La raccolta di 4,3 milioni di euro segna un nuovo passaggio nella crescita di Jaipur Robotics, società svizzera attiva nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale e computer vision destinati al settore industriale. L’azienda, con sede al Tecnopolo Ticino di Manno, utilizzerà le nuove risorse per ampliare la propria attività fuori dalla Svizzera, sviluppare ulteriormente la piattaforma tecnologica e rafforzare il gruppo di lavoro.

Il risultato assume un rilievo particolare anche per l’ecosistema ticinese dell’innovazione, nel quale Jaipur Robotics ha costruito una parte importante del proprio percorso. Tra i soggetti che hanno seguito l’evoluzione della startup figura la Fondazione Agire, agenzia per l’innovazione del Canton Ticino, che ha accompagnato l’impresa in più momenti: dalle prime fasi della Boldbrain Startup Challenge all’insediamento al Tecnopolo Ticino, fino alle attività di coaching, agli incontri con investitori e alla partecipazione a iniziative di scouting.

Il caso Jaipur Robotics mostra così una traiettoria che parte da un progetto imprenditoriale ancora in fase sperimentale e arriva, in meno di quattro anni, a una società con attività internazionali, decine di collaboratori e una tecnologia già impiegata in impianti industriali.

Dalla Boldbrain Startup Challenge alla nascita di Jaipur Robotics

La prima tappa risale al 2023. Ermes Zamboni e Nikhil Prakash partecipano alla Boldbrain Startup Challenge con WiSort, un progetto basato sull’intelligenza artificiale pensato inizialmente per automatizzare la separazione dei rifiuti nei cestini.

Il team conclude il programma al quinto posto e ottiene, tra gli altri riconoscimenti, un desk nello spazio di coworking del Tecnopolo Ticino e un premio messo a disposizione da Hemargroup per perfezionare il prototipo.

L’esperienza si rivela un passaggio utile per mettere alla prova non soltanto la tecnologia, ma anche il modello imprenditoriale. I mesi di coaching consentono al gruppo di lavorare sulla strategia finanziaria, sul modello di business, sulle partnership e sulle attività di marketing.

Lo stesso Zamboni aveva indicato il programma come un momento determinante per lo sviluppo dell’impresa. Da quell’esperienza prende forma un percorso che porterà progressivamente WiSort a modificare il proprio posizionamento e ad assumere il nome di Jaipur Robotics.

Dal 1° marzo 2024 il gruppo comincia a utilizzare il desk ottenuto attraverso Boldbrain e si stabilisce al Tecnopolo Ticino di Manno. Nello stesso periodo viene costituita Jaipur Robotics Sagl, poi trasformata in società anonima.

La startup non rimane però legata all’idea originaria. La tecnologia sviluppata per riconoscere e separare i rifiuti viene progressivamente adattata a esigenze più complesse dell’industria, con un’attenzione crescente agli impianti Waste-to-Energy.

L’intelligenza artificiale entra negli impianti Waste-to-Energy

L’attività attuale di Jaipur Robotics si concentra sull’impiego di computer vision e intelligenza artificiale negli impianti di trattamento dei rifiuti.

I sistemi sviluppati dall’azienda permettono di osservare in tempo reale i materiali che entrano negli impianti, identificare elementi pericolosi o non conformi, contribuire all’ottimizzazione della miscelazione dei rifiuti e sostenere l’automazione di alcune operazioni.

Alla base della tecnologia c’è un dataset europeo che supera i 50 milioni di immagini etichettate. Complessivamente, i sistemi della società analizzano oltre 5 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno.

La soluzione è già utilizzata in Svizzera e in diversi Paesi europei. Tra gli impianti che hanno adottato la tecnologia figura anche l’Impianto cantonale di termovalorizzazione dei rifiuti di Giubiasco, gestito dall’Azienda Cantonale dei Rifiuti (ACR).

In questo caso l’intelligenza artificiale viene utilizzata per individuare materiali pericolosi o ingombranti, con l’obiettivo di contribuire alla sicurezza delle operazioni e ridurre il rischio di interruzioni non programmate.

Per Jaipur Robotics, il rapporto con ACR rappresenta inoltre un esempio concreto di come l’ecosistema locale abbia favorito il passaggio dalla sperimentazione alla validazione sul campo.

«Il Ticino ha avuto un ruolo fondamentale nel percorso di crescita di Jaipur», spiega Ermes Zamboni, co-fondatore e CEO della società. La partecipazione a Boldbrain ha permesso alla startup di entrare in contatto con il sistema locale dell’innovazione e di sviluppare un confronto con istituzioni e realtà del territorio. Da questi rapporti è nata anche la collaborazione con ACR, diventata il primo cliente ticinese dell’azienda.

