Quali sono le prospettive di rilancio della gioielleria e dell’orologeria dopo la crisi pandemica che ha investito tutto il commercio cittadino?
«In realtà nel 2020 abbiamo avuto una leggerissima flessione rispetto al 2019, che era stato un ottimo anno, confermando che l’eventualità di una crisi va considerata in anticipo perché è decisamente più complicato porre rimedio dopo se la stessa si rivela catastrofica. Per noi la strategia è quella di sempre, nuovi e straordinari orologi con un valore tecnico, manifatturiero ed estetico sempre più alto. È la strategia che tutto il mondo del lusso dovrà adottare in futuro, investire per migliorare sempre più la qualità dei prodotti riportando il più possibile la produzione in Europa, brand Svizzera manifattura Svizzera, brand Italiana manifattura italiana e via di seguito. Dovremo dare sempre più attenzione alla cura del cliente nuovo o fedele che sia, rendendo l’acquisto di un oggetto di lusso un evento indimenticabile. Dovremo offrire eventi sempre più a misura della nostra clientela e condividere con i nostri clienti una parte della vita culturale e sociale».
Per la sua esperienza nel settore, che cos’è il lusso e che valenza assume nella società contemporanea?
«Il lusso, e forse mi ripeto, deve essere soprattutto l’occasione per un’esperienza che ci lasci uno splendido ricordo, un servizio ineccepibile che ci eviti eventuali problemi legati agli oggetti di valore che ci siamo concessi e, non ultimo, oggetti con un vero valore intrinseco che possano essere riconosciuti per la loro evidente qualità non necessariamente espressa con un’etichetta. Noto negli ultimi anni una ricerca di tutto ciò da parte dei giovanissimi che non hanno vissuto un passato legato a questi valori e questo mi fa molto piacere e ben sperare dopo un ventennio che ha offerto, in generale, ai nostri giovani decisamente poca educazione alla qualità.
Il lusso ha il dovere di sensibilizzare alla bellezza, alla qualità, alla storia, alla tradizione pur inseguendo l’innovazione e i cambiamenti culturali. I musei sono i templi del lusso e racchiudono oggetti preziosi che testimoniano la storia dell’umanità.
Per mia fortuna i nostri brand sono ben presenti in moltissimi musei e fanno parte del patrimonio culturale svizzero pur avendo caratteristiche tecniche straordinarie proiettate nel futuro. Per esempio Jaquet Droz è presente in modo molto evidente al Museo dell’orologeria e delle belle arti di La Chaux-de-Fond e propone orologi con caratteristiche futuristiche».
Qual è stato il percorso professionale che l’ha portata ad avvicinarsi al mondo della gioielleria e dell’orologeria e quali competenze e sensibilità tipicamente femminili è riuscita ad apportare nel suo ambito di lavoro?
«Il mio passato è legato allo sviluppo internazionale del retail e la mia passione per gli orologi, nata all’età di 16 anni, mi ha portata 30 anni fa ad entrare nel meraviglioso mondo dell’orologeria. Ho la fortuna di far parte del Gruppo Swatch da 26 anni, il più grande gruppo orologiero al mondo, un gruppo sempre in evoluzione con grandi progetti. Ho contribuito in piccolissima parte ad una crescita esponenziale e di grande successo, un’azienda enorme condotta dalla famiglia Hayek e da persone straordinarie che da sempre hanno riconosciuto la professionalità e le doti di moltissime donne. Ho partecipato all’apertura di Boutiques in tutto il modo, in luoghi di grande bellezza ed ho avuto la responsabilità diretta di svariati punti vendita oltre alla Boutique Tourbillon di via Nassa. Credo che la donna, in generale, apporti per natura una certa sensibilità estetica, un approccio al cliente più empatico e non ultimo una certa leggerezza che non guasta quando si parla di oggetti di lusso che in fondo dovrebbero darci un grande piacere e rappresentare un premio».
Quali sono le principali caratteristiche e i valori che meglio interpreta il marchio Jaquet Droz?
«Nel 2000 Montres Jaquet Droz viene acquisito da Swatch Group, andandosi a inserire nel segmento del prestigio e del lusso del gruppo orologiero. Con la sua acquisizione, il gruppo ha permesso al marchio di ritrovare il successo conosciuto nel secolo dei Lumi e di perpetuare l’eccezionale patrimonio ereditato dal suo fondatore. Swatch Group mette a disposizione di Jaquet Droz tutto il suo savoir-faire, le sue risorse tecnologiche e il suo rinomato sistema produttivo, oltre alla sua rete di distribuzione globale. Nel 2009 Nicolas G. Hayek ha preso le redini di Montres Jaquet Droz, affiancato da un comitato di pilotaggio e l’anno successivo Marc A. Hayek ne ha assunto la direzione ponendosi come obiettivo quello di coltivare lo spirito di eccellenza e innovazione continuando a trasmettere quei valori emotivi e poetici propri della Maison fin dal XVIII secolo».
Quali novità si annunciano per quanto riguarda le prossime collezioni di orologi Jaquet Droz?
«Con il Grande Seconde Skelet-One Tourbillon, la Maison rivisita uno dei suoi modelli iconici con un’estetica radicalmente nuova, in cui il tourbillon si impone all’interno di una geometria rigorosa. Questo modello apre un nuovo orizzonte artistico, più vicino a un’inequivocabile rottura che a una riproduzione conforme all’originale. Scultorea, moderna e potente, questa edizione dotata di movimento tourbillon scheletrato è pensata per i collezionisti e porta all’estremo il principio alla base del movimento scheletrato: il minimo della materia per il massimo della solidità e della luce. La struttura scheletrata è totalmente inedita e presenta linee dritte, angoli e una simmetria perfetta decisamente moderna. La scheletratura ultra contemporanea è un dettaglio tecnico tanto quanto il movimento tourbillon di grande precisione, per mantenere coerenza nell’intero modello. Il movimento, interamente visibile, è ospitato all’interno di una cassa in oro rosso da 41 mm concepita con la maggiore apertura possibile».