Maria Grazia Carbone, quali sono le motivazioni che l’hanno indotta ad accettare questa nuova sfida in campo particolare come quello del vino?

«In realtà, nella mia ventennale esperienza manageriale in ambito del turismo e del retail, ho sempre avuto ben presente l’importanza di tutti gli elementi, le persone, le aziende che meglio esprimono il loro forte legame con un territorio, inteso come straordinario patrimonio culturale che deve essere in ogni modo tutelato, valorizzato, fatto conoscere all’interno del Paese e all’estero. In questo senso vino e turismo formano un connubio indissolubile. Il prodotto vino diventa occasione per conoscere e valorizzare un territorio e favorirne lo sviluppo, in un panorama contemporaneo in cui la richiesta non è più soltanto quella di consumare, ma anche quella di entrare in contatto con il luogo dove il prodotto trae origine, per scoprirne la storia e le caratteristiche più autentiche e genuine».

Possiamo presentare brevemente Ticinowine, le sue principali finalità e gli obiettivi che intende perseguire?

«Fondata nel 1984, Ticinowine ha saputo conquistarsi una rilevante visibilità sul mercato nazionale ed estero, sovente in stretta collaborazione con settori affini e complementari (ristorazione, alberghiero, turismo, ecc.). Nel tempo, ha sviluppato concetti comunicativi volti a un sempre maggior coinvolgimento del consumatore. Basti pensare ad alcuni eventi, molto conosciuti, come “Notte in Bianco”, “Cantine aperte”, “Presentazione dell’annata”, “Ticinowine Festival” e “Ticinowine Tour”. A ciò si aggiunga la partecipazione sempre più intensa a fiere e manifestazioni di risonanza nazionale e internazionale, dove la vitivinicoltura ticinese e suoi produttori sono puntualmente presenti».

Come potrebbe essere descritta la situazione attuale della viticoltura in Ticino e quali sono le maggiori sfide che si trova ad affrontare?

«Il settore vitivinicolo ticinese che, è bene ricordarlo, raggiunge un valore della vendemmia di circa 26 milioni di franchi all’anno mentre la cifra d’affari compreso anche il vino ammonta a circa 80 milioni di franchi, è chiamato a confrontarsi con numerose sfide tra cui in primo luogo quelle derivanti dal cambiamento climatico. A ciò si aggiungano le nostre particolari condizioni, legate alla natura del terreno e alle strutture e sensibilmente diverse da quelle del resto della Svizzera. Vanno considerate anche le sfide del mercato relative alle abitudini di consumo, che richiedono un monitoraggio continuo della domanda, continuando a garantire l’ottima qualità raggiunta negli anni dal vino ticinese».

Un tempo l’enologia era un campo d’azione riservato quasi esclusivamente agli uomini. Ora anche in Ticino sono numerose le donne alla guida di aziende vitivinicole…

«Credo che un aspetto della produzione vitivinicola ticinese che non viene mai abbastanza sottolineato sia proprio quello della grande diversità di situazioni che esso presenta all’interno di un territorio relativamente piccolo come quello del Cantone. Diversità geografica perché i vigneti spaziano dalle lievi colline del Mendrisiotto sino alle coltivazioni quasi alpine delle valli settentrionali del Ticino. Diversità di strutture aziendali perché abbiamo produttori che vantano 130 anni di storia a fianco di giovani che hanno scelto di dedicare alla produzione del vino tutte le loro capacità creative e la loro voglia di innovare. E diversità anche di genere perché sono sempre più numerose le donne imprenditrici impegnate nel mondo del vino con un apporto personale, qualificato e competente. E tutto questo concorre a determinare la straordinaria ricchezza vitivinicola di questo territorio».

Il vino ticinese ha molto accresciuto nel corso degli anni il suo prestigio. Cosa occorre fare per favorire la sua definitiva affermazione sul mercato svizzero e all’estero?

«Il vino ticinese viene molto apprezzato in tutta la Svizzera ed è appunto verso le regioni interne del Paese che vengono indirizzate le nostre principali attenzioni. In particolare, proseguirà anche quest’anno il Ticinowine Tour, che farà tappa a San Gallo, Rapperswil, Soletta, Morges e Thun e nel corso del quale numerose cantine del nostro Cantone avranno modo di presentare il meglio della loro produzione enologica. All’estero invece il vino ticinese ha una diffusione che potremmo definire di nicchia, dove tuttavia gode di una grande considerazione in quanto prodotto made in Switzerland, e dunque ben fatto, garantito e affidabile».

Quali sono i progetti che ritiene particolarmente importanti da portare avanti nel corso del suo mandato?

«Credo che uno dei compiti prioritari sia rappresentato dal confermare gli obiettivi portati avanti nel corso degli ultimi anni da Ticinowine. In ogni caso, sarà sempre più importante difendere con ogni mezzo e mirate iniziative la grande specificità del vino ticinese che, in tutte le sue molteplici diversità e articolazioni, costituisce un patrimonio imprescindibile della storia e della cultura di questo territorio».