lo commerciava mio nonno e poi anche mio padre, che produceva anche liquori locali. Nel 2004, mentre ero a Londra occupato in una delle più grandi società che faceva trading di vini rari, mio padre mi ha prospettato la possibilità di riprendere la tradizione di famiglia e abbiamo fondato ARVI. Oggi siamo una delle più grandi aziende specializzate nel commercio di vini pregiati e rari.  Distribuiamo vini di oltre 65 paesi in tutto il mondo.  In qualità di azienda leader in questo settore, la nostra carta dei vini è diventato un punto di riferimento per la valutazione dei vini d’annata».  

Come si sviluppa il vostro commercio di vini?

«Sostanzialmente acquistiamo i vini da produttori e grossisti, più raramente in aste o in altre particolari occasioni, che poi stocchiamo e quindi rivendiamo sulla base di tre canali principali: B2B, cioè grandi importatori, enoteche, supermercati di lusso ecc; il canale HORECA, hotel, ristoranti e società di catering; infine la clientela privata che va assumendo un’importanza sempre maggiore. Si tratta infatti di un target di benestanti di tutto il mondo, con buone possibilità di spesa, appassionati e competenti di vino, che acquistano magari poche bottiglie per volta ma lo fanno con continuità nel tempo e sono particolarmente sensibili alle novità che segnaliamo loro e proponiamo in offerta».

Quali sono le principali aree di provenienza dei vostri vini?

«ARVI detiene uno stock imponente dei vini più ricercati ed è specializzata principalmente nella regione di Bordeaux, ma propone anche una vasta gamma di Borgogna, Champagne, Valle del Rodano e altri vini top italiani, dagli Stati Uniti, Spagna e Australia. I soli vini bordolesi rappresentano il 70% delle nostre vendite, tenuto conto che nella regione vi sono circa 6000 aziende produttrici e che il vino gode, oltre che di una diffusa qualità, di un indiscusso prestigio ed è richiesto in tutto il mondo».

I vini francesi godono anche di una più organizzata struttura di marketing…

«Assolutamente sì. Basti pensare che a Bordeaux tutti i principali castelli sono consorziati in un’associazione che promuove il loro brand sui mercati di tutto il mondo senza particolari gelosie tra le aziende partecipanti. Il che non avviene invece in Italia dove le grandi case vinicole si presentano divise e ciascuna persegue la propria strategia di promozione e vendita».

L’Oriente costituisce uno sbocco importante per i vostri vini…

«Fin dall’inizio della nostra attività abbiamo cercato una penetrazione prima in Giappone e poi in Cina. Honk Hong è diventata, dopo la totale abolizione dei dazi sul vino, la principali piazza orientale, un po’ come lo è Londra per l’Europa. La crescita di una classe di nuovi ricchi ha dato un forte impulso a tutti i consumi di lusso provenienti dall’Occidente e tra questi il vino occupa naturalmente un posto privilegiato».

Un posto a parte meritano le collezioni speciali di vini che offrite ai vostri migliori clienti…

«Negli anni, abbiamo sentito il bisogno di andare oltre la nostra offerta tradizionale e di proporre qualcosa di veramente speciale. Ci piace bere vini, ci piace confrontare i vini e vogliamo che i nostri clienti abbiano la possibilità di acquistare da noi una raccolta verticale completa al fine di organizzare degustazioni di vino. Al momento possiamo offrire alcune collezioni di assoluto prestigio come Petrus 1945-200; Mouton Rothschild 1945-2004; Latour verticale Collection di 1945-2004; Sassicaia 1968-2004; Masseto 1986-2004».

Ma il vino può essere un buon investimento?

«Certamente. A condizione tuttavia di avere molta pazienza. È impensabile riuscire a guadagnare molto in tempi brevi, perché una bottiglia si rivaluta solo negli anni. Allo stesso tempo, occorre fare delle buone scelte. Per quanto rischioso possa essere, perché scelte e stime sbagliate sono all’ordine del giorno, quello del vino è un mercato che continuerà a crescere a lungo. Non solo perché in Occidente le persone disposte a spendere cifre da capogiro per aggiudicarsi questa o quella bottiglia sono tante, ma anche perché nei paesi emergenti, oltre a schiere di milionari pronti a tutto pur di competere con i loro rivali oltreoceano, è possibile già ora contare su una discreta base di interesse, passione, abilità nel selezionare e giudicare le bottiglie».

Qual è la vostra strategia di comunicazione, soprattutto per quanto riguarda la clientela privata?

«L’azienda fornisce servizi personalizzati per i clienti privati, collezionisti e investitori. I clienti sono seguiti dal proprio consulente che garantisce una consulenza per gli acquisti e suggerisce nuove scoperte, oltre a fornire tutto un bagaglio di utili informazioni sul mondo del vino. Inoltre organizziamo durante tutto l’anno incontri, degustazioni, cene ed eventi per approfondire la conoscenza dei nostri migliori clienti e arrivare a offrire un servizio sempre più personalizzato. Il prestigioso Swiss Economic Award è stato conferito ad ARVI nel 2010, a riconoscimento dell’innovazione e del successo dell’azienda».