Il ruolo della Fondazione Agire nel percorso della startup

Nel caso di Jaipur Robotics, la crescita non è stata legata a un unico intervento, ma a una successione di strumenti utilizzati in momenti diversi dello sviluppo.

È proprio in questa continuità che emerge il ruolo della Fondazione Agire, che dal 2011 opera come agenzia per l’innovazione del Canton Ticino con l’obiettivo di favorire lo sviluppo tecnologico, la competitività delle imprese e la creazione di posti di lavoro qualificati.

Dopo la partecipazione alla Boldbrain Startup Challenge e l’arrivo al Tecnopolo Ticino, nel 2024 Agire ha accompagnato Jaipur Robotics anche attraverso attività di coaching dedicate al finanziamento, incontri con potenziali investitori e la partecipazione a Scouting for Investors, iniziativa pensata per favorire il contatto tra startup e investitori.

Il percorso ha preceduto altre tappe finanziarie importanti. Nel 2025 Jaipur Robotics ha concluso un round pre-seed guidato da TiVentures e ha ottenuto ulteriori 150’000 franchi da Venture Kick.

Nel frattempo è cresciuta anche la presenza fisica al Tecnopolo Ticino. Dal 1° marzo 2025 la società ha lasciato il desk assegnato dopo Boldbrain per trasferirsi in un primo ufficio di 40 metri quadrati.

La sequenza di questi passaggi restituisce l’immagine di un accompagnamento che si adatta alle diverse necessità di un’impresa: formazione e coaching nella fase iniziale, spazi e relazioni nell’avvio, sostegno alla ricerca di capitali nelle fasi successive.

Un ecosistema che accompagna le diverse fasi

È questo uno degli aspetti sottolineati da Stefano Rizzi, vicepresidente della Fondazione Agire e direttore della Divisione dell’economia del Cantone Ticino.

«Il percorso di Jaipur Robotics è un esempio concreto di ciò che un ecosistema dell’innovazione dovrebbe permettere: offrire a un’impresa strumenti mirati per ogni fase della sua crescita», osserva Rizzi.

Il vicepresidente di Agire attribuisce il risultato innanzitutto agli imprenditori e al loro team, evidenziando la capacità di far evolvere il progetto iniziale, confrontarsi con il mercato e costruire in pochi anni un’azienda orientata ai mercati internazionali.

La vicenda assume quindi un significato che va oltre la singola raccolta di capitale. Per il sistema ticinese, rappresenta anche un caso di continuità tra programmi per startup, infrastrutture dedicate, attività di accompagnamento e connessioni con il mondo degli investimenti.

Quaranta collaboratori e nuove assunzioni in Ticino

La crescita di Jaipur Robotics si riflette anche nella dimensione raggiunta dall’azienda. Attualmente il gruppo conta 40 collaboratori distribuiti tra Svizzera e Asia. Sei lavorano in Ticino.

Il nuovo finanziamento dovrebbe portare a un ulteriore rafforzamento dell’organico, con nuove posizioni rivolte anche a profili professionali del territorio. La crescita del personale locale accompagnerà l’espansione internazionale prevista dalla società.

L’obiettivo è consolidare la presenza nel comparto Waste-to-Energy e portare la piattaforma in nuovi mercati, continuando nello stesso tempo a specializzare le applicazioni sviluppate per gli impianti di trattamento dei rifiuti.

Manno come punto di partenza internazionale

La traiettoria di Jaipur Robotics parte dunque da Manno, ma ha ormai assunto una dimensione internazionale.

Il Tecnopolo Ticino, gestito dalla Fondazione Agire, ospita una trentina di giovani aziende attive in settori differenti e mette a disposizione spazi e occasioni di incontro tra imprenditori, ricercatori e investitori.

Per Jaipur Robotics il passaggio dal desk di coworking al primo ufficio e, parallelamente, dal progetto WiSort a una piattaforma destinata agli impianti industriali racconta una trasformazione avvenuta in tempi relativamente brevi.

Il round da 4,3 milioni di euro apre ora un’altra fase. Le risorse saranno destinate all’ingresso in nuovi mercati, allo sviluppo della piattaforma e alla crescita del team. Il Ticino continuerà a rappresentare una delle basi operative della società, con l’intenzione dichiarata di aumentare anche qui il numero delle persone coinvolte.

La storia di Jaipur Robotics si inserisce così nel percorso più ampio dell’innovazione ticinese: un progetto nato in una competizione per startup, cresciuto attraverso relazioni e strumenti messi a disposizione dall’ecosistema locale e arrivato alla ricerca di capitali internazionali senza spostare il proprio baricentro dal territorio.