Nel numero cartaceo di Ticino Welcome – l’80esimo! – vi sarete accorti che c’è anche Filippo Colombo e se il ticinese è finito in questa edizione, in parte il merito è anche di Nino Schurter, protagonista di questo articolo. Sì, perché Nino Schurter non è solo il più grande biker della storia, è anche l’uomo che ha preso per mano questo sport, che per molti anni è stato di nicchia, e l’ha reso più popolare, portandolo in un’altra, decisamente più vasta, dimensione. Molti si sono appassionati alla MTB proprio grazie a lui e siamo certi che anche il nostro Filippo sia stato ammaliato dalla bravura del grigionese.

La storia di Nino non inizia con il consueto “s’innamora della bicicletta da piccolo”, no, perché le due ruote sono sì ben presenti nella sua famiglia e la velocità lo attira tantissimo, ma la sua attenzione è rivolta altrove ed è facile immaginare verso cosa. Due indizi: primo, nasce a Tersnaus, Grigioni, un paesello di 70 anime che si potrebbe definire dimenticato da Dio, se solo la chiesa che svetta in mezzo alle poche case non fosse la prova che in fin dei conti l’Onnipotente un segno l’ha lasciato anche lì. Secondo, le montagne innevate quando ci si svegli al mattino, tolgono il fiato. E allora, l’avrete capito, i primi attacchi sui cui poggia i piedi non sono quelli dei pedalini, ma quelli degli sci.

Le prime esperienze le fa con lo sci club locale. È piccolo, ma il talento c’è e allora chi lo segue lo incoraggia ad andare avanti, a provare a diventare l’ennesimo campione della gloriosa stirpe degli sciatori rossocrociati. I risultati ci sono, ma c’è un problema: il più delle volte finisce sì sul podio, ma non al primo posto, perché a guardare tutti dall’alto in basso c’è un suo amico che nasce e cresce ad Obersaxen, a una ventina di minuti da casa sua. Un amico che di nome fa Carlo e di cognome, Janka. Uno che qualcosa di buono nello sci alpino, l’ha decisamente fatto.

Nino ha la dote che tutti i grandi hanno, ovvero detesta perdere. In più è molto riflessivo e realista con sé stesso. Una mattina ci pensa e arriva al dunque: «Se voglio essere il numero uno, forse è meglio cambiare sport, perché quell’altro viaggia che è un piacere», ammette in un dialogo del tutto intimo. Scende così in garage, dove papà Ernst sta mettendo il grasso alla catena della sua mountainbike e gli comunica il grande cambio: «Voglio dedicarmi alla MTB». Gli occhi del babbo, da amante delle due ruote, non possono che accogliere queste parole con la luce più luminosa di tutte.

Sci e scarponi finiscono in soffitta, al loro posto una splendida e fiammante bicicletta. Tempo qualche settimana di rodaggio, ed ecco che il giovane Nino inizia a mettere la sua ruota davanti a tutti. Ora è lui a vestire i panni di Janka, perché per la concorrenza ci sono solo le briciole. Il suo nome inizia a circolare nei salotti che contano e a 17 anni ecco la svolta: la Scott decide di scommettere sul ragazzotto che si sta mettendo in luce tra tanti promettenti atleti. Il nullaosta definitivo per la partnership arriva nientemeno che da Thomas Frischknecht, leggenda della mountainbike e talent scout dal naso fino.

Durante un camp a Massa Marittima, in Toscana, Frischknecht decide di organizzare una gara con i suoi ragazzi. Al via c’è anche lui, che naturalmente stravince rifilando distacchi abissali a tutti. No, non proprio a tutti. Qualcuno regge il suo ritmo, è ovviamente Nino Schurter, che lascia esterrefatto il suo maestro: «Lì ho capito che Nino era destinato a fare cose uniche», dirà ad anni di distanza.

