Valentina Castellani Quinn: il processo creativo si presenta come il risultato di un percorso per sottrazione; introspettivo, solitario, totalizzante, che impone a chi lo attraversa la umiltà di liberarsi da pregiudizi, blocchi mentali o sociali, e perdersi in un gioco di specchi che lo porta a moltiplicarsi in attore e spettatore, a giudice e giuria della trama che si trova a proporre al pubblico.
Fiorentina per nascita, ma con passaporto americano, continuatrice di una lunga presenza artistica e sociale della sua famiglia nel mondo dello spettacolo, moglie di Francesco Quinn, primogenito prematuramente scomparso dell’attore Anthony Quinn, Valentina Castellani Quinn per elezione professionale da circa un ventennio è produttrice a Hollywood, la mecca del cinema. Ma è anche cittadina del mondo di una settima arte le cui modalità di espressione sono ormai globali e decentralizzate.
Le sue produzioni la vedono partecipare ai maggiori festival internazionali. Tra i suoi numerosi riconoscimenti, l’Award conferitole dal Congresso degli Stati Uniti di Washington per un film sul dialogo interreligioso.
Nel 2023 Valentina Castellani Quinn è stata nominata ambassador di Taormina per tutte le iniziative della città in campo artistico, cinematografico e culturale nel mondo. Al Festival di Venezia era relatrice del Better World Fund, la conferenza delle 12 opinion leaders femminili più influenti nel mondo del cinema e della economia. A Londra ha ricevuto il Women of Heart Award per meriti artistici. Ha anche partecipato al Festival del Cinema di Roma, per la prima mondiale del film “The Performer”.
«Tornare in Europa”, esordisce Valentina Castellani Quinn, “oltre a rinnovare mia mia sintonia con la sensibilità del pubblico, contribuisce ad aggiornare l’impegno sociale delle mie produzioni».
Come nasce il tuo amore per il cinema?
«La mia famiglia era proprietaria di numerosi teatri, e ha prodotto anche molti progetti cinematografici. Mio nonno era presidente dell’ANICAGIS, la associazione di categoria italiana, oggi ANICA. Sono cresciuta nei backstage, dietro le quinte: in casa nostra c’è sempre stato un profumo di cinema. Ho conosciuto Fellini, Pasolini, ma anche Anthony Quinn, arrivato in Italia per sfuggire allo strapotere contrattuale delle case di produzione americane. Ho sposato suo figlio. Attualmente, con Danny Quinn ed il regista messicano Alfonso Cuaron, vincitore di quattro premi Oscar, stiamo producendo un film sulla vita di Anthony Quinn».
Cinema e digitalizzazione: a che punto siamo?
«Al Festival di Cannes, alla Young Presidents’ Organization, l’associazione cui aderiscono i principali dirigenti d’azienda mondiali, ho presentato la mia analisi sull’uso della Intelligenza Artificiale-AI nell’industria cinematografica. Prima di preoccuparsi della digitalizzazione, è importante preservare i contenuti artistici delle produzioni: sono quest’ultimi a raggiungere la sensibilità degli spettatori. Un buon screenwriter, per rivolgersi alla coscienza civile, oggi deve far convivere le competenze tecniche con la sensibilità umana che lo guida nella complessità delle relazioni sociali. Quando un regista americano di fede ebraica mi propose una produzione sul dialogo interreligioso tra fede cristiana, e islamica ed ebraica, che poi è diventato il mio film One rock, three religions, ho chiesto tempo, e riflettuto con umiltà prima di impegnarmi su un argomento che non conoscevo. Poi mi ha convinto la voglia di capire e di aprirmi ad un mondo ed a tematiche per me sconosciute. Umiltà, disponibilità a chinarsi su nuove realtà, mi portano anche a scoprire ed accettare le mie personali vulnerabilità. È un percorso complicato, impegnativo, ma che ispira la mia coscienza, la mia professione e probabilmente motiva anche gli awards che ricevo. Credo nello storytelling, credo nel potere della parola e del dialogo. Ho partecipato alla conferenza Dignified Storytelling che ha aperto la Dubai Expo, prodotta e creata da Dubai Care, una delle maggiori organizzazioni filantropiche mondiali per i diritti dell’infanzia. Al pubblico ho raccontato la mia vita, di come le mie fragilità da esperienza umana si trasformano in esperienza creativa. È quanto accade agli spettatori di un film che, seppur opera di fantasia, è sempre ancorato a circostanze che poi migliorano la comprensione delle evoluzioni del nostro destino».
Come è ripresa la movie industry dopo la pandemia?
«Molti finanziamenti si sono riversati sulle piattaforme di streaming. Ora dispongono di budget consistenti, si scritturano registi, attori e sceneggiatori capaci di attrarre l’interesse del pubblico. Si tratta di un mondo che solo dieci anni fa non avrebbe mai considerato le produzioni televisive, giudicate di secondo livello. Da un lato, approvo questa evoluzione, perché ha migliorato la qualità dei prodotti per il piccolo schermo e dato lavoro a molti professionisti. Tuttavia la magia legata alla proiezione di un film resta una esperienza che non teme confronti».
Cosa vedi nel tuo futuro?
«Lo affronto con umiltà, perché comprendo di avere sempre molto da imparare. Gli argomenti che tratto nei miei film riflettono i miei valori personali e sociali. Tuttavia, malgrado la nostra epoca si presenti complicata da molte difficoltà, io resto una believer, un carattere positivo. Oltre alle candidature agli Oscar, mi ha fatto piacere che le mie scelte professionali siano state considerate talmente indipendenti ed inclusive da vedermi attribuire, per il messaggio sociale sviluppato nel mio film One Rock Three Religions, lo US Congress Award, assegnatomi a Washington-DC dal Congresso americano. Questa mia produzione ha anche ispirato il governo statunitense a varare tre leggi per la tutela delle minoranze nel Middle East. In aggiunta, sempre il Congresso americano ha riconosciuto il mio impegno professionale a favore dei native americans. Non mi occupo di politica o diplomazia: ma sono convinta che ogni film aiuta a comprendere i cambiamenti sociali. Sto lavorando ad una produzione indipendente sulle evoluzioni della attuale società israeliana, finanziata da Meir Arnon di Focus Capital, uno degli imprenditori più noti al mondo nelle tecnologie innovative. Negli States invece sono appena stata nominata Executive Producer e Board Advisor di Mindatorium (https://dirtmerchantsfilms.com/), nuovissima piattaforma multimediale per la diffusione di contenuti di qualità in alta definizione e senza interruzioni pubblicitarie. In gennaio debutteremo al Sundance Film Festival, fondato da Robert Redford, ed ancor oggi tra le più autorevoli rassegne cinematografiche internazionali in tema di produzioni indipendenti».