Nei vostri ruoli di Presidente e Direttore della Ticino Film Commission, qual è il ruolo di questa istituzione e quali obiettivi si prefigge di raggiungere?
N.P.: «L’obiettivo principale della Ticino Film Commission è quello di attirare produzione audiovisiva nazionale e internazionale nella nostra regione per portare lavoro, spese sul territorio e dare visibilità turistica alle nostre destinazioni. A fondare la Ticino Film Commission sono stati Ticino Turismo, l’associazione dei produttori ticinesi, quella dei registi e sceneggiatori e il Locarno Film Festival, con l’imprescindibile sostegno finanziario e politico del Cantone. Una sinergia che dimostra quando la cultura non sia “solo” progresso civile, ma anche progresso economico. La Film Commission, va infatti ricordato, è un progetto di politica economica e non di politica culturale. E gli impatti economici sono importanti per il nostro territorio».
N.C.: «Attraverso questo lavoro possiamo poi consolidare il fare cinema locale, supportare una produzione locale che si rafforza sempre più e arriva a mostrarsi, anche con successo, fuori dalla propria regione. Contribuiamo a fare del Ticino – e dei suoi professionisti dell’audiovisivo – un attore importante del cinema nazionale ed europeo».
Si parla del Ticino come potenziale luogo di produzione cinematografica: in questa prospettiva, che importanza assume l’istituzione del Mendrisio Film Fund, primo fondo di incentivo economico regionale destinato alla produzione audiovisiva?
N.C.: «Avere un primo comune che investe nella produzione cinematografica (serie tv e documentari compresi) a priori è fondamentale. Permette a me e a tutta la Ticino Film Commission di andare da produttori, sceneggiatori, registi e distributori oltre Gottardo e internazionali a dire “il Ticino e i suoi comuni credono nella produzione audiovisiva, sono ospitali, aperti e vogliono collaborare”. È un messaggio molto forte, molto diverso dal dover aspettare che un progetto bussi alla nostra porta prima di poter cercare sperando di attivare un sostegno in seno ai comuni e alle altre istituzioni presenti sul territorio».
N.P.: «Direi che l’importanza è sia politica che finanziaria. Da un lato si dimostra che il Ticino è un luogo pronto e professionale nel fare cinema e che tutti possono giocare la loro parte, dall’altro tale contributo aggiuntivo permette alla Ticino Film Commission di migliorare la propria attrattiva, visto che rispetto ad altre realtà simili in Europa – ma anche in Svizzera, dove molte regioni stanno replicando quanto il Ticino ha fatto per primo e con successo con la Film Commission – la dotazione finanziaria a disposizione è molto minore. Certo compensiamo con professionalità e qualità dei servizi e bellezza e varietà del paesaggio, ma anche gli incentivi finanziari a copertura delle spese sul territorio giocano la loro parte».
Nel concreto, quali sono i vantaggi che questo strumento innovativo può apportare a sostegno di numerose attività economiche di diverso tipo e a favore della promozione territoriale e sociale e dell’immagine turistica di Mendrisio?
N.P.: «Se si considera che nello scorso quadriennio vi è stato un rapporto di quasi 1 franco a 7 fra quanto investito dalla Ticino Film Commission e quanto ritornato sul territorio, è facile immaginare come un film che verrà a girare a Mendrisio porterà vari benefici economici a numerose realtà: le troupe dovranno dormire e mangiare, si dovranno affittare luoghi in cui girare o organizzare camerini e ospitare i mezzi di produzione, si dovranno ingaggiare imprese per costruzioni di scenografie, per la sicurezza, per gli oggetti di scena o i costumi. Sono davvero molte e le attività economiche che potenzialmente verranno coinvolte. Oltre che, naturalmente, il marketing territoriale e turistico».
N.C.: «La popolazione poi potrà vedere come si fa un film, ospitare le produzioni e vedere la propria Città con nuovi occhi. Ne andrà fiera, si sentirà maggiormente coinvolta e l’immagine della regione girerà maggiormente. Non solo attraverso le pellicole ma anche attraverso i social di cast e crew, i backstage, i racconti di attori e registi ai festival. Io considero queste esperienze come positive e arricchenti per chi ospita e chi viene ospitato».