Sotto la sua ala, il Nostro cresce giorno dopo giorno e i risultati veri non tardano ad arrivare. Nel 2004 si laurea campione del mondo Junior a soli 18 anni. È solo il primo di tanti successi che di lì a poco inizia ad inanellare nella sua categoria. Il ragazzo ha voglia di misurarsi con i big, specialmente con uno: Julien Absalon, il vero e unico dominatore nel cross-country dell’epoca. Il primo scontro è nella cornice più bella di tutte, quella dei Giochi Olimpici di Pechino del 2008. Malgrado sia ancora un under-23, Nino è al via nella gara regina. L’oro come da pronostico va al 28enne francese, ma a sorpresa il rossocrociato chiude terzo, conquistando un clamoroso bronzo e lanciando di fatto il guanto di sfida allo Zidane delle due ruote.

Ma come la storia insegna, prima o poi per ogni Zidane, arriva una notte di Berlino. Canberra, Mondiali 2009. Tutto sembra ancora una volta apparecchiato per la vittoria del transalpino, che infatti dopo 20 km di gara attacca e fa il vuoto. Come nell’allenamento di Massa Marina, Nino resta incollato alla ruota del più forte. Sembra la fotocopia di quella gara tanto inutile negli almanacchi, quanto importante nel plasmare la fiducia in Schurter, che questa volta però vuole cambiare il finale. Ed eccolo, a mille metri dal traguardo, trovare l’accelerazione giusta che fa saltare le gambe di Absalon. È la resa e il passaggio di consegne: lo svizzero trionfa ed è campione del mondo. E campione del mondo, nello stesso anno, lo diventa anche Carlo Janka. Destino? Forse.

Da lì in poi diventa il faro della mountainbike, l’uomo da battere, il più forte di tutti. Il suo più grande appuntamento successivo è quello del 2012, quando torna alle Olimpiadi, questa volta da favorito assoluto. Sembra tutto pronto per l’oro, ma nel finale qualcosa va storto e ad alzare le braccia al cielo e il ceco Jaroslav Kulhavy. La rivincita però se la prende a Rio nel 2016, nell’ultima gara di tutti i Giochi. Un tracciato durissimo, pieno di salite, con quella conclusiva che spacca letteralmente le gambe. All’ultimo giro tutti pagano dazio, lui no, danza anche sull’ultima ascesa e manda fuori giri lo stesso Kulhavy, che alza bandiera bianca e permette all’elvetico di completare la collezione di medaglie olimpiche: bronzo nel 2008, argento nel 2012 e oro nel 2016.

Nino è ormai una star mondiale nel suo sport, tutti lo cercano, lo venerano e lo esaltano quando stabilisce nuovi record o quando compie imprese clamorose. Come nel 2017, quando dopo aver messo in bacheca il sesto titolo mondiale e la quinta Coppa del mondo, si aggiudica anche la Cape Epic in Sudafrica, una sorta di Tour de France per biker, ma si corre a coppie.

Gareggia con il connazionale Matthias Stirnemann e dopo otto tappe e 651 km totali, conquista definitivamente la maglia gialla di leader. Un trionfo inaspettato che sorprende il protagonista stesso: «Nei miei piani c’era di provare a vincere questa corsa nel 2018, quest’anno io e Matthias eravamo venuti solo per fare una sorta di sopralluogo, per prendere dimestichezza con la Cape Epic», dichiara son il sorriso sornione pochi minuti dopo la premiazione.

Non è tutto rose e fiori però, di lì a poco arrivano gli anni delle vacche magre. Schurter fatica a fare risultati, a volte ci riesce, ma il più delle volte chiude battuto. Le motivazioni non ci sono più e il fisico lo sta abbandonando, pensano le malelingue, che vengono però smentite con il grande ritorno agli antichi splendori. Il ragazzetto sbarbato di belle speranze ora ha lasciato il posto ad un veterano che ama duellare con i più giovani, che in lui vedono quello che lui stesso vedeva in Absalon: un re da detronizzare. Il suo trono al momento è ancora bene saldo però, a dimostrarlo è l’ultimo primato che ha stampato nel mese di giugno di questo 2023: 34 vittorie in Coppa del Mondo, superando proprio Absalon. Nino Schurter è più vivo che mai e tra un anno a Parigi proverà nuovamente a stupire il mondo, perché c’è il desiderio di portare un secondo oro a Tersnaus. In quel caso, siamo certi, le altre 69 persone lo festeggeranno alla grande.