A chi sono specificatamente destinate le agevolazioni previste da questo fondo?
N.C.: «A tutte le produzioni indipendenti che si apprestano a girare un film di finzione, un documentario o una serie e che vogliono portare tutta o parte della produzione a Mendrisio. Volendo, possono anche decidere di girare (ad esempio) una scena a Chiasso, se però la troupe dorme in un hotel di Mendrisio o si avvarranno di costumi acquistati presso una sartoria della città potranno accedere al fondo».
Quali sono i criteri in base ai quali la Ticino Film Commission decide di erogare i suoi contributi?
N.P.: «Il criterio principale è l’indotto economico. Quanto una produzione prevede di spendere in servizi e prestazioni in realtà economiche di Mendrisio, come anche la visibilità positiva data al territorio. Il progetto è di politica economica e anche con la Città di Mendrisio è stato sviluppato in collaborazione con l’Ufficio di sviluppo economico, proprio come a livello cantonale».
N.C.: «Noi come Ticino Film Commission ci occuperemo prima di tutto di valutare i progetti, la loro solidità e il loro impatto. Quindi, prima di erogare i contributi, come già facciamo per i sostegni che diamo a livello cantonale, ci accerteremo che le spese sul territorio siano state effettivamente fatte. Inoltre, daremo un preavviso per ciò che riguarda l’impatto a livello turistico e di impegno di professionisti del settore: più un film porta valore aggiunto più sarà per noi interessante sostenerlo».
Dal suo osservatorio privilegiato quali sono le opportunità che il Ticino può sfruttare per affermarsi come luogo ideale dove fare cinema?
N.C.: «Io vedo il Ticino con gli occhi del regista e so quante opportunità creative e professionali questa regione mi ha regalato e continua a regalarmi. Qui posso raccontare storie di montagna e storie urbane, posso rifarmi al passato incredibile di una regione crocevia culturale e commerciale europeo e posso inventare qualcosa di mai visto attraverso strutture architettoniche e naturali uniche al mondo. E poi in Ticino abbiamo una particolarità che ci potrebbe aprire al mondo, non solo cinematografico: siamo mediterranei e continentali allo stesso tempo, abbiamo istituzioni, amministrazioni e cittadini precisi e affidabili ma non siamo troppo rigidi, in noi scorre sangue emozionale, appassionato. Sono elementi che combinati fanno della nostra regione qualcosa di affascinante per chi lavora con la creatività e l’arte ma allo stesso tempo ha a che fare con progetti di grande complessità economica, organizzativa e logistica».
N.P.: «Credo che l’esperienza della Ticino Film Commission – prima del suo genere in Svizzera – unita a quella di altre importanti realtà – come il Locarno Film Festival, il Palacinema quale aggregatore di competenze, il Conservatorio Internazionale Scienze Audiovisive (più conosciuto come CISA) e la nuova cattedra sul futuro del cinema e delle arti visive dell’Università della Svizzera Italiana – confermino la bontà di un indirizzo strategico imboccato ormai da qualche anno, vale a dire il settore dell’audiovisivo quale filiera di sviluppo economico cantonale e regionale. Un settore che però non può mai considerarsi arrivato, anzi, e sul quale occorre puntare con decisione per lo sviluppo socio-economico del nostro Cantone. E senza paura di investirci, anche per cavalcare positivamente – e non subire passivamente – il processo di digitalizzazione in atto».
Castelli, nella sua esperienza come regista ha già avuto modo o ha in programma di guardare al Ticino come scenario per la realizzazione di opere cinematografiche?
N.C.: «Certo. I miei due film di finzione sono stati pensati fin dalla sceneggiatura per essere girati principalmente in Ticino. Volevo mostrare la regione in cui sono nato con gli occhi di chi la vive, non con quelli del turista. E così ho cercato di fare assieme alla troupe artistica e i produttori dei miei film. Ho poi girato documentari, molti dei quali in Ticino, per raccontare alcune realtà interessanti da portare in superficie e che nel “piccolo” della nostra realtà sono interessanti anche per chi del Ticino non conosce nulla. Mostrare questi film nei cinque continenti è sempre stato appassionante; spesso a fine proiezioni qualcuno del pubblico si è avvicinato a me per dirmi come non conoscesse “questo lato della Svizzera”».